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IL PAESAGGIO PRESTATO. AZIONI E SCENARI DEL PROGETTO AMBIENTALE

 
copertina_il paesaggio prestato
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In breve

Triennale Design Museum presenta il volume Il paesaggio prestato. Azioni e scenari del progetto ambientale, a cura di Ada Ghinato e Rosanna Ruscio, che affronta il tema del rapporto tra arte e natura, al centro di esperienze culturali e dibattiti filosofici, sociologici e storico-artistici.

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Posted 19 gennaio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Il volume traccia alcune riflessioni sulla relazione tra gli spazi della natura e l’esperienza artistica. Nello specifico svolge un’indagine su quei margini di territorio in cui l’universo urbano e periurbano si incontrano, dove l’interazione degli elementi natura, storia e identità estetica acquistano forme e significato. Di qui la scelta del termine “paesaggio prestato”.
La diversa formazione delle autrici – una architetto e una storica dell’arte – segna il volume sviluppandolo in due direzioni interpretative, una legata alla definizione di composizione e costruzione, l’altra all’immagine visuale. Ne emerge un lavoro complesso e ramificato che tiene in particolare conto l’intreccio delle esperienze legate al tema arte/natura ricostruendo alcune riflessioni sul rapporto dell’uomo con il suo ambiente.

Ugo La Pietra nella prefazione del libro scrive “Il paesaggio prestato apre un dibattito intorno alla nascita di una grande area disciplinare riproponendo il ruolo ‘creativo’ dell’individuo moderno nella definizione e trasformazione dell’ambiente artificial”. Tra gli  aspetti di questa rinnovata consapevolezza c’è quello di riuscire a decodificare l’ambiente, ovvero “capire e far capire  con testi, oggetti, strumenti  quali possono essere i gradi di libertà dei luoghi che si vanno indagando ai fini di una progettualità condivisa”.
I vuoti della periferia sono, appunto, i “gradi di libertà” dove l’individuo può esprimersi e dai quali partono le considerazioni sulla città “naturalizzata”, il recente modello di organizzazione dello spazio che nasce dalla sovrapposizione di due tessuti antropici quello urbano e quello rurale e che prevede una ricostruzione dei rapporti sociali partendo dal quotidiano e dall’individuo. Di qui le  ipotesi  di coinvolgere il cittadino a diventare attivo interlocutore secondo un sistema di auto organizzazione dal basso: orti urbani, verde vernacolare e giardini d’artista, di qui le azioni contro il degrado e l’etica della preservazione  per  recuperare lo spazio ambiente intorno alla città ed una figurazione qualitativa del paesaggio urbanizzato.


Redazione

 
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