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ZOOLANDER 2

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Divertente, scanzonato, abile nello sfruttare il lasso di tempo intercorso dal primo film, con due protagonisti in ottima forma.

Contro


Un po' della carica corrosiva del film originale si perde, mentre il vecchio humour scorretto è in parte edulcorato.


In breve

Una misteriosa serie di omicidi sta scuotendo il mondo dello spettacolo: star della musica, del cinema e della moda vengono assassinate mentre hanno sul volto il famoso sguardo “Blue Steel”, reso celebre dal modello Derek Zoolander. Nel frattempo, lo stesso Zoolander è scomparso dalle scene: quindici anni fa, il suo appena inaugurato “Centro per ragazzi che non sanno leggere bene” aveva subito un tragico crollo, uccidendo sul colpo sua moglie Matilda. Privato dai servizi sociali anche di suo figlio, Derek vive ora una vita da eremita nelle aspre zone montane del New Jersey. Vista, tuttavia, la sua apparente connessione con gli omicidi, l’Interpol vuole ora la collaborazione di Derek per risolvere il caso: insieme al vecchio amico/rivale Hansel McDonald, Zoolander sbarca così a Roma, dove si è verificato l’ultimo delitto: qui, verrà a conoscenza di una cospirazione, e scoprirà che il suo stesso figlio perduto, il giovane Derek Jr., è in serio pericolo.

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Posted 10 febbraio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Attore versatile e prolifico, ma regista più parco e dalla poetica ben delineata, Ben Stiller guarda in questo sequel al (suo) passato: tra i film da lui diretti, il primo Zoolander (2001) è stato infatti tra quelli che, negli anni, sono maggiormente cresciuti nella memoria e nella considerazione del pubblico, fino ad acquisire lo statuto di cult. Un’opera all’epoca penalizzata dall’involontario, cattivo tempismo della sua uscita (un omicidio politico al centro della trama, in contemporanea con gli attentati dell’11 settembre), e da qualche estemporanea polemica sui suoi temi (la rappresentazione caricaturale del tema del lavoro minorile). Polemiche che, invero, neanche questo sequel si è fatto mancare: stavolta, a puntare il dito contro Stiller è stata un’esponente del mondo LGBT, riferendosi polemicamente all’androgino personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch.

Sia quel che sia, Zoolander 2 è stato un progetto fortemente voluto dal suo autore/protagonista, atteso dal pubblico e già chiacchieratissimo per le location (in gran parte concentrate nel centro di Roma) e il gran numero di camei presenti (tra i tanti, Justin Bieber, Sting e lo stilista Valentino nel ruolo di sé stessi). Il film di Stiller sfrutta lo stesso modello di parodia dei film action/spionistici del suo predecessore, rendendo appena più complessa la trama ma moltiplicando anche le apparizioni di volti noti, le strizzate d’occhio all’attualità, i momenti puramente fumettistici e i personaggi sopra le righe. Su tutto, l’umorismo stralunato e l’intatta fisicità di un interprete che, a tanti anni di distanza, torna con naturalezza in uno dei suoi ruoli più fortunati, nascondendo i capelli bianchi ma adeguando il suo personaggio allo spirito dei tempi. Sfruttando inoltre al meglio, nella sceneggiatura, il deja vu e la reiterazione, oltre a quel po’ di mood nostalgico che inevitabilmente un sequel come questo trasmette.

Trailer:

PRO

Scanzonato, travolgente, dal ritmo sostenuto e dall’umorismo (ancora) corrosivo, Zoolander 2 offre esattamente ciò che promette. La linearità del plot del primo film si moltiplica e dirama (apparentemente), inanellando citazioni e riferimenti cinematografici (Il signore degli anelli e Star Wars tra i più evidenti); senza perdere la sua carica anarchica, e senza mettere in secondo piano il volto, e il corpo, di uno Stiller ancora in gran forma. Dopo la parentesi più riflessiva (quasi intima) de I sogni segreti di Walter Mitty, l’attore/regista aveva evidentemente bisogno di un ritorno a una comicità più istintiva, a tratti “di pancia”, ma mai gratuita nella costruzione delle sue caricature. Ritrovare eroi e villain (non solo Stiller e Owen Wilson, ma anche Will Ferrell, Milla Jovovich, e persino la Matilda di Christine Taylor, in forma di “fantasma”) è per il fan un piacere; oltre a ciò, la sceneggiatura sfrutta bene il motivo del tempo che passa, introducendo in modo semplice (ed efficace) i temi della paternità e degli affetti, e aggiornando con gusto caratteristiche e riferimenti culturali della trama. La parodia dei temi bondiani (e derivati) diviene ancora più esplicita nel personaggio interpretato da Penélope Cruz, agente segreta sui generis e autoironica eroina.

CONTRO

A quindici anni di distanza, la parodia del mondo della moda e dei suoi rituali, e la valenza demitizzante di un personaggio come quello di Derek Zoolander, hanno perso inevitabilmente un po’ del loro smalto. La sceneggiatura, come quella del primo film (nonostante la sua apparente, maggiore complessità) appare più che altro un pretesto per mettere in scena il susseguirsi di gag animate dai due protagonisti; svolte narrative e twist di trama sono abbondantemente prevedibili. Un po’ dell’umorismo politicamente scorretto che si riscontrava nel film originale, inoltre (quello che addirittura faceva morire due personaggi nei minuti iniziali) viene qui deliberatamente edulcorato.

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Marco Minniti

 
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