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SHERLOCK HOLMES E IL MASTINO DEI BASKERVILLE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Cast
 
 
 
 
 


 
Musiche
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


User Rating
4 total ratings

 

Pro


Visivamente e musicalmente ricco, ben interpretato, rende bene il mix di suggestioni del romanzo originale.

Contro


Qualche passaggio narrativo non chiarissimo, scarsa integrazione degli accenni di musical nel tessuto della trama.


In breve

Al 221B di Baker Street si presenta un misterioso individuo, con un caso ai limiti del sovrannaturale: il dottor James Mortimer, medico e uomo di scienza, è infatti convinto che la morte del suo paziente e amico, sir Charles Baskerville, sia opera di una creatura demoniaca. L’anziano uomo, discendente di un’antica famiglia, è stato infatti trovato morto nel cuore della notte, nella sua tenuta della brughiera del Dartmoor, apparentemente sopraffatto da un indicibile spavento. La sua fine rimanda a quella che sarebbe un’antica maledizione gravante sulla famiglia: due secoli prima, infatti, il malvagio Hugo Baskerville sarebbe stato ucciso da un enorme mastino, mentre stava inseguendo una donna da lui presa prigioniera. Da allora, apparentemente, tutti gli eredi maschi della famiglia Baskerville avrebbero trovato una fine violenta. Sherlock Holmes, incapace di credere alla natura sovrannaturale del caso, incarica il fidato Watson di recarsi nella tenuta, insieme a Mortimer e all’erede di sir Charles, Henry. Qui, il medico e amico dell’investigatore si ritrova immerso in una lugubre atmosfera, mentre gli ululati che scuotono la brughiera, di notte, finiscono per dar forza alla veridicità della leggenda…

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Posted 22 febbraio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Classico della letteratura gialla, più volte trasposto (e parodiato) dal cinema e dalla televisione, Sherlock Holmes e il mastino dei Baskerville approda ora (dal 4 febbraio al 20 marzo) sul palcoscenico del Teatro Stabile del Giallo. Un’interpretazione, quella portata in scena dalla regista Anna Masullo, che opta per la fedeltà nell’intreccio al testo originale di Arthur Conan Doyle, tra le più significative storie del detective di Baker Street: e che, del romanzo di Doyle, ripropone il significativo mix tra mistero, umani segreti e suggestioni sovrannaturali, humour british e atmosfere gotiche. Laddove l’ultimo allestimento che aveva calcato le scene del teatro romano, il recente La donna che visse due volte, optava per l’essenzialità nella messa in scena, lo spettacolo della Masullo sceglie la strada opposta: Il mastino dei Baskerville è infatti uno spettacolo visivamente e musicalmente ricco, non tanto negli elementi scenografici (pochi e riproposti, con minime variazioni, lungo tutto lo spettacolo) quanto nei giochi di luce, nelle coreografie e nell’importanza dell’elemento sonoro.

Costellata di segmenti che sfiorano il musical, la pièce propone (fin dal prologo) una lettura del personaggio chiaramente influenzata dall’interpretazione che ne ha dato di recente il cinema, nei due film diretti da Guy Ritchie e interpretati da Robert Downey Jr. Lo Sherlock Holmes col volto di Alessandro Parise è infatti un uomo tormentato dalla dipendenza da droghe, incapace di placare la fame di una mente e di un corpo iperattivi, che vogliono tornare in azione. Bramando i loro naturali, rispettivi cibi, ovvero un caso da risolvere e degli avversari con cui scontrarsi. Un’interpretazione coscientemente lontana da quella borghese e ingessata che, dagli anni ’30 in poi, fu tramandata dai film interpretati da Basil Rathbone. A circondare il protagonista (e i suoi comprimari, tra cui si segnala il Watson di Mauro Racanati e la bravissima Claudia Guidi) un elaborato allestimento di cromatismi, giochi di luce e suoni, momenti onirici, arricchiti da sequenze filmate e animate, proiettate sulla porta frontale a rappresentare i pensieri (o gli incubi) dei protagonisti.

PRO

Della storia originale, classico senza tempo del mistery, lo spettacolo di Anna Masullo cattura bene l’insieme di suggestioni, sospese tra il razionalismo primo-novecentesco (di cui il personaggio di Holmes rappresentava tra i più degni emblemi) e le coloriture gotiche del periodo immediatamente precedente, riproposte dalla ricchezza degli elementi audiovisivi. Un mix che coglie certamente nel segno, con al centro un personaggio che è insieme istinto e analisi, fascio di nervi e prontezza deduttiva, corpo inquieto e mente costantemente in movimento. Una lettura che, nell’interpretazione di Parise (anche fisicamente debitrice a quella di Downey Jr.) rende certamente giustizia al personaggio di Conan Doyle, aggiornandolo intelligentemente allo spirito dei tempi. La ricchezza audiovisiva dello spettacolo non è mai gratuita, ma sempre tesa a sottolineare le atmosfere (di volta in volta più oniriche, cupe o tendenti all’humour nero) di cui la vicenda si colora. Una menzione di merito va fatta anche all’interpretazione di Claudia Guidi, che rende bene il carattere, insieme fragile ed enigmatico, del suo personaggio.

CONTRO

Nelle due ore di durata della pièce, in un intreccio dai frequenti salti di luogo e di tempo, non tutti i passaggi narrativi (riproposti nello stretto spazio del palcoscenico) risultano gestiti al meglio: ne è un esempio l’ellisse iniziale, difettosa soprattutto a livello di chiarezza, che lascia al racconto successivo la descrizione dell’episodio dell’inseguimento di Sir Henry. Va sottolineata inoltre un’integrazione non proprio perfetta degli elementi più tendenti al musical (sottolineati dalla buona fisicità del protagonista) col resto dello spettacolo; confinati come sono, questi, ai frangenti iniziale e finale della pièce. Va infine rimarcato (ma questo non è in sé un difetto, quanto piuttosto un avviso allo spettatore) come il ritmo dei dialoghi, e la complessità della trama, rendano necessario un livello di attenzione costante: probabilmente maggiore di quello richiesto dalla stessa vicenda nella sua versione cartacea, e in quelle cinematografiche e televisive.

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Marco Minniti

 
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