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SILENCIO CABARET

 
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Pro


Evento ricco di fascino, che mescola teatro, musica, poesia, burlesque e altre forme artistiche: da sperimentare per chi ami il cinema di David Lynch, ma anche per chiunque abbia voglia di una serata fuori dagli schemi.

Contro


Forse, gli spettatori più legati affettivamente al cinema di Lynch (ma anche a forme di narrativa più classica) avrebbero preferito una maggiore coesione tra i diversi numeri presenti.


In breve

Uno spettacolo che rende omaggio al cinema del regista David Lynch, attraverso una serie di numeri deliranti e onirici liberamente ispirati al suo immaginario. Senza soluzioni di continuità, si alternano sul palco le scene della Loggia Nera di Twin Peaks, le immagini del teatro misterioso di Mulholland Drive, i live kitsch e sensuali di Cuore Selvaggio e Velluto Blu. Il tutto si articola come un cabaret surreale, grottesco ed ironico, composto di musica, burlesque show, numeri di magia, poesia e molto altro…

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Posted 27 novembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Sul palco del 3:33 di Roma, locale “lynchiano” e nascosto della capitale, l’artista/performer Walter Forte ha messo in scena lo scorso venerdì 17 novembre il suo surreale cabaret ispirato al cinema del grande regista americano, già sperimentato e collaudato in occasione dell’uscita, lo scorso maggio, della nuova stagione di Twin PeaksÈ proprio l’iconica serie televisiva, croce e delizia per i fans del regista, acclamata e discussa in egual misura nella sua nuova, recentissima incarnazione, la protagonista principale (ma non unica) di ciò che abbiamo visto nel club romano: i cartonati dei più noti personaggi dello show (da Dale Cooper alla Signora Ceppo) ci accolgono in una scenografia che è già lynchiana in nuce, con una predominante rossa (ma la gamma cromatica dello spettacolo si amplierà in seguito) a dominare l’immagine della Loggia Nera che si staglia, digitale, sul palco.

Un palco, quello del 3:33, che accoglie presto una galleria di volti e corpi che stabiliscono, con le figure dell’opera di Lynch, legami a volte diretti, a volte frutto di associazioni mentali libere ma non per questo meno pressanti: dalla laurapalmeriana Vivì von Sternberg alle eleganti evoluzioni di un’inedita e sensuale Signora Ceppo impersonata da Sally Van Tassel; dalle ipnotiche voce e chitarra dell’artista Veronica “Lulurimmel” Tulli a un incredibile e mesmerico numero di magia dell’Elephant Wizard Matteo Gizzi. Il tutto, mescolato, alternato e a volte giustapposto nelle sue componenti, privo di un filo conduttore che non sia quello onirico dei sogni e delle visioni. Visioni che a volte cullano, a volte scuotono violentemente (come la danza della “lodge angel” Giuditta Sin), altre volte inquietano profondamente (gli uomini-coniglio di Inland Empire e della serie Rabbits, in un paio di numeri tra poesia e incubo).

Il contesto, quello di un luogo che ha dovuto adeguarsi giusto quel tanto necessario ad accogliere il singolare evento: dal buffet a base di twinpeaksian food (le ciambelle tanto gradite all’agente Cooper, le “mini cherry pies”, e altro cibo a tema) a un’area separata con un tatuatore professionista, oltre a una riproduzione a grandezza naturale di quella figura che l’immaginario collettivo ricorda, principalmente, come corpo senza vita (quella di Laura Palmer), e a immagini e gadget ispirati alla serie televisiva (dai classici magneti da frigo alle scatolette di fiammiferi personalizzate). Un’occasione per un’immersione pressoché totale in un universo altro, in cui tuttavia una fascia di pubblico si è potuta sentire singolarmente (ma tutt’altro che incomprensibilmente) a casa.

 

PRO

L’evento, per tutti gli appassionati del cinema di David Lynch, ma anche per chiunque voglia semplicemente passare una serata capitolina fuori dagli schemi (e, in gran parte, dal tempo) è decisamente da sperimentare. Più che di teatro, musica, poesia o burlesque, si tratta di un riuscito e singolare ibrido tra tutte queste forme artistiche, col filo conduttore rappresentato da un immaginario unico, debordante e composito come quello lynchiano. Facile farsi trasportare dalle performance visivo-sonore degli artisti presenti, facile entrare nel mood giusto grazie anche alla felice scelta del luogo. Un’esperienza sicuramente singolare, sensuale e sanguigna allo stesso tempo, che riesce a rendere omaggio all’immaginario di un artista senza riprodurne pedissequamente le visioni.

CONTRO

Si potrebbe obiettare che i lynchiani “duri e puri” avrebbero forse preferito una maggiore coesione, un più esplicito filo conduttore tra i vari numeri presenti. Ma è anche da dire che, probabilmente, costruire una qualsiasi “narrativa” in un evento del genere gli avrebbe fatto perdere qualcosa in termini di spontaneità. Inoltre, il cinema di Lynch più recente si allontana sempre più (e la stessa, nuova Twin Peaks ne è prova) dall’idea di narratività classica e in senso stretto: in fondo, una serie di visioni prive di un legame forte tra loro può essere considerato, in questo senso, il modo migliore di rendervi omaggio.

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Marco Minniti

 
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