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ALBERTO, VERONICA E ME

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Cast
 
 
 
 
 


 
Musiche
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Dinamico, senza cadute di ritmo, interpreti efficaci ed affiatati.

Contro


La commedia non dice, e non vuole dire, nulla di nuovo, rifacendosi a una tradizione ben codificata.


In breve

Leonardo ha 40 anni, è single e vive in un quartiere borghese di Roma. Lui è felice della sua condizione, ma sua sorella Rita non la pensa allo stesso modo: la donna, infatti, continua a piombargli in casa nei momenti meno opportuni, intromettendosi nella sua vita e ripetendogli in continuazione la fatidica domanda: “Ma quando ti sposi?” Una serie di circostanze fortuite, e la contemporanea visita in casa di Rita e dell’amico Alberto, porteranno la donna a una perentoria conclusione: suo fratello è gay. In realtà, Alberto ha il cuore spezzato per l’abbandono da parte di Veronica, bellissima escort per cui l’uomo ha perso la testa, e messo a rischio il suo matrimonio. Alberto cerca conforto e sostegno da parte dell’amico, chiedendogli anche di contattare la prostituta per suo conto. Quando Leonardo accetta, controvoglia, di telefonare a Veronica da casa sua, si innesca una reazione a catena che porterà nell’appartamento tanto Bianca, moglie tradita di Alberto, quanto la stessa escort, in una serie esilarante di scontri ed equivoci…

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Posted 18 novembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Si rifà al genere della commedia degli equivoci, questo Alberto, Veronica e me, nuovo spettacolo della compagnia InControscena di Roma, in scena dal 17 novembre al 6 dicembre al Teatro Agorà. Un canovaccio collaudato e sperimentato, che tuttavia, nella visione dell’autore e regista Giuseppe Talarico, si colora di una tipica romanità di fondo, evidente nelle interazioni dei personaggi, e in special modo nei duetti tra i due protagonisti principali. I divertenti scontri verbali tra Leonardo e Veronica sono espressione di due mondi che collidono: quello di una borghesia progressista che è eterna adolescente (e che tuttavia fatica a reggere i colpi della modernità, tra un bicchierino di whisky e una tazza di camomilla) e quella di un mondo di borgata che delle sue origini ha conservato la schiettezza, la sanguigna vitalità, la (in)sana invadenza.

Intorno a queste due emblematiche figure, personaggi che sono altrettanti “tipi”, efficacemente sintetizzati dal copione: dall’amico fragile e insoddisfatto della routine familiare, sul punto di gettare via tutto per un amore solo immaginato, alla di lui moglie, insicura ed errante; dall’ingenuo e caricaturale cognato (che esprime in versi anche gli aspetti più prosaici dell’esistenza) alla stessa escort, emblema di un sogno tanto perfetto quanto economicamente quantificabile. Gli inevitabili incontri e scontri, tra porte che si aprono e chiudono, celando bugie e favorendo esilaranti malintesi, condurranno comunque a una qualche ricomposizione. Sempre precaria, ma con i piedi piantati un po’ più a fondo in terra, per tutti.

PRO

Lo spettacolo di Talarico ha ritmo e dinamicità, e si affida all’affiatamento di un gruppo di interpreti evidentemente esperti e collaudati. I duetti tra lo stesso autore, che dà il volto al protagonista Leonardo, e la vulcanica sorella interpretata da Serena Farnesi, rappresentano tra le parti più riuscite ed efficaci dello show. La commedia, più in generale, mostra uno sguardo divertito su una modernità caotica, magma di mondi (sintetizzati da ognuno dei personaggi) che entrano in conflitto nel ristretto spazio di un appartamento; con un’attitudine lieve, ma non semplicistica o priva di empatia. La Bianca interpretata da Letizia Barone Ricciardelli, il Natalino poeta sopra le righe col volto di Claudio Boschi, l’amico col cuore spezzato di Flavio Ciancio e la raffinata escort interpretata da Lucia Rossi (new entry nella compagnia) compongono un quadro che intrattiene con mestiere, senza sostanziali cadute di ritmo. Il gusto retrò della scenografia si rivela decisamente piacevole, anche laddove contrasta con alcune interessanti soluzioni di illuminazione (ne è un esempio la significativa, e grottesca, scena di un bacio).

CONTRO

Alberto, Veronica e me è uno spettacolo che non dice, e non vuole dire, nulla di sostanzialmente nuovo, rifacendosi a modelli noti e codificati. Chi si aspetti la sperimentazione, dovrebbe ovviamente rivolgere il suo sguardo altrove. I “tipi” rappresentati dai personaggi mostrano, ovviamente, un certo grado di semplificazione, funzionale alla loro resa narrativa e scenica: l’approccio è a volte caricaturale, spesso sopra le righe, ma quasi mai gratuitamente stereotipato. Chi si approcciasse alla commedia senza conoscerne le caratteristiche, comunque, dovrebbe tenere a mente che si tratta di un prodotto di intrattenimento, in cui la caratterizzazione dei personaggi non vuole avere pretese di spaccato sociologico.

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Marco Minniti

 
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