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VALERIAN E LA CITTÀ DEI MILLE PIANETI

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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Pro


Buona “confezione”, ottima cura scenografica, cast appetibile per larghe fasce di pubblico.

Contro


Inutilmente magniloquente, ridondante, narrativamente superficiale e disunito, appesantito da una durata eccessiva.


In breve

Valerian e Laureline sono due agenti speciali dei territori umani, che vengono assegnati ad una pericolosa missione su Alpha, metropoli galattica multietnica. Sulla stazione di Alpha, infatti, sembra essersi liberato un pericoloso virus, che sta contaminando l’intero territorio e ha già provocato la scomparsa di una squadra di militari inviati sul posto. Il comandante Flitt, che deve raggiungere la stazione per tenere una conferenza sulla crisi, incarica i due agenti di scortarlo nel viaggio. Una volta su Alpha, tuttavia, la stazione viene attaccata e Flitt rapito: quando Valerian e Laureline si mettono sulle sue tracce, scoprono una cospirazione che affonda le sue radici in un’antica guerra, e in un’ingiustizia perpetrata nel passato.

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Posted 22 settembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo la pausa degli anni 2000, la prevalente attività di produttore, e lo sviluppo di una factory capace di contendere l’appeal commerciale (e una consistente fetta di incassi) ai colossi hollywoodiani, Luc Besson è tornato da qualche anno a una regolare attività dietro la macchina da presa. L’ha fatto, l’ex enfant prodige di Le grand bleu e Nikita, adeguando il suo stile ai tempi, nonché ai modelli estetici e produttivi a cui lui stesso ha voluto guardare per i film da lui prodotti. Tra la saga animata di Arthur e il popolo dei minimei e gli esperimenti postmoderni di Angel-A e Lucy, passando per l’affresco storico di The Lady, il cinema di Besson occhieggia in modo esplicito i blockbuster hollywoodiani, con un’attenzione prevalente, a tratti quasi ossessiva, per la cura della “confezione” e per un’estetica accattivante per larghe fasce di pubblico.

Con questo Valerian e la città dei mille pianeti, ispirato a un fumetto francese del 1967, Besson compie tuttavia un salto produttivo importante, dando vita a quella che è in assoluto la produzione più costosa della storia del cinema francese: 197 milioni di euro in tutto, un budget più che doppio rispetto al film che deteneva il precedente record (Asterix alle Olimpiadi, che si attestava sui 78 milioni di euro). Il film segna anche il ritorno del regista francese alla fantascienza, 20 anni dopo l’ambizioso Il quinto elemento: e lo fa scegliendo un soggetto che (si dice) fu addirittura tra le fonti di ispirazione di George Lucas per la sua saga di Guerre stellari, e che vede come ambientazione un universo sci-fi di notevole complessità, potenzialmente in grado di generare una nuova saga. Un universo in cui Besson, alla recente fascinazione per il digitale e il green screen, ha aggiunto qui l’uso del 3D, altro elemento teso ad avvicinare il suo film agli analoghi prodotti hollywoodiani.

Trailer:

PRO

L’universo di Valerian e la città dei mille pianeti, mutuato dal fumetto originale, genera un fascino “di rimando” che non può non incuriosire lo spettatore cresciuto a pane e Guerre stellari. La fascinazione per un modello di sci-fi così complessa, capace di mescolare l’avventura di genere a riflessioni (qui solo accennate, ma presenti in nuce nel soggetto) su temi quali la politica, il potere e il rispetto delle diversità, è certamente un merito da ascrivere al film. La buona confezione generale, l’indiscussa cura scenografica, e il cast infarcito di volti noti (appartenenti a diverse generazioni di attori: ai due giovani protagonisti Dane DeHaan e Cara Delevingne si aggiungono tra gli altri Clive Owen, Ethan Hawke e Rutger Hauer) garantiscono al film un appeal immediato per una larga fascia di spettatori.

CONTRO

In linea con l’attuale, poco esaltante corso della carriera di Luc Besson, Valerian e la città dei mille pianeti trasforma il fumetto originale in un film ridondante, fintamente magniloquente, dal comparto visivo gratuitamente ipertrofico. Le roboanti sequenze d’azione di cui il film è infarcito sono spesso tirate inutilmente per le lunghe (vedi la lunghissima sequenza, in flashback, dell’attacco al pianeta Mül), mentre il regista sembra divertirsi a far avvicendare, davanti agli occhi dello spettatore, coloratissimi fondali che si mescolano senza soluzione di continuità; il tutto, con un’estetica da shoot ‘em up in prima persona (l’universo videoludico è occhieggiato più volte) che traslata tal quale sullo schermo genera noia e fastidio. La sceneggiatura, disunita e inutilmente dilatata (i 137 minuti del film sono decisamente troppi) perde spesso di vista il plot principale, disperdendosi in sottotrame poco incisive (l’accennata vicenda della mutante Bubble, interpretata da Rihanna) e riacqustando un minimo di compattezza solo negli ultimi tre quarti d’ora. Ai limiti narrativi e di regia del film si somma inoltre una recitazione poco incisiva, che ai due legnosi protagonisti (impegnati in un accenno di stereotipata love story) unisce le poco convinte prove del resto del cast, malamente sprecato in caratteri monodimensionali. Il flop del film al botteghino statunitense, dalla portata direttamente proporzionale alle considerevoli risorse economiche che vi sono state investite, rende improbabile l’inizio di un nuovo (e invero poco auspicabile) franchise.

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Marco Minniti

 
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