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ZOOTROPOLIS

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Spettacolare, dall'ottimo ritmo, non banale nel modo di approcciare i temi della diversità e nel confezionare la “morale”.

Contro


Il film non ha il respiro e la complessità dei prodotti Pixar: i registi scelgono di puntare sul sicuro dal lato dell'intreccio, piacevole ma prevedibile.


In breve

A Zootropolis, moderna città popolata da mammiferi antropomorfi, arriva Judy Hopps, coniglietta che con costanza e determinazione è riuscita ad entrare (primo esemplare nella sua specie) nel corpo di polizia. Judy, dotata di un naturale ottimismo e della convinzione che “ognuno può essere ciò che vuole”, viene inizialmente snobbata dai suoi colleghi; al punto che il suo capo, il tirannico bufalo capro Bogo, la destina al ruolo di ausiliare del traffico. Proprio svolgendo le sue mansioni, la neo-agente incontra Nick, una truffaldina volpe che commercia in gelati, che in modo scaltro riesce ad approfittare della sua fiducia. In seguito, Judy ottiene da Bogo l’autorizzazione ad indagare sulla scomparsa di Mr. Otterson, una lontra nordamericana che sembra svanita nel nulla. Osservando l’unica foto di Otterson prima della sua scomparsa, Judy nota che la lontra ha in mano uno dei gelati venduti da Nick, e che la stessa volpe è nella foto, poco distante: così, decide di iniziare l’indagine interrogando proprio il truffatore. I due, loro malgrado, si troveranno a dipanare insieme i fili di un mistero molto più grande di ciò che pensavano.

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Posted 16 febbraio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico”: il vecchio verso di Giovanni Pascoli sembra più che mai adatto a descrivere il nuovo corso Disney, specie alla luce di prodotti come questo Zootropolis. Una sorta di “nuovo rinascimento”, per il colosso americano, legato al ritorno del co-fondatore della Pixar John Lasseter (qui produttore esecutivo) e concretizzatosi in titoli quali i recenti Rapunzel – L’intreccio della torre e Frozen – Il regno di ghiaccio. Se in opere come queste ultime era palese la scelta, da parte della casa produttrice, di rispolverare l’immaginario fiabesco che rappresentò il suo marchio di fabbrica, integrandolo con una nuova attenzione alla strutturazione delle storie, qui si recupera l’antica costruzione fantastica di una società di animali antropomorfi. Una scelta nel segno della classicità, che esclude del tutto la presenza umana dal soggetto, e che non trovavamo nei lungometraggi Disney dai tempi di Chicken Little – Amici per le penne (risalente al 2005). Ed è proprio nel segno di una dialettica tra classicità e innovazione (espressa, quest’ultima, nel ritmo narrativo e nella presenza del 3D) che si muove il film di Byron Howard e Rich Moore: un intreccio poliziesco con tutti i crismi, calato in un immaginario “multietnico” e facilmente identificativo di una metropoli moderna, con alla base un chiaro messaggio pedagogico e di accoglimento delle diversità. Un motivo che, per com’è trattato, rende evidente la mano e l’impronta tematica di Lasseter.

Trailer:

PRO

Visivamente curato, dall’ottimo ritmo, scritto con gusto e una semplicità che non esclude la pregnanza dei temi, Zootropolis conferma il buon momento attraversato dalla Disney. Rivolto principalmente agli spettatori più giovani, ma capace di parlare agli adulti senza le scorciatoie e le furbizie (ormai fortemente improntate alla maniera) di tanti prodotti della concorrenza, il film presenta un’efficace trama poliziesca; con personaggi fortemente caratterizzati (irresistibile, nel suo smaccato carattere di stereotipo, il bradipo impiegato comunale) e twist narrativi magari prevedibili, ma efficaci nella loro strutturazione. Il modo pregnante e credibile in cui viene affrontato il tema della diversità, e le modalità con cui questo si integra con la biografia della protagonista, dimostrano che la semplicità e leggibilità dei temi non si accompagnano forzatamente alla loro banalizzazione. La “morale” finale, pur trasparente, è tutt’altro che semplicistica: probabile merito, è bene ribadirlo, di un Lasseter che riesce a maneggiare finanche i materiali narrativamente più abusati, restituendo loro freschezza e spessore.

CONTRO

Zootropolis, è bene dirlo, non è Inside Out: la sua presentazione e gestione del materiale narrativo non hanno la complessità e stratificazione del recente film di Pete Docter, né di altri prodotti Pixar. Il film di Howard e Moore, ben scritto e confezionato, punta decisamente più sul ritmo narrativo e su quello visivo (a tratti molto elevati) che sullo sforzo di trovare modalità davvero nuove per mettere in scena i suoi temi. La riconoscibilità e prevedibilità del suo intreccio, probabilmente volute e ricercate, rappresentano inevitabilmente anche il suo principale limite.

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Marco Minniti

 
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