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GATTA CI COVA!

 
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In breve

Guarneri ne fa, oggi, il racconto poeticissimo di una sconfitta, ma anche di una possibile rivincita. Muove, nella fantasia dello spazio scenico, il suo proprio corpo e quello più vasto della Compagnia, in una bizzarra epifania della menzogna e della verità.

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Posted 11 dicembre 2014 by

 
Recensione completa
 
 

Dal 6 al 21 dicembre 2014 è in scena al teatro Umberto “Gatta ci cova!” di Antonino Russo Giusti con la regia di Antonello Capodici.

Il ricco, ma sempliciotto, proprietario terriero  patron Isidoro  è preso di mira dalla sua abile e furba sorellastra  ‘Ntonia;  la quale, abilmente consigliata da astuti legali, riesce a carpirgli la donazione di tutte le sue proprietà, in cambio di una vana quanto generica promessa di “possesso in vita”.  Quando Isidoro  si accorge del tranello in cui è caduto, cerca di rendere nullo l’atto che ha sottoscritto invocando l’art. 1083 del Codice Civile: adozione o legittimazione di un figlio.

Nella sua fattoria vi è infatti una ragazza, Vanna, figlia della “massara” ‘gna Mena, incinta del fidanzato, nel frattempo morto. Il padrone è deciso a sposarla e a riconoscerne il figlio. La lite è sospesa fino al giorno decisivo della nascita del bimbo. Purtroppo il bambino nasce morto e il povero proprietario, ormai sconfitto, abbandona immediatamente le sue terre. Ma qualcuno lo raggiunge per richiamarlo indietro, annunciandogli la vittoria. La ragazza ha dato alla luce un secondo bambino, un gemello vivo e vitale. Il brav’uomo la sposa, ne legittima il figlio rientrando, così, nell’incontrastato possesso della sua proprietà.

Note:

Cavallo di battaglia dei più grandi interpreti del Novecento (primo fra tutti Angelo Musco) ecco una sorprendente rilettura della ormai “proverbiale” vicenda dell’ingenuo Patron Isidoro e della – di lui – terribile sorellastra Antonia: la vicenda ingarbugliata di una donazione (in vero più estorta che spontanea)  come miccia di una pirotecnica girandola di fragorose risate, ma anche di piccoli  guai e grandi miserie. Non solo materiali.

Anche questa produzione insegue l’obbligo del rinnovamento, com’è naturale per qualsiasi classico teatrale. Ritrova, nelle idee nuove della Regia e nel magistero del suo Protagonista, una leggerezza e una grazia che, nelle varie interpretazioni più o meno storiche, si era cristallizzata nella maniera. Una sorta di contenitore di “gags” estemporanee, sempre più distante dalla profonda ed intelligente ironia del testo originario.


Redazione

 
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