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SERGIO RUBINI: UNA SERA DELITTO, UNA SERA CASTIGO

 
una sera delitto una sera castigo
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In breve

Torna in teatro Sergio Rubini firmando la regia di “Una sera Delitto una sera Castigo” dal romanzo Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij, dal 3 – 14 DICEMBRE 2014, al Teatro Argot Studio di Roma, in occasione dei trent’anni di attività dello storico spazio di Trastevere.
In scena lo stesso Sergio Rubini insieme a Pier Giorgio Bellocchio.

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Posted 27 novembre 2014 by

 
Recensione completa
 
 

 Trent’anni dopo la sua prima regia al Teatro Argot Studio dello spettacolo cult “Italia – Germania 4 a 3” di Umberto Marino, al quale parteciparono i giovanissimi Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Ennio Coltorti, Mattia Sbragia, Sergio Rubini torna al Teatro Argot Studio. Grazie al recente incontro con Pier Giorgio Bellocchio i due, come per riunire il cerchio del prima e del dopo, decidono di incontrarsi sullo stesso palcoscenico per ricordare insieme i trent’anni di attività dello storico spazio trasteverino. Per l’occasione e per la prima volta a Roma, in esclusiva per Argot Studio, va in scena dal 3 al 14 dicembre 2014, lo spettacolo “Una sera Delitto una sera Castigo” per la regia di Sergio Rubini. Attraverso le voci di Pier Giorgio Bellocchio e Sergio Rubini il pubblico sarà condotto in un viaggio tra i capitoli di uno dei più grandi romanzi mai scritti. In occasione di questo significativo evento romano le foto di scena saranno a cura di Marco Delogu, fotografo, direttore del festival di FotoGrafia e tra i fondatori del Teatro Argot Studio.

Sul Teatro Argot Studio: Pier Giorgio Bellocchio: “Sono entrato per la prima volta in questo spazio all’età di quindici anni a vedere il primo spettacolo della mia vita, dopo tanti anni questo luogo riesce ancora ad essere un luogo della sperimentazione, se non l’unico su Roma”.

Marco Delogu: “Il Teatro Argot Studio fin dalla sua nascita ha rappresentato la libertà cambiando profondamente la mia vita, ancora oggi quando si affacciano progetti interessanti sono felice di collaborare”.

Sergio Rubini: “Ho scelto di tornare in questo spazio per la sua particolarità: partecipare a uno spettacolo qui  vuole dire prendere parte autenticamente a un evento; all’Argot non ci si capita, devi venirci appositamente ed e’ questo che rende ancora più significativa l’esperienza teatrale”.

Vertigine e disagio accompagnano il lettore di Delitto e Castigo. La vertigine di essere finiti dentro l’ossessione di una voce che individua nell’omicidio la propria e unica affermazione di esistenza. Il disagio di quella voce che annaspa di fronte al dubbio di non essere pienamente all’altezza del compito che si è prefissa.

E quindi il delitto come specchio del proprio limite e orizzonte necessario da superare per l’autoaffermazione del sé. Un conflitto che crea una febbre, una scissione, uno sdoppiamento; un omicidio che produce un castigo, un’arma a doppio taglio.  Come è la scrittura del romanzo, dove  la realtà, attraverso il racconto in terza persona, è continuamente interrotta e aggredita  dalla voce pensiero, in prima, del protagonista. 

Ed è proprio questa natura bitonale di Delitto e Castigo a suggerire la possibilità di portarlo in scena attraverso una lettura a due voci, divisa in due serate.

La scelta dei brani ha come obiettivo riprodurre uno stato d’animo piuttosto che la ricostruzione fedele e cronologica della storia. E quindi una lettura che cerchi di “suggerire” una realtà, come fosse quella di un sogno, dove è l’arrivo improvviso di un suono, un rumore di passi, una lama di luce, un grido, a rendere tutto reale. Una chiave sensoriale con cui penetrare nell’oscurità di Delitto e Castigo e rimanerne invischiati.

Nella sera del Delitto, i brani avranno a che fare direttamente con l’omicidio – non necessariamente stralciati dalla prima parte del romanzo, l’eco del crimine s’affaccia ovunque nel racconto. Così come nella sera del Castigo, non solo il groviglio paranoico che deriva dall’aver ucciso ma anche lo stato che ne ha generato la “soluzione”. D’altronde il rapporto di causalità suggerito dal titolo secondo cui è il Delitto a generare il Castigo viene ribaltato da Dostoevskij fin dalle prime battute del romanzo: non è forse dalla pena che nasce per Raskol’nikov la necessità di uccidere?”  (Sergio Rubini)


Redazione

 
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