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MUSEI CAPITOLINI: L’ETA’ DELL’ANGOSCIA. DA COMMODO A DIOCLEZIANO (180-350 D.C.)

 
Organizzazione
 
 
 
 
 


 
Presentazione
 
 
 
 
 


 
Illuminazione
 
 
 
 
 


 
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Bottom Line

La mostra “L’età dell’Angoscia. Da Commodo a Diocleziano (180 – 305 d.C.)” è il quarto appuntamento del complesso di cinque mostre, partito nel 2010 e che terminerà nel 2016, con sede ai Musei Capitolini, che vuole dare un’idea al grande pubblico di come la civiltà romana sia riuscita, nel susseguirsi dei secoli, a affrancarsi dall ’iniziale splendido modello greco, elaborando un proprio linguaggio artistico.
La prima mostra del 2010 si intitolava: “L’età della conquista. Il fascino dell’arte greca a Roma”
La seconda mostra del 2011 si intitolava: “Ritratti, le tante facce del potere”
La terza mostra del 2013 si intitolava: “L’età dell’equilibrio. Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio”
La quarta mostra del 2015 che va dal 28 gennaio al 4 ottobre si intitola appunto: “L’età dell’Angoscia. Da Commodo a Diocleziano (180 -305 d.C.)
La quinta mostra del 2016 avrà come titolo: “Costruire un Impero. L’architettura come rappresentazione di potere”.

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Posted 8 febbraio 2015 by

 
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L’attuale esposizione è dunque dedicata ad un periodo considerato di “crisi” dell’impero e dei valori religiosi e morali, con profondi cambiamenti traumatici per la popolazione, che però saranno alla base dei mutamenti della società successiva.

La presentazione della mostra è stata tenuta da Eugenio La Rocca e Annalisa Lo Monaco ,curatori della medesima,  e che insieme a Claudio Parisi Presiace ne ha esposto gli elementi fondanti, partendo dal titolo che si ispira all’opera di Eric Dodds: “Pagani e Cristiani in un’epoca di angoscia” del 1965, proprio con il III secolo come protagonista.

Dodds era amico del poeta W.H. Auden, che ne ’47 aveva pubblicato il poema “The Age of Anxiety” dedicato alla crisi esistenziale e di valori causata dalla II guerra mondiale. Nel III secolo d.C. assistiamo, come nelle epoche contemporanee, ad un profondo disagio causato da crisi finanziarie, guerre civili, carestie, epidemie e la continua, in aumento, pressione dei barbari ai confini dell’impero.

Col tramonto dell’età dell’oro, protrattasi fino a Marco Aurelio, il tracollo del ruolo egemone di Roma si consuma in questi 150 anni, in cui si assiste all’instabilità politica che deriva anche dalla fine del potere imperiale in forma didascalica, con la conseguente perdita di carisma della figura dell’imperatore e l’ascesa di nuove forze sociali. Questa trasformazione si riflette sulla scultura che da una parte acquista un “accento patetico”, con espressioni dei visi molto personalizzate e dall’altra le raffigurazioni dei personaggi di prestigio si ammantano di esteriorità estremamente elevate o quelle degli imperatori in corpi idealizzati, come ad esempio Commodo rappresentato come Ercole.La dovizia di preziosi materiali archeologici provengono dai musei di tutto il mondo per citarne solo alcuni: la statua – ritratto di Treboni Gallo (250d.C.) con la testa chiaramente sproporzionata rispetto all’enorme corpo e alta 241 cm, che da New York torna a casa per la prima volta. Così escono per la prima volta dal loro territorio opere provenienti da Astros e anche da Dion, scoperte solo da una decina di anni.

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Tutte le  oltre 200 opere della mostra vengono divise secondo dei temi ben stabiliti e costituenti 7 sezioni:

–          I protagonisti

–          L’esercito

–          La città di Roma

–          La religione

–          Le ricche dimore private e i loro arredi

–          Vivere  (e morire) nell’Impero

–          I Costumi funerari

In questo III secolo d.C., che va da Commodo, morto l’ultimo giorno dell’anno 180, cui segue Settimio Severo e si conclude con Diocleziano eletto nel 284 fino al 305, si susseguono ben 50 imperatori, provenienti da tutti gli angoli dell’Impero, che durano dai 2 giorni ai 15 anni, morti di morte violenta, solo Claudio il Gotico muore di morte naturale (peste).

I romani, da un’epoca in cui non pagavano neanche le tasse (perché il necessario all’impero lo davano le continue conquiste), passano in questi 150 anni alla fine di territori da conquistare, a spese in continuo aumento per il mantenimento dell’esercito sempre più numeroso per poter rafforzare i confini e per controllare e sedere le rivolte nell’immenso territorio. Questo abnorme aumento dell’esercito né aumentò ovviamente anche il potere, tanto che in qualunque momento una legione, stanziata in qualunque Provincia o anche la stessa Guardia Pretoriana poteva decidere di acclamare “Imperatore” il suo generale. Colui che veniva acclamato aveva solo due scelte o rifiutare ed essere ucciso dai suoi “elettori” o accettare, dopodiché doveva “sbarazzarsi” dell’Imperatore in carica, ed ecco il perché del susseguirsi di 50 imperatori in meno di 150 anni. Tutto ciò portò ad un aumento smodato dell’ambizione e alla perdita del valore carismatico e “religioso” della figura dell’Imperatore presso il popolo. Di qui un’evoluzione anche nella religione, nasce l’uso della preghiera silenziosa e singola, interiorizzata dal singolo individuo, che, con il suo gruppo di appartenenza sociale e religiosa, diventa emblema di un dato modo di esprimere la propria religione e la propria liturgia, con conseguente moltiplicarsi di religioni di varie origini.

Diocleziano fa grandi riforme amministrative, governative e fiscali, in più divide l’immenso impero (ormai difficile da controllare) in quattro unità (Tetrarchia), rette ciascuna da Augusti e Cesari. Sarà l’ossatura dell’Impero per i secoli futuri, ma ne costituiranno anche la fine, perché ogni Augusto e Cesare, in futuro, avocherà a sé la sua parte di territorio, senza rendere più conto al centro: Roma.

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M.C.C.

 
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