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UMANO NON UMANO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
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Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
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Pro


Documento fondamentale di un preciso periodo storico, e di un sentire artistico ed estetico quasi dimenticato.

Contro


Chi al cinema richiede una narrazione coerente, o anche solo una forma organizzata, ne stia lontano.


In breve

Frammenti di immagini e suoni, senza un preciso filo conduttore, accompagnano lo spettatore lungo un viaggio tra il cinema, l’arte e la sperimentazione. Mick Jagger canta Street Fighting Man, Keith Richards gioca con un sintetizzatore, le immagini di uno sciopero e di un picchetto si alternano a quelle, in bianco e nero e sgranate, di vari movimenti terzomondisti. Una coppia litiga furiosamente, in una festa privata si agitano individui che muovono la bocca senza emettere suoni, lo schermo viene strappato, a rivelare un altro livello di realtà. Il poeta Sandro Penna legge i suoi versi davanti alla macchina da presa, testimonianza preziosa di un’idea e di un’impossibilità alla resa. È la fine degli anni ‘60, e lo scopo del regista Mario Schifano è quello di separare il non umano del capitalismo dai pezzi di umano sparsi, rigorosamente non organizzati, che si alternano davanti alla sua macchina da presa.

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Posted 18 aprile 2016 by

 
Recensione completa
 
 

La serata del 13 aprile 2016, organizzata per festeggiare i sedici anni e mezzo della RaroVideo, ha visto la proiezione al Teatro Quirinetta del film sperimentale Umano non umano di Mario Schifano, che verrà presto editato in home video. Scomparso nel 1998, Schifano fu tra i più significativi autori del cinema sperimentale italiano, pittore prima che regista, artista decentrato ed esponente di un’avanguardia che si legava direttamente ai movimenti politico/sociali degli anni ‘60 e ‘70. Quest’opera, sperimentazione libera al confine tra i linguaggi (il documentario, la pittura, la musica e la poesia) è la seconda della cosiddetta “Trilogia per un massacro”: tre lungometraggi (Satellite e Trapianto, consunzione, morte di Franco Brocani, gli altri due) che l’artista dedicò all’esplorazione della contemporaneità.

In una serata che è culminata con la proiezione (in un’apprezzabile copia restaurata) del film di Schifano, i giornalisti e gli appassionati intervenuti al Quirinetta hanno potuto ripercorrere la storia del marchio home video, attraverso tre filmati riepilogativi e le parole di Gianluca Curti (fondatore del gruppo Minerva/RaroVideo) e dei colleghi Davide Pulici e Manlio Gomarasca, collaboratori storici ed editori della rivista Nocturno. Uno sguardo onnicomprensivo sul lavoro di una casa che si è caratterizzata per la sua ecletticità e la sua attitudine a mescolare disinvoltamente “alto” e “basso”, anticipando (molto prima dell’epoca del web) molte di quelle che saranno le attuali tendenze critiche e di studio sul mondo della Settima Arte.

PRO

Quello di Schifano, come molte opere coeve, è un documento prezioso di un sentire, e di un modo di fare cinema e arte, oggi quasi dimenticati. Orgogliosamente indipendente, senza appigli narrativi di sorta, Umano non umano è selezione e giustapposizione, più che flusso: blocchi che si autogiustificano raccontando ognuno un pezzo di presente, riproducendolo nella sua interezza o trasfigurandolo, facendone descrizione puntuale, vertigine estatica o deformazione lisergica. Un’opera che non può essere giudicata a sé, ma solo attraverso un suo corretto inquadramento in un percorso artistico, sociale e politico, nonché nel preciso contesto storico che la racchiude. Lo spettatore ignaro potrà trovarvi pezzi di contemporaneità sopravvissuti, frammenti di cultura di massa e memoria, di arte e commozione (la lettura dei versi di Sandro Penna). Gli stimoli intellettuali ed estetici, in un’opera che viene giustamente sottratta all’oblio, di certo non mancano.

CONTRO

La sola “controindicazione” che possiamo trovare alla visione del film di Schifano è quella più ovvia: gli integralisti del cinema narrativo, o anche solo di una visione che presenti codici e simbologie immediatamente decodificabili, farebbero meglio a starne lontani. La forma dell’home video, con gli indispensabili materiali informativi quali supporto ed integrazione, può aiutare lo spettatore ad orientarsi nelle suggestioni proposte dal film, e nelle idee che lo muovono; un possibile punto di partenza per una ricognizione che si estenda a un intero movimento artistico, e a tutto un periodo storico.

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Marco Minniti

 
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