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“ICONE DEL DESIGN” di UGO LA PIETRA

 
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Bottom Line

Dal 4 aprile 2014 al 22 febbraio 2015 la Triennale Design Museum di Milano presenta al pubblico un ciclo di mostre dedicato alle Icone del Design Italiano.

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Posted 27 ottobre 2014 by

 
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A circa un mese dall’apertura della sua grande mostra monografica in Triennale, Ugo La  Pietra accoglie l’invito del Triennale Design Museum a indicare gli oggetti per lui necessari e  imprescindibili della storia del design italiano fra quelli della Collezione Permanente del  Museo. A un nucleo di icone dalla Collezione si va così ad aggiungere la selezione di Ugo La Pietra,  che così la descrive:

Gio Ponti, Bilia, 1931, FontanaArte

Gli archetipi

È l’oggetto che più di ogni altro ha saputo esprimere una forte identità attraverso due  forme archetipali: il cono e la sfera. Molti saranno gli esempi che cercheranno di utilizzare sia nel design che nell’architettura le  forme che da sempre “ci portiamo dentro” come qualcosa di acquisito. Raramente la semplice giustapposizione di due forme elementari ha saputo generare un  oggetto originale e con una sua propria identità.

Vittoriano Viganò, Tavolino in cristallo, 1951

Tutto a vista 

Vittoriano Viganò è stato uno dei più importanti architetti e designer che hanno saputo,  attraverso un percorso progettuale di base razionalista, esaltare i materiali, i colori, le  superfici in quello che passò alla storia come il “Brutalismo” europeo.

I suoi oggetti, e questo tavolo è uno dei più indicati a coglierne il senso, sono l’espressione  di come Viganò abbia saputo più di ogni altro dare valore (tutto a vista!) a una vite, un tubo,  un filo della corrente, un semilavorato… facendoli diventare elementi caratteristici della  forma, colore e decoro di un oggetto.

Gio Ponti, Piero Fornasetti, Architettura, 1951

Iper-decorazione

Trumeau è l’esempio più importante nel design contemporaneo e anche il più esplicito  sull’uso della decorazione come elemento capace di modificare semplicemente l’oggetto.

Un esempio che precede altre esperienze analoghe degli anni Ottanta e che ritroviamo nel  passato: nelle facciate dipinte / decorate delle case liguri, negli interni dipinti / decorati delle  ville rinascimentali.

Decori in grado di alterare la fisionomia dell’opera.

Uno dei tanti oggetti che Ponti realizzò con Fornasetti e che per troppi anni gli valsero la  scomunica da parte del design ufficiale milanese.Gio Ponti, Superleggera, 1957, Cassina

Tradizione rinnovata

L’oggetto più rappresentativo di un processo di avvicinamento del design alla grande  tradizione artigianale italiana.

La sedia Superleggera di Ponti è un’opera che si rifà ad un modello consolidato della  tradizione artigianale ligure: “classico-contemporaneo” si potrebbe definire! E, classica, è la sedia che Ponti chiama “sedia/sedia” perché non è connotabile da nessun  stile.

È un’opera che nasce classica perché è fuori da qualsiasi riferimento a mode e linguaggi  destinati a modificarsi e ad evolversi.

Piero Gilardi, serie I Sassi, 1968, Gufram

Naturale / Artificiale

I sassi di Gilardi sono gli oggetti che più di ogni altro rappresentano le contraddizione che si  sono maturate nel mondo del design fin dalla fine degli anni Sessanta. Queste opere introducono alcune componenti che per decenni il design ha cercato di  occultare: il rapporto figurativo legato alla natura, il contrasto tra la natura e l’artificio, la  perdita da parte della società della capacità di valutare ciò che serve da ciò che è  superfluo.

Super Icona

Carlo Mollino, Arabesco, 1949, Zanotta

Organico / antropomorfo

Per troppi anni l’unica voce che ha saputo prendere le distanze dal percorso razionale che  ha caratterizzato l’evoluzione del nostro design è stata quella di Mollino. Accanto al percorso quasi lineare della storia del design, che dal Bauhaus si è sviluppato  nfino ad oggi, Mollino rappresenta una tappa di un percorso opposto e parallelo che dal  Surrealismo è passato attraverso l’Internazionale Situazionista, la Bauhaus Immaginista,  l’Architettura Radicale, fino ad arrivare al Neoeclettismo degli anni Ottanta. Con i suoi oggetti esplicitamente organici, con allusioni antropomorfe, ha trovato il modo di  controbilanciare i tanti oggetti pseudo razionalistici del design italiano.

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Redazione

 
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