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RECENSIONE: BRACHETTI CHE SORPRESA! AL SISTINA

 
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In breve

Magia, illusionismo e trasformismo arricchiscono ora il calendario, peraltro già nutrito, del teatro Sistina e questo esattamente dal 10 al 26 aprile con “Brachetti che sorpresa!”. Un varietà magico che ha stupito il pubblico di ben 70 città italiane registrando oltre 90.000 spettatori.

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Posted 19 aprile 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo aver ammaliato milioni di spettatori  in giro per l’Italia Arturo Brachetti approda al Sistina portando con sé un nutrito bagaglio, una valigia rossa piena dei suoi ricordi e delle sue speranze. Peccato però che tale valigia venga immediatamente persa in un luogo che potrebbe assomigliare ad un deposito bagagli di un aeroporto internazionale, oppure ad un negozio di cianfrusaglie di tutti i tipi, sebbene a ben vedere, tali oggetti siano alla fine tutte valige. Insomma un luogo decisamente misterioso e pieno di oggetti che raccontano storie di cento e più viaggi, ma ad Arturo in realtà interessa solo la sua storia. Disperato cerca ovunque la sua valigia rossa, una specie di piccola soffitta dove ha accumulato e ripiegato, “messo via un po’ di cose” come direbbe Ligabue. In suo soccorso arriva Kevin Michael Moore, che interpreta 328328, guida di Brachetti in questo viaggio e ovviamente suo alter ego che cerca di accompagnarlo nel suo nuovo e ignoto cammino verso la maturità, verso se stesso. Ecco dunque che ben presto lo spettacolo acquista i toni di un viaggio di “conoscenza di se stesso” dove le diverse figure che escono dalla valigia rossa non sono altro che parti dello stesso Arturo. Sono diverse fasi della sua vita e diversi aspetti della sua personalità, quattro per l’esattezza che acquistano forma reale e si esibiscono sul palcoscenico e trasformando lo spettacolo dal semplice “one man show” in qualcosa di ben più complesso e di ampio respiro.

Ad Arturo però tutto questo non è assolutamente chiaro e così si prodiga alla ricerca dell’agognata valigia rossa arrivando a contattare telefonicamente i paesi di tutto il mondo, un ottimo pretesto per trasformarsi in pochi secondi e assumere le vesti e la parlata di questo o quel personaggio. Ecco sulla scena russi, indiani, francesi, cinesi e via discorrendo il tutto ad una velocità impressionante che stupisce il pubblico, ma ben presto il ritmo viene spezzato e rallentato quando entrano gli altri personaggi il cui compito sembra proprio quello di alleggerire i toni e permettere al pubblico un periodo di pausa tra un’apparizione e l’altra di Arturo.

Vi è dunque un alternarsi continuo di ritmi da quello mozzafiato di Arturo a quello più lento e godereccio degli altri quattro artisti che si alternano sul palcoscenico mostrando una sua precipua  magia.  Inizia  la “Giovinezza” di Arturo,  interpretata da Luca Bono, “l’enfant prodige della magia”, che si esibisce in giochi di illusionismo e di prestidigitazione facendo apparire colombe da semplici pezzi di stoffa bianca.  A seguire il duo comico di Luca&Tino che fanno la parte degli idioti, mostrando trucchi e movenze un  po’ clownesche cui si aggiunge e sostituisce infine Francesco Scinemi, che rappresenta la parte più bassa e terrestre di Arturo, quella dominata dagli istinti primari come la fame, tanto da arrivare a tentare di cannibalizzare….

PRO

Sul palcoscenico si alternano luci ed ombre, da spettacoli di mangia e prestidigitazione, a trasformismi ad ombre cinesi, fino al fumetto western che lascia il posto all’emozionante sand painting ovvero disegni sulla sabbia, il tutto sotto l’occhio attento del regista Davide Calabrese, uno dei componenti del gruppo comico-musicale e teatrale degli Oblivion.

Tecnologia all’avanguardia,  una scenografia che potrebbe essere ovunque e al tempo stesso in nessun luogo, una vis comica più che abbondante rendono “Brachetti che Sorpresa!” uno spettacolo decisamente da non perdere.

CONTRO

Lo spettacolo seppur architettonicamente semplice a livello di sceneggiatura è comunque decisamente apprezzabile grazie agli effetti speciali come l’utilizzo del laser, ai vari trucchi di magia, ma forse manca qualcosa o meglio qualcosa rompe il meccanismo unico nel suo genere, ed è il ritmo a singhiozzo. Quando Arturo è in scena il ritmo diventa veloce, quasi una macchina da guerra fra mille apparizioni e cambi di costume, quando invece salgono sul palco gli altri artisti nonché sue personalità il ritmo rallenta lasciando allo spettatore un po’ di delusione, sebbene questo sia dovuto anche ad uno studio legato ai tempi di “concentrazione “ delle persone.

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Federica Di Bartolo

 
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