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ULYSSES: A DARK ODYSSEY

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Interessante esempio di sci-fi distopica ispirata a una fonte classica, con una intelligente struttura da thriller.

Contro


La fotografia del film risulta poco incisiva, mentre si resta un po’ perplessi dalla recitazione di alcuni degli attori, nonché dal modo in cui si giunge al finale.


In breve

Siamo nella metropoli di Taurus City, in un futuro distopico non troppo distante da noi. Il militare Johnny, soprannominato Ulysses, è appena tornato dalla guerra, ed è attualmente vittima di un’amnesia parziale che gli impedisce di ricordare il suo periodo al fronte, nonché le circostanze del suo ritorno. Risvegliatosi su una spiaggia, completamente nudo, l’uomo sa soltanto di dover rivedere sua moglie Penelope, da cui è stato distante per ben sette anni. Non appena si mette in cerca di Penelope, però, Johnny attira su di sé le attenzioni della polizia locale, fortemente influenzata dal magnate Mr. Ocean, una sorta di dittatore che regge le fila di tutte le istituzioni. Tra bassifondi pericolosi, personaggi ambigui, vecchi amici e nuovi nemici, Johnny/Ulysses recupererà poco per volta la memoria, ricostruendo la sua storia personale e cercando di ricongiungersi con sua moglie, vivendo la sua personale Odissea.

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Posted 11 giugno 2018 by

 
Recensione completa
 
 

Capita, da qualche anno, che progetti italiani indipendenti, spesso di genere, riescano a radunare un cast internazionale di una certa consistenza, proponendosi come prodotti (in primo luogo) passabili di essere esportati all’estero. È stato così per il fantascientifico 2047 – Sighs of Death di Alessandro Capone, come per il successivo Andron – The Black Labyrinth di Francesco Cinquemani, nonché per il recente The Broken Key di Louis Nero. Prodotti tutti afferenti (seppur in modo diverso) a una fantascienza distopica che, nel nostro cinema, sta faticosamente cercando di ritrovare una sua via, e una possibile cittadinanza. Se tutti i film sopra citati, per motivi diversi, hanno finito per mancare sostanzialmente il bersaglio, facendo pesare in modo visibile un dislivello di budget (ma anche, in primis, di visione) rispetto agli omologhi d’oltreoceano, sorte migliore l’ha avuta questo Ulysses: A Dark Odyssey, thriller d’azione che rilegge l’Odissea in un futuro distopico non troppo lontano dal nostro mondo.

L’ambientazione del film di Federico Alotto (già musicista e autore di corti, nonché regista del found footage horror The Spirit Chaser) è una Torino appena trasfigurata rispetto alla città che conosciamo, ribattezzata Taurus City dalla sceneggiatura. Il futuro del film mescola arditamente il poema omerico al Neuromante di William Gibson, suggestioni da fantascienza cyberpunk con un intreccio noir, un ricercato realismo (specie nella gestione delle scene d’azione) a inserti animati che occhieggiano al mondo del fumetto. Le suggestioni di partenza sono quelle di una sci-fi che estremizza le inquietudini che oggi circondano l’Unione Europea (e i suoi possibili sviluppi) nel senso di una società dispotica e autoritaria, percorsa da tensioni sociali e fermenti di rivolta, disordini e spinte anarchiche. Il protagonista, interpretato dal produttore Andrea Zirio, è colto nel bel mezzo di un’Odissea di cui dovrà ricostruire, pezzo per pezzo, la parte che la sua memoria non è riuscita a trattenere. A fronteggiarlo, l’ambiguo villain col volto di Danny Glover, mentre ad aiutarlo troviamo una vasta schiera di comprimari, tra cui si segnalano i volti di Udo Kier e Skin.

Trailer:

PRO

Il tentativo di Alotto di riportare in Italia la sci-fi distopica in un progetto dalla natura indipendente, perseguendo una via personale al genere, va sicuramente premiato. La Taurus City della storia, ripresa dall’alto in campi lunghissimi notturni, o al contrario colta in brevi dettagli che ne mettono in evidenza il degrado, è vicina alle nostre metropoli e contemporaneamente “aliena”: è una visione possibile, tutt’altro che rassicurante, che la regia sceglie (sfruttando in modo funzionale le limitazioni di budget) di mostrarci solo per lo stretto indispensabile. In questo senso, il film può essere assimilabile a un altro esempio recente di thriller di fantascienza, l’altrettanto indipendente, meno riuscito ma per molti versi ugualmente interessante, L’ultimo sole della notte. La struttura da thriller, con la progressiva ricostruzione della memoria del protagonista, riesce quasi sempre a tener viva l’attenzione, mentre si apprezzano il realismo e la crudezza (che non lesina il giusto tasso di violenza) delle poche, e ben dosate, sequenze d’azione. Interessanti risultano anche i brevi inserti disegnati che scandiscono le varie tappe della storia, mentre si apprezza l’interpretazione dell’esordiente Andrea Zirio, un Ulisse postmoderno enigmatico e di buona resa espressiva.

CONTRO

Questo Ulysses: A Dark Odyssey trova i suoi limiti innanzitutto in una fotografia eccessivamente piana, che non sporca a sufficienza l’immagine e non sfrutta al meglio la profondità di campo, mentre la recitazione di qualche comprimario (in primis quella Skin che già non aveva dato gran prova di sé nel precedente Andron – The Black Labyrinth, e che qui conferma i suoi limiti) risulta deficitaria in modo evidente. Si resta un po’ perplessi per il ruolo del personaggio di Udo Kier, e per il modo in cui questo viene sfruttato, un po’ meccanicamente e pretestuosamente, per arrivare alla conclusione della vicenda. Tutto il pre-finale, in un film che fino a quel momento (nelle sue quasi due ore di durata) si era preso il suo tempo per delineare la vicenda, appare di fatto eccessivamente affrettato.

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Marco Minniti

 
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