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FILOSOLFEGGIANDO

 
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In breve

“Bruno Aprea è scrittore più sintetico del futurista Achille Campanile che per una tragedia aveva bisogno di due battute: a lui basta una per scrivere una commedia”. Così Walter Pedullà inizia la sua Prefazione allo scritto di un autorevolissimo Direttore d’Orchestra: Bruno Aprea. Si tratta di un’Opera Prima letteraria che della musica conserva l’esperienza, l’ispirazione e la riflessione in racconti di vita (e filosofia) nei quali ritrovarsi, perdersi e sorridere con una forte dose di humour.

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Posted 7 gennaio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

E’ Filosolfeggiando, una raccolta di confessioni scottanti e visioni ironiche dell’esistenza dove i pensieri e i reciproci contatti tra le varie arti hanno portato l’autore alla formulazione di idee narrative, racconti, aforismi e anche brevi saggi, spesso documentati con immagini e citazioni. Di impossibile classificazione in un genere predefinito, il libro traspone – per tempi, temi, colori e argomentazioni – fraseggi e
strutture musicali in forme letterarie abbracciando l’Arte, l’Etica, il Costume, ma anche l’Amore e il Sesso in discorsi sintetici ad un ritmo frenetico dove la battuta comica lascia il posto ad un corto circuito in cui la scrittura, semplice ed esilarante, trascina la mente verso vertiginosi meandri.
Eros, Musica e Scrittura vanno a braccetto nella gimkana di parole in celere staffetta tra l’avventura americana del Principal Conductor della Palm Beach Opera alle sue esperienze artistiche d’infanzia;dagli intimismi precorsi alla ricerca della compagnia femminile ad hoc (castigante o delirante che sia) alla reinterpretazione di conclamate opere d’arte. Il tutto all’interno di una scrittura variata dove i suoni rincorrono le parole, le note i concetti, le immagini gli aforismi, i calembour
le esperienze vissute ed in cui il non-modello rende la lettura piacevole, scorrevole ed intrigante proprio perché mette a nudo la trasversalità dell’anima, trascinandola dall’accreditato piedistallo di una direzione sinfonica al pianterreno abitato da lettori onnivori e affamati di novità. Questa orchestra di parole, arguzie ed emozioni, sintetica ma incisiva, sicuramente non li deluderà.

BRUNO APREA 

Vincitore del Koussevitsky Prize al Festival di Tanglewood nel 1977, con una giuria composta, tra gli altri, da Bernstein e Ozawa, Aprea è stato il secondo italiano a ricevere tale ambito riconoscimento dopo che Claudio Abbado l’aveva ottenuto nel 1959. Dal 2005 al 2012 Aprea è stato Artistic Director e Principal Conductor alla Palm Beach Opera in Florida, dove ha ottenuto, negli ultimi anni, grandi successi con le esecuzioni della Nona Sinfonia di Beethoven, l’Otello di Verdi, il Don Giovanni di Mozart e il Requiem di Verdi. Sempre come Principal Conductor della Palm Beach Opera ha inoltre diretto, costantemente acclamato da pubblico e critica, Turandot, Elisir d’Amore, Traviata, Cavalleria Rusticana, Pagliacci, Butterfly, Aida, Tosca, Nabucco, Rigoletto,Orfeo ed Euridice, Norma, Le Nozze di Figaro, etc. Nelle scorse stagioni ha diretto la Tosca, nella produzione della Scala di Milano, al Teatro La Maestranza di Siviglia, con la regia di Ronconi, ed è stato in tournée col Teatro La Fenice di Venezia al Festival di Pechino in Cina con laTraviata. Nel 2010 ha diretto La Bohème a Hong Kong e, nello scorso dicembre, il Rigoletto a Seul. Aprea divide la sua attività tra repertorio sinfonico ed operistico (di cui ha diretto circa cinquanta titoli) in tutti i Paesi Europei, Stati Uniti, Sud America, Sud Africa, Giappone e Israele: dalla Deutsche Oper di Berlino a Philadelphia, da Tokio a Cincinnati, dal Teatro dell’Opera di Roma al Teatro La Fenice di Venezia e al S. Carlo di Napoli. Ha diretto concerti a Parigi al Théatre du Chatelet, all’Opera di Monte Carlo, all’ Accademia di S. Cecilia a Roma e, nel maggio 2012, alla Tonhalle di Zurigo.

