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UN RE ALLO SBANDO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Convincente allegoria di un continente e della sua crisi, efficace il registro grottesco espresso attraverso il mockumentary.

Contro


Lo stesso registro grottesco, quando esasperato, sembra a volte frutto di un calcolo. Non tutte le suggestioni del film trovano adeguato approfondimento.


In breve

Nicola III, re del Belgio, parte per una visita ufficiale in Turchia, accompagnato dal regista inglese Duncan Lloyd; questi è incaricato di documentare il viaggio, allo scopo di avvicinare la figura del monarca alla gente comune. Né il monarca né il cineasta, tuttavia, sospettano dell’incredibile avventura in cui il loro viaggio è destinato a trasformarsi: proprio durante il soggiorno del re a Istanbul, infatti, arriva la notizia che la Vallonia, metà meridionale del Belgio, si è dichiarata indipendente. In più, proprio mentre il re sta organizzando un precipitoso rientro in patria, una tempesta solare mette fuori uso le comunicazioni e il traffico aereo. Isolato, con tutti i canali di comunicazione bloccati, oggetto di un tentativo di “sequestro” da parte delle autorità turche, Nicola non si perde d’animo, imbarcandosi in un pericoloso viaggio via terra attraverso l’Europa orientale: diretto, sotto falsa identità, proprio verso il suo spaccato paese.

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Posted 8 febbraio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Sono cineasti a cui senz’altro non manca l’originalità e l’eclettismo, Peter Brosens e Jessica Woodworth. Già documentaristi, passati da circa un decennio al cinema di finzione (ma sempre con uno sguardo, tra il naturalista e l’antropologico, che tradisce chiaramente la loro formazione) i due registi belgi sono tornati alla Mostra del Cinema di Venezia nell’appena concluso 2016, dopo l’affermazione (risalente a quattro anni fa) del loro La quinta stagione. E lo hanno fatto, i due cineasti, con un’opera che, in apparenza, è quanto di più distante si possa immaginare dal loro plumbeo dramma del 2012.

Questo Un re allo sbando (fuorviante traduzione del più neutro titolo originale, King of The Belgians) è infatti una sorta di mockumentary a tema politico, una commedia grottesca che unisce il linguaggio documentaristico alla fantapolitica, facendo una ricognizione allegorica su un’Europa in crisi. Le pulsioni particolariste, dal forte potenziale disgregatore, che attraversano in questo periodo il Vecchio Continente (la Brexit, che ne è esempio emblematico, si concretizzava poco dopo la fine delle riprese) si traducono in una surreale odissea di un monarca privo di spessore politico, che nella dimensione del viaggio riesce a riscoprire il suo spessore umano.

In mezzo, una caricaturale parata di figure sopra le righe, a rappresentare un continente che pare aver smarrito la più elementare visione comune, ma che forse può ritrovare un’identità (e una ragion d’essere) nell’attenzione alle piccole storie che, finora inascoltate, si agitano al suo interno.

Trailer:

PRO

L’allegoria acida, benché virata in commedia, di un continente allo sbando che si spacca proprio nel suo cuore (quel Belgio in cui risiedono le principali istituzioni europee) incuriosisce, aggancia l’attenzione e diverte. Quella del re interpretato da Peter Van den Begin è un’Odissea che conserva del suo referente il motivo del viaggio (fisico e metaforico) e di una terra sognata che è più utopia che realtà; il tutto, nella visione dei due registi, è virato tuttavia al grottesco, alla consapevole caricatura, a una galleria di figure sopra le righe che rappresentano (con arguzia) tutte le contraddizioni della modernità. Il linguaggio scelto, quello del finto documentario, si rivela funzionale alle intenzioni dei due cineasti, che nel netto cambio di registro rispetto alle loro precedenti opere, dimostrano anche un notevole eclettismo.

CONTRO

Il registro del mockumentary, specie per certe scelte esasperatamente (benché consapevolmente) grottesche, fa nascere a tratti il sospetto di un calcolo, di una scelta studiata a tavolino per “vestire” il film di una veste accattivante. Non tutti i temi e le suggestioni che il film, e il suo protagonista, affrontano, trovano un adeguato approfondimento nella storia, mentre il sospetto di compiacimento fa capolino anche nella scarsa credibilità di certe figure (ne è esempio l’ex criminale di guerra serbo, personaggio in sé poco contestualizzato).

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Marco Minniti

 
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