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METAMORFOSYS.0

 
METAMORFOSYS2
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Scheda
 

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Musiche
 
 
 
 
 


 
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Pro


Spettacolo magnetico, pura performance art frutto di una sinergia ossessiva, eppure ricca di fascino, tra sincopate movenze corporali, musica e suoni.

Contro


Chi amasse soltanto il teatro narrativo farebbe bene a starne lontano. La carica erotica di molte parti della performance (oltre alla sua stessa natura simbolica e astratta) la rende inadatta a un pubblico giovanissimo.


In breve

Il mito ovidiano viene ripercorso in una mutata forma, in una riscrittura scenica performativa, raccontando una nuova genesi dell’umanità proiettata in una delle possibili dimensione del futuro prossimo, quello in cui la realtà fenomenica soccombe alla sua immagine virtuale affidata alla Rete. L’evoluzione tecnologica nella postmodernità ha portato l’Uomo ad affidare alla Rete non solo informazioni, dati statistici e numerici, ma l’intero Sapere comune. E sempre più pensieri, ricordi, segreti, relazioni e sentimenti che in rete scambiamo o custodiamo. “Memoria” è, nell’ipotetico futuro prossimo, l’unità centrale che conserva i nostri dati, ciò che siamo e la Storia che abbiamo costruito in immateriali e adimensionali impulsi di energia. Antiempatici, i nuovi esseri sono schiavi della connessione, attraverso la quale ricercano un’identità e un senso all’esistenza. Memoria è nell’ipotetico futuro la loro divinità, che li ricomprende e li nutre. Deucalione e Pirra, primi esseri umani nel mito ovidiano, rinascono in una nuova forma per confrontarsi ancora con il loro creatore nella disperata ricerca di una coscienza di sé e del mondo, per dare finalmente ragione e senso all’essere.

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Posted 12 settembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

La compagnia romana TLAB, reinterpretando in chiave di performance art il mito di Ovidio, propone con METAMORFOSYS.0 quella che è forse l’opera più radicale vista finora sui palchi del Roma Fringe Festival. Il titolo, con quella sorta di postambolo “informatico”, è in questo senso esplicito: lo spettacolo mette in scena una sorta di simbolica rinascita per il genere umano, una genesi nuova e mutata (a causa del potere pervasivo delle tecnologie) di cui ciò che vediamo rappresenta, appunto, l’atto zero. Quattro attori, movenze ora sinuose, ora sincopate e meccanizzate, l’atto sessuale mimato in modo automatico e robotico, una voce fuori campo (quella del dio Memoria) a intervenire e dettare un possibile (non) senso. Si rinasce, nella società interconnessa ed interdipendente, come entità prive di storia, alla ricerca di un senso e di una direzione all’esistenza: ma la fallace connessione reciproca favorisce in realtà l’atomizzazione, e il vagare reiterato e solipsistico in uno spazio costretto, incapaci di “toccarsi” davvero. La mutazione ultima, con la propria riscoperta animalità potrà forse favorire un vero recupero dell’individualità, non disgiunto dalla capacità empatica.

PRO

Il mito ovidiano rinasce su un palcoscenico scarno e illuminato da luci tanto fredde quanto vuole esserlo la temperatura dello spettacolo, trasformato in una lunga performance priva di dialoghi, in cui l’ossessiva alternanza di musica e rumori detta il tempo a inquiete e ripetute evoluzioni. La danza diviene ossessiva ricerca di un sé (ri)nato ma dimentico della propria storia; mentre frammenti di immaginari in collisione si mescolano nella fisicità meccanizzata della performance, dalle materiali suggestioni di 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, a schegge di poetica cyberpunk, dai bossoli di tanta science fiction cinematografica a vesti e acconciature da romanzo gotico ottocentesco. I personaggi non hanno voce (le loro bocche aperte emettono lamenti amplificati dal commento sonoro) ma ci si può agevolmente abbandonare all’ipnotico ritmo dello spettacolo, alla pura sinergia di musica e movenze, all’inquietante magnetismo del quadro d’insieme. La ricerca di un senso e di una chiave di lettura può arrivare semmai in un secondo (e non meno importante) momento.

CONTRO

Da quanto scritto finora, dovrebbe essere chiaro che lo spettacolo potrebbe non essere (e probabilmente non sarà) apprezzato da chi ami esclusivamente il teatro narrativo. Siamo di fronte a quella che è pura performance art, tanto astratta quanto carica di sensuale fisicità. Va sottolineato inoltre (ma questa, più che un “contro”, è una precisazione per una potenziale fascia di spettatori) che l’esplicita valenza erotica di molte parti della performance rende lo spettacolo inadatto a spettatori molto giovani: non parliamo di adolescenti, per i quali la performance potrebbe anzi rappresentare una visione stimolante e foriera di riflessioni, ma della fascia di età immediatamente precedente.


Marco Minniti

 
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