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VELENO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Ottimo approccio a un tema scottante e complesso, privo di retorica e concentrato intelligentemente sulla dimensione microsociale. Ottima anche la prova d’insieme del cast.

Contro


Si avverte una cesura troppo netta tra la prima e la seconda parte del film, unitamente a un brusco cambio di tono. La regia, minimale, risulta in sé anche abbastanza anonima.


In breve

Cosimo e Rosaria sono una coppia che vive in un paesino del casertano, proprietaria di un allevamento di bufale. I due cercano di tenere il loro terreno al riparo dalle mire di un malavitoso locale, che gestisce una vicina discarica abusiva dove vengono interrati rifiuti tossici. L’attività criminale sta lentamente avvelenando il territorio, ma Cosimo e Rosaria cercano di resistere; il fratello di lui Ezio (co-proprietario del terreno), con sua moglie Adele, ha invece deciso di scendere a patti con il clan criminale, collaborando con le attività di smaltimento illegale dei rifiuti, e tentando di convincere la coppia a vendere il terreno. Le pressioni dei malavitosi, mediate dal viscido e ambizioso avvocato Rino Caradonna, si faranno sempre più insistenti e minacciose, mentre la salute di Cosimo inizia a mostrare segni di compromissione…

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Posted 15 settembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Film di chiusura della Settimana Internazionale della Critica, nell’ambito della recente Mostra del Cinema di Venezia, Veleno è un’opera che si inserisce nel solco di una tradizione lunga e feconda per il nostro cinema (e non solo), ovvero quella della denuncia sociale. Secondo lungometraggio del regista napoletano Diego Olivares (il precedente, intitolato I cinghiali di Portici, è datato 2003), il film mette sotto la lente di ingrandimento la “terra dei fuochi” e le attività criminali che vi si svolgono, andando a raccontare in parallelo le vicende di tre famiglie. Tre diverse situazioni sociali, con tre diversi gradi di compromissione con il “veleno” (fisico e metaforico) che dà il titolo al film: il fermo rifiuto di qualsiasi compromesso con i criminali da parte di Cosimo e Rosaria, la rassegnata (e complice) disillusione del di lui fratello Ezio e della moglie Adele, la complicità organica, ma a suo modo ingenua, di un personaggio ambiguo, e in realtà fragile, come l’avvocato Caradonna.

Attraverso queste tre storie parallele, il film di Olivares delinea il ritratto di un territorio concretamente e moralmente compromesso, in cui l’unica alternativa sembra essere quella di fuggire o soccombere. La scelta della sceneggiatura è quella di esplorare principalmente la dimensione microsociale, facendo emergere il quadro più generale del contesto dalle dinamiche familiari (e affettive) che fanno incrociare e scontrare le vicende delle tre famiglie. In quello che vuole essere un ritratto sfaccettato di un degrado in certa misura invisibile, all’insegna di una divulgazione poco incline all’”urlo” e ai didascalismi, spicca un cast attentamente assemblato, efficace nel sostanziare i complessi rapporti tra i personaggi: al centro, la coppia protagonista formata da Massimiliano Gallo e Luisa Ranieri, affiancata, tra gli altri, dagli altrettanto efficaci Gennaro di Colandrea (nel ruolo di Ezio) e Salvatore Esposito (che dà il volto all’ambiguo Caradonna).

Trailer:

PRO

Dalla fotografia efficacemente raggelata, che delinea la “terra dei fuochi” come una gamma di sfumature di grigio, Veleno dribbla bene le trappole della retorica e di un approccio eccessivamente didascalico al soggetto, proprio di tanti esempi di cinema “civile” contemporaneo. Il film di Diego Olivares è efficacissimo nel rendere la realtà di un degrado invisibile quanto pervasivo tramite la dimensione microsociale, delineando una complessa geografia di rapporti affettivi e/o familiari, sostanziati da personaggi tutti efficacemente descritti. Senza inutili declamazioni, il contesto sociale e la sua durezza emergono bene dal quotidiano dei personaggi: in questo, molto fa l’ottima prova d’insieme del cast, tra cui spicca la coppia di protagonisti composta da Massimiliano Gallo e Luisa Ranieri. A questo proposito, mentre il primo si rivela efficace (anche) nel rendere il senso di una decadenza fisica che viene messa sullo schermo senza finti pudori, la seconda prende su di sé il peso di gran parte della seconda frazione del film, con una prova di notevole personalità e spessore emotivo.

CONTRO

Tra i limiti principali del film di Olivares, si può rilevare una troppo netta cesura tra la prima parte, tesa a delineare il contesto attraverso le vicende parallele delle tre famiglie protagoniste, e una seconda in cui il focus si concentra sull’odissea della coppia principale, e sulla di lui malattia. In questo senso, si avverte uno stacco abbastanza brusco, unitamente a un tono che (pur in modo abbastanza controllato) si sposta decisamente sul versante melò. Un cambio di registro, quest’ultimo, che la sceneggiatura non è riuscita a gestire al meglio. Inoltre, va sottolineato come la scelta di sobrietà e di “invisibilità” della regia abbia finito per rappresentare un limite per la tenuta drammaturgica, vista l’assenza di sostanziali guizzi e di momenti di forte incisività visiva.

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Marco Minniti

 
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