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WONDER

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Film ben confezionato, scorrevole, capace di coinvolgere un pubblico trasversale e con un’ottima prova da parte del giovane protagonista.

Contro


L’aura di buonismo sfuma i momenti più violenti e problematici, sottraendo realismo alla vicenda. Il coinvolgimento resta solo epidermico.


In breve

Per il piccolo August Pullman, 11 anni e una malformazione cranio facciale che lo ha finora isolato dai coetanei, è tempo di uscire dal suo mondo solitario. I genitori, infatti, hanno deciso di iscrivere Auggie in prima media, sfidando il rischio di disagio e bullismo dovuto all’aspetto del ragazzino. Nel suo giro esplorativo della scuola, Auggie fa la conoscenza dei coetanei Jack, Charlotte e Julian; mentre coi primi due, dopo l’iniziale disagio, il ragazzino riuscirà a stabilire un legame d’amicizia, il viziato Julian si metterà a capo di una banda di bulli che tormenterà incessantemente Auggie. L’anno scolastico corre rapido, mentre la stessa famiglia di Auggie rischia di essere destabilizzata dalle novità portate dal contatto del ragazzino coi suoi coetanei…

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Posted 20 dicembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Titolo di punta delle feste natalizie, accanto ai più quotati Star Wars: Gli ultimi Jedi e Coco, film indipendente che gode dell’appeal della grande produzione, Wonder è l’ultimo epigono di un filone che lega il tema della diversità (e della sua valorizzazione) a quello del coming of age. Una fusione che vede qui il suo centro nella figura del giovanissimo Auggie, ragazzino che dovrà affrontare le prove della crescita con un surplus di difficoltà, dovuto al traumatico, tardivo impatto con la socialità e con la stessa consapevolezza del suo aspetto. Un motivo che il film di Stephen Chbosky (tratto da un romanzo della scrittrice R.J. Palacio) affronta con tono agrodolce, cercando di coniugare il realismo a una confezione adatta ad un pubblico di famiglie.

A vestire i panni del piccolo protagonista, un interprete giovanissimo ma già lanciato come Jacob Tremblay (al suo attivo il recente Il libro di Henry, ma soprattutto il fortunato Room di Lenny Abrahamson); lo affiancano due star di sicuro richiamo quali Owen Wilson e Julia Roberts, genitori preoccupati ma positivi, a dar vita a quadretti familiari che controbilanciano il difficile clima respirato dal protagonista nelle aule scolastiche. Con una divisione in capitoli che rispecchia la struttura del libro (che affianca al punto di vista di Auggie quelli dei suoi amici e conoscenti) il film di Chbosky si arricchisce di piccole aperture oniriche (i frequenti viaggi spaziali immaginati dal protagonista) oltre che di riferimenti trasversali alla cultura di massa di ieri e di oggi (tra le citazioni spuntano la saga di Star Wars e Scream).

Su tutto, una morale che vuole valorizzare i concetti di diversità ed inclusione, andando a raccontare sfide, gioie e delusioni di un outsider costretto a lottare il doppio dei suoi coetanei per trovare “il suo posto al sole”, dopo essere sceso da un rassicurante mondo sito tra le stelle. Una lotta che tuttavia vedrà, tra le mura della scuola e la fisicità dei compagni, una posta in palio per cui sarà valsa la pena, più che mai, spendere sudore e lacrime.

Trailer:

PRO

Narrativamente scorrevole, ben confezionato, messo in scena con un gusto indie che ha la sua attrattiva su larghe fasce di pubblico, Wonder ha dalla sua l’ottima prova del suo giovane protagonista, il tono lieve, l’aspirazione alla trasversalità. Il regista sa quali corde emotive maneggiare per generare un coinvolgimento immediato, risultando molto efficace in alcune singole sequenze (la traumatica rottura tra il protagonista e il suo amico Jack, il violento confronto di quest’ultimo col bullo Julian) e sfumando con mestiere la componente più violenta e problematica della storia.

CONTRO

Il film di Stephen Chbosky risulta permeato da un’eccessiva aura di buonismo, che gli impedisce di rendere nel migliore dei modi (e con la dovuta aderenza alla realtà) il clima che si respira in un’aula scolastica, in quel periodo in cui l’infanzia sta per trasformarsi (traumaticamente) nella prima adolescenza. Tutto teso a mostrare la diversità come un dono angelico, che nega al protagonista il diritto all’errore, alla deviazione, alla rottura, il film vuole innanzitutto rassicurare, mettendo tra parentesi i conflitti, e puntando spesso sulla lacrima facile, sul coinvolgimento più epidermico. In una struttura polifonica in cui il regista sembra essere il primo a non credere (le vicende individuali narrate nei vari capitoli finiscono sempre per tornare al protagonista, astro intorno al quale ruotano gli altri personaggi-satelliti) sarebbe stato inoltre interessante inserire anche il punto di vista del “villain” Julian, personaggio che intuiamo interessante, dalle potenzialità purtroppo non sfruttate.

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Marco Minniti

 
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