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LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Cast
 
 
 
 
 


 
Musiche
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Versione essenziale ma affascinante, ricca di atmosfera e ben recitata, di un capolavoro del cinema.

Contro


Qualche piccolo errore in alcuni passaggi di recitazione, alcune mancate sottolineature dei riferimenti di luogo nei dialoghi.


In breve

John “Scotty” Ferguson, poliziotto e avvocato, lascia la polizia di San Francisco a causa di un peso che si porta dentro. L’uomo, infatti, vide un collega precipitare nel vuoto dopo un inseguimento sui tetti della città, ma fu incapace di aiutarlo perché sofferente di vertigini. Quando viene avvicinato da un suo ex compagno di college, Gavin Elster, che gli chiede di tenere d’occhio sua moglie, John pensa a una tipica faccenda di tradimento: ma, in realtà, Gavin è convinto che sua moglie Madeleine sia minacciata dal fantasma della bisnonna Carlotta, morta suicida un secolo prima. Madeleine sembra infatti vittima di strane ossessioni e di momenti di totale identificazione con l’antenata defunta, durante i quali perde del tutto coscienza di sé. Quando John salva la donna da un tentativo di suicidio, i due finiscono per innamorarsi l’uno dell’altra; ma l’amicizia di John con Gavin, la sua mai sopita ossessione per le altezze, e l’inquietante fantasma (vero o immaginario) di Carlotta, metteranno duramente a repentaglio il loro rapporto.

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Posted 14 dicembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Tra i più significativi film di Alfred Hitchcock, pregno di motivi e suggestioni psicanalitiche, capolavoro del thriller capace di riflettere sull’identità, sulla menzogna e sui rispettivi confini, La donna che visse due volte è stato più volte adattato (anche) per il palcoscenico: ultima versione in ordine di tempo, questa allestita dal regista Raffaele Castria, in scena al Teatro Stabile del Giallo di Roma dal 5 dicembre al 24 gennaio 2016. Pur se nominalmente ispirato al romanzo omonimo di Thomas Narcejac e Pierre Boileau, lo spettacolo si ricollega infatti direttamente alla lettura che ne diede il cineasta inglese: a partire dall’ambientazione californiana negli anni ’50 (in luogo di quella francese di un decennio prima) per proseguire con una fondamentale svolta narrativa giunta a metà della trama, attraverso la quale il regista britannico esplorava il motivo psicologico del doppio, tra i suoi temi ricorrenti.

Per portare a teatro la vicenda di Scotty e del suo inquietante amore per Madeleine/Judy, Castria sceglie un allestimento all’insegna dell’essenzialità: uno sfondo nero e una pedana su tre gradini, narrativamente riadattata a seconda delle esigenze, l’uso delle luci e del buio col quasi esclusivo scopo di sottolineare i cambi di scena, una serie di pannelli mobili che allargano, restringono o suddividono lo spazio dell’azione, coerentemente con i diversi ambienti in cui la vicenda si svolge. Laddove l’essenziale scenografia non fosse sufficiente, intervengono immagini proiettate (il quadro, il bosco di sequoie) a contestualizzare meglio le scene e a sottolinearne componenti significative. Alcune delle immagini originali del film, unitamente a brani della colonna sonora di Bernard Herrmann, vanno inoltre ad integrarsi con alcuni passaggi fondamentali della trama (tra questi, la depressione del protagonista e le sue visioni). Il resto del peso della storia, e delle sue evoluzioni, è caricato sul cast, guidato dai due protagonisti Stefano Quatrosi e Linda Manganelli (nei ruoli che, sullo schermo, furono di James Stewart e Kim Novac).

PRO

A quasi un sessantennio dalla sua apparizione sullo schermo, trasposto su un diverso medium, La donna che visse due volte non cessa di esercitare la sua irresistibile malìa. Un fascino derivato dalla felice sintesi di thriller, riflessione introspettiva e psicanalitica, cupa love story che sfiora (e a volte sembra superare) i confini del sovrannaturale, che Hitchcock portò magistralmente al cinema. Rifacendosi alla sua versione filmata, Raffaele Castria riesce a conservarne le suggestioni scegliendo di sfrondarne il più possibile le componenti visive, ricollegandosi direttamente alla sua primigenia matrice psicologica, lasciando allo spettatore (e a un’immaginazione opportunamente stimolata) il compito di ricostruirne i riferimenti contestuali. L’operazione, grazie anche ad un uso intelligente e mai invasivo del commento sonoro, sostanzialmente raggiunge il suo scopo: merito di due interpreti efficaci e dall’evidente esperienza, tra i quali sottolineeremmo l’obliqua e intensa prova di Linda Manganelli (che non fa pesare l’evidente differenza di età col suo personaggio). Reimmaginare i dettagli di una vicenda che gioca proprio sulla costruzione mentale dell’immagine (e sulla sua integrazione con la visione) gran parte della sua essenza, si rivela per lo spettatore operazione semplice e quasi naturale.

CONTRO

Al suo primo allestimento sul palco del teatro romano, lo spettacolo mostra ancora qualche dettaglio da registrare, in primis in alcuni errori (comprensibili, non tali da guastarne in modo sostanziale la resa) nella prova del protagonista Stefano Quatrosi. Sbavature che verranno comunque, probabilmente, corrette nelle successive repliche. Non tutto funziona al meglio, inoltre, nella gestione dei frequenti cambi di scena, e nell’esplicitazione dei riferimenti di luogo nei dialoghi (che in alcuni casi – pochi, invero – non aiutano a contestualizzare al meglio i diversi episodi).

Si può inoltre sottolineare (ma questa è una considerazione di carattere più generale) che quegli spettatori abituati a spettacoli dalla matrice più esplicita, con un uso massiccio delle scenografie e degli effetti di luce, potrebbero restare perplessi dall’approccio all’insegna dell’essenzialità, e dall’impatto puramente narrativo e di recitazione, che contraddistinguono questo spettacolo.


Marco Minniti

 
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