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NOI INUIT. I POPOLI DEL FREDDO ARTICO

 
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Una mostra che ha come fine quello di poter meglio contestualizzare le vicende e le dinamiche delle popolazioni circumartiche, completerà l’esposizione una panoramica sui problemi ambientali del Polo Nord e le conseguenze negative che essi provocano sugli insediamenti umani e sul modo di vivere degli Inuit.

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Posted 3 dicembre 2014 by

 
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Dal 6 dicembre 2014 al 25 gennaio 2015 si terrà, alla Fondazione Culturale Hermann Geiger di Cecina, la mostra Noi Inuit. I popoli del freddo artico, realizzata dalla Fondazione, ente morale senza finalità di lucro, con i patrocini di Regione Toscana, della Reale Ambasciata di Danimarca, del Government of Nunavut e dell’Inuit Circumpolar Council.

L’esposizione, curata dal direttore artistico della Fondazione Geiger, Alessandro Schiavetti, vuole far conoscere al pubblico la storia e la cultura del popolo degli Inuit – un tempo conosciuto come Eschimese – che è disseminato in una vastissima estensione territoriale comprendente le regioni e le isole più settentrionali del Canada, la Groenlandia, la Siberia e l’Alaska.

La cultura inuit presentava, e per certi versi presenta ancora, tratti assolutamente originali dal punto di vista antropologico: essa è caratterizzata da condizioni di vita estreme e da usanze e abitudini millenarie, conseguenza di un processo di adattamento tanto arduo quanto perfetto.

Anche nelle comunità più occidentalizzate, gli abitanti dei ghiacci nordici continuano a conservare molte delle loro usanze e a credere profondamente nei valori della loro cultura originaria: la ricerca di un equilibrio armonico che permetta alla comunità di vivere in pace e serenità, ad esempio tramite una diversa gestione e risoluzione dei conflitti rispetto all’Occidente; un forte senso di cooperazione e condivisione, indispensabile per la sopravvivenza in un ambiente così ostile, che ha spesso evitato lo scoppio di aperte rivalità tra gruppi; un’alta considerazione della famiglia; il rispetto per le persone anziane; la valorizzazione dell’individuo intesa come coltivazione delle attitudini e rispetto della libertà decisionale di ognuno, a patto che non mini la stabilità e l’armonia della comunità.

La mostra fornisce uno spaccato della vita quotidiana tradizionale degli Inuit, focalizzandosi sulle attività di sostentamento come caccia e pesca, sulle modalità di trasporto e di svago, giochi e danze, e sulle credenze legate a miti e leggende. Sono esposti reperti etnografici di grande importanza storica e artistica: indumenti, strumenti di lavoro, armi per la caccia, mezzi di trasporto, giocattoli, oggetti domestici e cultuali, arte e statuette in vari materiali, frutto delle esplorazioni e delle diverse ricerche etnografiche condotte tra il Canada, la Groenlandia e l’Alaska in un periodo compreso approssimativamente fra la fine dell’Ottocento e gli anni Settanta del secolo scorso.

I reperti etnografici provengono da musei nazionali e stranieri, tra cui il Museum der Kulturen Basel, l’Istituto Geografico Polare “S. Zavatti” di Fermo, il Museo delle Spedizioni (FAI – Fondo Ambiente Italiano, Villa del Balbianello, Lenno, CO), il Museo degli Sguardi (Musei Comunali di Rimini), nonché da diverse collezioni private.

Gli oggetti saranno presentati al pubblico in accattivanti ricostruzioni scenografiche artiche e contestualizzati attraverso un percorso didascalico – informativo sulla vita e la storia della popolazione inuit. In mostra anche rarissime fotografie storiche, provenienti dagli archivi del National Geographic e dell’Arktisk Institut danese, e proiezioni di video etnografici concessi dal National Film Board of Canada.

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Redazione

 
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