non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

WEEKEND

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


User Rating
no ratings yet

 

Pro


Elegante e intenso, credibile, dalla scrittura attenta e dal grande rigore narrativo. Ottimi i due protagonisti, efficacemente diretti e bilanciati.

Contro


Non ci sono veri difetti. Il film potrà forse deludere chi cerchi un approccio più esplicito al melò, o un film “militante” sul mondo gay.


In breve

Un venerdì sera come tanti, in una città inglese. Di ritorno da una serata a casa di amici, Russell si ferma in un locale gay e conosce Glen, giovane affascinante e spigliato. I due si avviano verso casa di Russell e passano una notte a base di alcol e sesso. Il giorno dopo, Russell e Glen hanno modo di conoscersi meglio: il primo è riservato, e punta ad uniformarsi alle regole e alle convenzioni della società etero; il secondo, al contrario, vive apertamente la sua omosessualità, non perdendo occasione di provocare i benpensanti. Soprattutto, Russell cerca una relazione duratura, e una stabilità che ricalchi quella dei suoi conoscenti eterosessuali; Glen, invece, insegue costantemente il brivido del cambiamento, e ha il terrore di cristallizzare la sua vita in schemi predeterminati. Nel corso di un intero weekend, i due impareranno a conoscersi, scoprendo l’uno pregi e debolezze dell’altro, e vedendo nascere tra loro un tenero sentimento. Ma, col passare delle ore, si appresta il momento della partenza di Glen per un corso professionale negli Stati Uniti; e, con essa, la fine di un weekend e di un contatto che lascerà profondi cambiamenti in entrambi…

0
Posted 1 marzo 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo il successo di 45 anni, melodramma da camera impreziosito dalle interpretazioni di Charlotte Rampling e Tom Courtenay, la Teodora Film distribuisce ora in sala il precedente lavoro del regista inglese Andrew Haigh. Un’attenzione tardiva (il film risale al 2011) ma meritevole, visto l’assoluto valore del film di Haigh, lucida esplorazione delle dinamiche di un rapporto concentrato in tre, intensissimi giorni. Weekend, già presentato con successo in varie manifestazioni internazionali (l’ultima, l’edizione 2011 della Festa del Cinema di Roma) segue una strada opposta a quella del suo più celebrato successore: laddove quest’ultimo, infatti, metteva in luce problematiche, presunzioni ed ipocrisie di un rapporto esteso in un arco vitale di quattro decenni, qui il tempo è contratto e concentrato in un singolo fine settimana.

Tematiche specularmente opposte, ma identica attenzione per maschere, fragilità e dolori di personaggi che si ritrovano cambiati e messi a nudo (spesso costretti al confronto con la propria storia) dal contatto con l’altro. La tematica omosessuale, qui, non è che una delle tante componenti (con le sue peculiarità) di una love story che col suo mix di asprezze, e slanci di disarmante dolcezza, aspira all’universalità. Sullo sfondo, una città compartecipe del (melo)dramma, tra l’isolamento dei grigi palazzi in cui vive il giovane Russell, isolamento più tollerabile in quanto condiviso, e il caldo abbraccio di una notte ingannevole, capace di dare e togliere con la stessa esibita noncuranza. Nel guado, due esseri umani aggrappati l’uno all’altro, in un contesto sociale le cui ostilità (uno sguardo di stigma, un insulto gridato da lontano) restano quasi sempre fuori campo.

Trailer:

PRO

Elegante, intenso, attento nella scrittura quanto forte nella messa in scena, Weekend è uno dei migliori esempi di melò romantico (nel senso più alto del termine) di questa prima metà del decennio. Andrew Haigh, regista dichiaratamente gay (che al mondo omosessuale aveva dedicato il suo esordio, Greek Pete) evita di dirigere un film a tesi, rifiutando di dare centralità alle tematiche gay; al contrario, siamo di fronte a una love story che mette in luce le quotidiane battaglie, le ferite e le fragilità di due individui solo apparentemente opposti nell’approccio all’esistenza. Un melodramma di cui il tema gay non è che una delle componenti, trattata senza compiacenze ed ipocrisie; con uno sguardo che, al contrario, mescola una disarmante, a tratti brutale sincerità, con un’empatia spesso dolorosa. Sobrio ma forte nella regia, con un intelligente ed espressivo uso degli spazi (gli esterni, tra le luci calde della notte di una imprecisata città inglese, e quelle metalliche della periferia in cui abita il giovane protagonista), Weekend mostra una sicurezza e una maturità insolite per un regista al suo secondo lungometraggio: arrivando a risultare persino più efficace del successivo (e più celebrato) 45 anni. Come in quest’ultimo, parte del merito va a due interpreti dalla grande sensibilità (qui entrambi esordienti) efficacemente diretti e bilanciati nel peso narrativo dei loro personaggi: l’emergente Tom Cullen (in seguito messosi in luce con la serie Downtown Abbey) e il meno noto Chris New, un background teatrale e un’avviata, già interessante carriera nel panorama britannico indipendente.

CONTRO

Non si ravvedono reali difetti, nel film di Haigh. Weekend, nella sua sobrietà ed universalità, potrà forse deludere quegli spettatori che cerchino un approccio più esplicito al melodramma (laddove il regista britannico preferisce giocare col non detto e con le ellissi narrative); o quelli che si aspettino un’opera a tesi, che magari dia conto di una presunta “militanza” gay del regista. Se lo sguardo sul mondo omosessuale è lucido e realistico, Haigh non punta qui alla descrizione di una specificità, quanto piuttosto alla resa (a tutto tondo) del rapporto tra due individui, non esaurito (com’è giusto che sia) dalla loro omosessualità. Una scelta che a nostro avviso rende il film, e il suo stesso contatto con le materie che tratta, certamente più vivo e credibile.

GALLERY

Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInPin on PinterestTweet about this on TwitterShare on Tumblr

Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)