Aprea ha compiuto tournée con la Israel Chamber Orchestra di Tel Aviv e, in Sud Africa, con la SABC di Johannesburg. Collabora da diversi anni col Sistema Venezuelano creato dal Mo Abreu con Concerti con l’Orchestra Simon Bolivar di Caracas, Opere e Masterclasses in direzione d’orchestra. Ha anche partecipato al Mozart Festival di Varsavia dirigendo il Requiem ed al Festival di Aspendos (Turchia) con il Nabucco.
E’ stato dal 2004 al 2008 Direttore principale dell’ Orchestra Sinfonica di Bari ed è, da più di 10 anni, Direttore dell’Orchestra Giovanile Uto Ughi per Roma.
Ha tenuto per trenta anni la cattedra di Direzione d’Orchestra presso il Conservatorio di Musica di S.Cecilia a Roma che era stata in precedenza del suo maestro, Franco Ferrara.
Tiene anche da oltre dieci anni Masterclasses di Direzione d’Orchestra a Leon (Spagna) per la Fundacion Eutherpe in collaborazione con i pianisti Achucarro, Gutierrez e Soriano per il repertorio di Concerti per pianoforte ed orchestra.
Nell’ambito della produzione discografica ha inciso numerose opere tra cui il Bravo di Mercadante, le Villi di Puccini, la Pietra di Paragone di Rossini, le Maschere di Mascagni e altre.
La sua breve ma intensa attività concertistica come pianista lo portò, giovanissimo, dopo aver studiato col padre Tito Aprea, a suonare con orchestre quali la Staatskapelle di Berlino e l’Accademia di S.Cecilia in Roma e sotto la direzione di illustri Maestri, tra cui Sergiu Celibidache.
Filosolfeggiando è la sua “Opera prima” letteraria.

FILOSOLFEGGIANDO
Dall’Introduzione di Walter Pedullà

Bruno Aprea è scrittore più sintetico del futurista Achille Campanile che per una tragedia aveva bisogno di due battute: a lui basta una per scrivere una commedia. Diciamolo subito: il musicista dimostra di trovarsi a proprio agio con le parole quanto con le note. Di queste quasi nulla so ma di quelle posso affermare che l’esordiente prosatore le usa con la sapida abilità linguistica di un rondista.
Il nome di Campanile richiama la comicità, nella quale anche Aprea eccelle con frasi essenziali che sono più che brevi. Bruno Aprea è sempre in attesa dell’evento che gli cambierà l’esistenza, almeno per un giorno, per una frase, per uno spazio bianco in cui frantumare e annegare un’immagine o un’idea che accarezza con i polpastrelli in fuga sui tasti di pianista. La virtù del tatto.
Un altro esempio è affascinante come un dono del destino: “Papà, ma sotto gli occhi chiusi ce li hai aperti?”. La domanda è del suo figlioletto Ruben, che ci introduce nel terreno autobiografico dove si colloca, per cominciare, questa già matura opera prima il cui titolo, FilosoLfeggiando, fa un montaggio di filosofia e solfeggio dove comincia a sfiatare in battute di ammiccante ilarità la vita intellettuale, artistica, sentimentale e sessuale di Bruno Aprea. A occhi chiusi egli entra in fibrillazione all’avvicinarsi di un concetto, di un’opera d’arte, di un essere umano, meglio ancora se è una donna. Per la quale ha manifestato sin dalla più precoce infanzia una predilezione con cui può competere solo l’amore per la musica, e ora per Ruben.
L’eros della scrittura può essere non meno intenso di quello della musica.
Non manca né il grande varietà né la varietà in un testo che insegue, sulle orme dello scapigliato Giuseppe Rovani, l’unità delle arti che più tardi avrebbe avuto ben altro sviluppo e successo con Wagner.
Un libro dunque dove fanno fronte comune la letteratura (il racconto in cui in un negozio americano il famoso direttore d’orchestra scopre d’essere un “homeless” ha l’equilibrismo di un acrobata da circo senza rete) e la pittura: riproduzioni di locandine di film, di dipinti e di partiture costrette a tradire i suoni per trescare con le immagini. Nella miscela un’arte cede a un’altra colori, suoni e saperi e tuttavia attenti alle spezie, cioè alla lingua.
(…) un artista ben profondamente e acutamente radicato nell’oggi che il passato lo mette nel piatto per essere all’altezza del presente. Al quale, come è noto, sono complementari gli stili d’ogni tempo che mettono in ordine il disordine, punto di partenza non estraneo ad Aprea, che anzi qui lo teorizza in pillole scottanti e nutrienti.
Lui non è prima ma oltre l’avanguardia, semmai è post-moderno, vale a dire il linguaggio che rende contemporaneo ogni tempo. Ne approfitta per passare velocemente da un fraseggio a un altro, saltando sulle punte. Davvero un elegante ballerino della prosa che fa piroette dove la vita chiede che la si prenda in giro, se si vuole scoprire il suo segreto.
Aprea, che trivella più che zappare, è sempre alla ricerca del luogo mentale dove il sublime è prossimo a tutto il resto, comprese le feci: sempre dell’unità della figura umana si tratta per un intellettuale moderno che ignora ogni gerarchia che non sia quella della qualità stilistica regalata all’oggetto. FiloSolfeggiando, Aprea, che ha l’estro di un anarchico che abbia messo la testa a posto, prova a ricomporre i pezzi di un discorso che ha frantumato per scartare il troppo e il vano.
In conclusione, è bravo nei tuffi dove più della velocità contano gli avvitamenti e il modo di entrare in acqua e dove dà spettacolo un corpo affilato che cerca verso il profondo.
E’ un’esecuzione quasi perfetta la sua.

 

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Redazione

 
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