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Gli anni d’oro del cinema italiano nel racconto per immagini di un grande fotografo
Al Museo di Roma in Trastevere, dal 23 gennaio all’8 marzo 2015, una mostra fotografica racconta il cinema e la società italiana degli anni ’60 attraverso le immagini del grande fotoreporter e fotografo Rodrigo Pais.
Una sezione speciale sarà dedicata all’indimenticabile Virna Lisi

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Posted 25 gennaio 2015 by

 
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Rodrigo Pais nacque a Roma il 28 settembre 1930. Iniziò fin da giovanissimo a fare i lavori più disparati: sciuscià, cappellaio, garzone di barbiere. Nel 1946 iniziò a lavorare come stampatore nel laboratorio fotografico Binazzi e Lombardini. Dopo anni di gavetta, la passione per la fotografia e la politica lo portarono nel 1950 a diventare fotoreporter per il settimanale Vie Nuove. Dal 1954 iniziò la collaborazione come fotoreporter di primo piano con L’Unità (per cui lavorò dal giugno 1977 al febbraio 1983) e Paese Sera. Collaborò anche con altri quotidiani fra i quali il Corriere della Sera, il Corriere d’informazione e La Stampa. Con Giorgio Sartarelli fondò l’Agenzia Pais e Sartarelli che fino al 1972, anno dello scioglimento, è stata una delle più note e apprezzate sia in Italia che all’estero. La sua attività professionale di fotoreporter durò più di cinquant’anni e si  concluse nel 1998. Morì a Roma il 9 marzo 2007. Fotografo fra i migliori del dopoguerra, ci ha lasciato un archivio di quasi 400.000 fotografie fra stampe e negativi in bianco e nero e a colori che lui stesso ha catalogato secondo il doppio criterio cronologico e per argomenti.

Come ha spiegato Guido Gambetta: “ L’avventura di costruire la mostra, che ho condiviso con il fotografo e regista Salvatore Mirabella, con Glenda Furini, Ilaria Genovese e la consulenza di Cristina Bragaglia, è stata entusiasmante anche se non sempre facile. Naturalmente la mostra non vuole (né sarebbe possibile per qualsiasi mostra) essere una rassegna dei film girati in Italia in quegli anni. Anzi mancano film importanti come, solo a titolo di esempio, La dolce vita e Rocco e i suoi fratelli. Nella mostra ci sono i film fotografati da Pais, tra i quali ve ne sono comunque molti che hanno lasciato una traccia nella storia del nostro cinema, come Il sorpasso di Dino Risi, La ragazza di Bube di Luigi Comencini, La noia di Damiano Damiani, L’eclisse di Michelangelo Antonioni, Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini, ecc. Tra tutti i film fotografati è stata poi operarata una ulteriore scelta sulla base di alcuni criteri: la rinomanza del film o la sua rappresentatività all’interno di un certo tipo di genere, i suoi legami con la società o la letteratura e, certo, le preferenze degli organizzatori. Più complessa (ma qui è stato cruciale l’intervento di Salvatore Mirabella) è stata la scelta fra le centinaia di bellissime fotografie per scendere al numero che abbiamo esposto e pubblicato.

 In mostra, però, non ci sono soltanto le fotografie scattate sui set cinematografici. Sfruttando il lavoro da fotoreporter di Pais abbiamo documentato i fatti di cronaca che hanno ispirato alcuni film: ciò è avvenuto, per esempio, per il tema del divorzio (con i film Scusi lei è favorevole o contrario?, Il giovedi e Menage all’italiana), per uno dei grandi processi penali che appassionarono l’opinione pubblica, quello di Ghiani e Fenaroli (con i film A… come assassino e Il sicario), per il boom economico, in particolare edilizio, che ha caratterizzato l’Italia nella seconda metà degli anni ’50 e la prima metà degli anni ’60 (con il film Il boom) e alcuni altri.”

Un  vero Paese del cinema. Non si teme di sbagliare definendo così l’Italia del decennio che inizia nel 1960, quando Federico Fellini vince la Palma d’oro al festival di Cannes con La dolce vita e Michelangelo Antonioni il Premio della Giuria con L’avventura. La produzione cinematografica di quegli anni costituisce un insieme complesso e di grande interesse, che non solo riflette nelle sue immagini la società del tempo, ma talora contribuisce ad anticipare i cambiamenti, modificando mentalità, morale e memoria collettiva.

Giocando nel titolo col nome del protagonista, la mostra Pais del Cinema – promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, a cura di Guido Gambetta e Salvatore Mirabella con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura – documenta molto bene questa fortunata epoca del cinema con le immagini del grande fotoreporter e fotografo Rodrigo Pais (1930 – 2007).

In esposizione i film fotografati, molti tra i quali hanno lasciato un’indelebile traccia nella storia del nostro cinema, come Il sorpasso di Dino Risi, La ragazza di Bube di Luigi Comencini, La noia di Damiano Damiani, L’eclisse di Michelangelo Antonioni, Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini. Film che mostrano una trama diversa da quella proiettata nelle sale cinematografiche, fatta di ciak, momenti di riposo, truccatori al lavoro, parenti dei protagonisti, spettatori curiosi. Sono momenti che il regista ha eliminato o ridotto a brevi scene e che il fotografo invece ha replicato scattando decine di fotografie.

Lo spunto offerto dalle straordinarie fotografie di Rodrigo Pais ha reso possibile delineare un percorso nel cinema italiano in un periodo di crescita della società e dell’industria cinematografica, che offre allo stesso tempo molti altri motivi di riflessione. Insieme ai film, in mostra anche i fatti di cronaca che li hanno ispirati come Scusi lei è favorevole o contrario?, Il giovedì e Menage all’italiana, sull’argomento divorzio, Il sicario e A… come assassino sul famoso processo penale Ghiani – Fenaroli che appassionò l’opinione pubblica dell’epoca, Il boom sul grande tema del miracolo economico a cavallo tra anni ’50 e ’60.

Dimostrano ancor meglio la completezza artistica del fotografo Pais, altre sezioni dedicate a Cinema e Letteratura, con testimonianze sul “Premio Strega” e sui problemi tra film e censura, e ai ritratti di attrici, attori e registi. Completa la mostra una scelta di locandine, fotobuste e manifesti originali dei film presentati. Vi è inoltre una sezione interamente dedicata a Virna Lisi.

 

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Redazione

 
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