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UNA GITA A ROMA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
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2/ 5


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Pro


Sincero nelle sue intenzioni di base, capace di arrivare in modo semplice e naturale al suo target.

Contro


Privo di spunti degni di nota nella regia, con un’impostazione da fiction generalista, piatto nella narrazione.


In breve

Per il suo nono compleanno, Francesco ha appena ricevuto dai suoi il regalo che da tempo aspettava: quello di una gita a Roma. Il ragazzino, grande appassionato d’arte, brama infatti da sempre un viaggio nella Capitale, allo scopo di scoprire le sue tante bellezze: in particolare. Francesco sogna di visitare i Musei Vaticani e la Cappella Sistina. Quando, tuttavia, l’agognato regalo arriva, nella forma di un viaggio in treno insieme alla mamma Lea e alla sorellina Maria, un problema nella casa di famiglia di Latina costringe i tre a tornare precipitosamente indietro. Sul treno in procinto di partire, approfittando di una momentanea distrazione della madre, i due bambini decidono di scendere e di visitare la Capitale per conto proprio. Inizia per loro un’avventura che li porterà a contatto con luoghi e volti curiosi, strani, a volte pericolosi. Nel frattempo Lea, sconvolta non appena si rende conto dell’accaduto, allerta suo marito e le autorità per mettersi alla ricerca dei due ragazzini…

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Posted 30 aprile 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Attrice attiva prevalentemente a teatro e in televisione, costruitasi un nome nell’ambito della fiction generalista (Boris è il prodotto che la impose maggiormente all’attenzione del pubblico), Karin Proia esordisce con questo Una gita a Roma nella regia di un lungometraggio. Un esordio, quello dell’attrice di Latina, che vuole rifarsi nel titolo a certa commedia turistica anni ‘50, con lo scopo di raccontare i luoghi e gli umori di una Capitale vista e ripresa “ad altezza di bambino”. Una vicenda che, per stessa ammissione dell’attrice, gode di una forte componente autobiografica, nata direttamente dalla sua esperienza di bambina della provincia; nonché dalla sua idealizzazione di Roma come luogo geograficamente vicino quanto mitico nelle aspettative.

Il viaggio dei piccoli Francesco e Maria diventa così, nella fabula del film, primo vero contatto col mondo e primo distacco dal cordone ombelicale familiare. Un viaggio in cui la meraviglia e la dimensione fiabesca si mescolano allo spaesamento, il gusto della scoperta alla costernazione nell’apprendere che non tutto ha la veste luccicante e immacolata che ci si aspettava. La conclusione del viaggio, col raggiungimento dell’agognata meta, vedrà i due ragazzini (e in particolare il personaggio di Francesco) un po’ più consapevoli del mondo che hanno intorno; ma anche il mondo adulto un po’ più disposto ad accoglierne le istanze.

A dare il volto alla madre dei due piccoli protagonisti, troviamo la stessa regista, mentre due nomi di peso come Claudia Cardinale e Philippe Leroy interpretano due anziani fratelli che si inseriscono nella galleria di volti che i due incontrano nel loro viaggio.

Prima dell’uscita in sala, il film (patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma) è stato presentato nell’edizione 2016 dell’indipendente Female Eye Film Festival di Toronto, nel corso del quale ha ricevuto il premio per il Miglior Film Straniero.

Trailer:

PRO

Film piccolo nelle dimensioni produttive, lieve nel tono e garbato nello svolgimento, Una gita a Roma è caratterizzato da una sincerità d’intenti innegabile. Il racconto del viaggio di Francesco e Maria è semplice, diretto, capace di arrivare al suo target (principalmente un pubblico di famiglie) senza particolari fatiche. Particolarmente indovinati e divertenti si rivelano i due personaggi interpretati da Philippe Leroy e Claudia Cardinale, sorta di specchio (nel bene e nel male) per i due piccoli protagonisti in un ipotetico futuro.

CONTRO

Il film di Karin Proia denuncia fin da subito la sua impostazione da fiction televisiva generalista, con una messa in scena che sembra figlia diretta dell’esperienza della regista sul piccolo schermo. La fotografia piana, praticamente priva di profondità di campo, non fa molto per valorizzare le scenografie urbane, conferendo al tutto un mero look da film-cartolina, che si affida in modo pressoché esclusivo alle peculiarità degli ambienti ritratti. Manca, nel film, una vera personalità registica, mentre la narrazione si snoda nel modo più piatto e risaputo, senza sorprese o sussulti. Il viaggio dei due piccoli protagonisti (da rivedere la loro recitazione) è raccontato con le modalità più trite e facili, restando ancorato a un’impostazione scolasticamente “buonista”, e difettando proprio dell’autentico senso di meraviglia che la storia vorrebbe evocare; al di là di qualche singolo momento riuscito, il film non si distacca mai da un’impostazione manierata da prodotto per famiglie, a cui si riconosce certo l’onestà di base, ma che resta anche privo di spunti (registici o narrativi) realmente degni di nota.

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Marco Minniti

 
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