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TUTTI I SOLDI DEL MONDO

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Film tecnicamente valido, ben confezionato, con un ottime interpretazioni da parte del cast (Plummer in testa) e una valida ricostruzione d’ambiente e storica.

Contro


Il melodramma familiare al centro della storia è abbastanza stereotipato, anche a causa di una rappresentazione troppo convenzionale della figura del vecchio magnate.


In breve

10 luglio 1973: a Roma, in pieno centro, un gruppo di membri della ‘Ndrangheta rapisce il sedicenne John Paul Getty III, nipote del magnate del petrolio nonché uomo più ricco del mondo, J. Paul Getty. Il giovane vive da tempo con sua madre, dopo il divorzio dei suoi genitori, e non ha più contatti con la famiglia paterna. Quando i rapitori fanno la loro richiesta di riscatto, i media rimangono sbalorditi apprendendo la decisione del miliardario Getty di non sborsare neanche una piccola parte della cifra richiesta. Il destino del giovane Paul sembra così segnato: ma sua madre, Gail Harris, inizia una personale battaglia, anche contro l’avido ex suocero, per salvare la vita al ragazzo. Ad affiancarla, l’ex agente della CIA Fletcher Chase, che dovrà mediare tra il rigido diniego del vecchio Getty a pagare il riscatto, e la disperata determinazione di Gail nel riavere suo figlio vivo.

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Posted 7 gennaio 2018 by

 
Recensione completa
 
 

E’ già un film noto e chiacchierato, Tutti i soldi del mondo, per ragioni che tuttavia esulano dal discorso prettamente cinematografico: è noto, infatti, come Ridley Scott e la Sony abbiano deciso di eliminare dal film la presenza di Kevin Spacey (interprete originario del vecchio J. Paul Getty) a seguito dello scandalo sulle molestie sessuali che ha coinvolto l’attore, rigirando da capo tutte le scene che lo vedevano coinvolto. Il film ha visto così una post-produzione che è proceduta praticamente in parallelo alle riprese aggiuntive, in cui Christopher Plummer ha sostituito Spacey nel ruolo dell’avido magnate del petrolio: una scelta, quella di Plummer, che secondo Scott sarebbe stata in realtà la prima da lui originariamente messa in campo, in seguito bocciata dalla Sony in favore del più riconoscibile Spacey.

A prescindere da una polemica che, inevitabilmente, ha convogliato su di sé tutta l’attenzione di media e pubblico, finendo per sovrapporsi all’interesse per il film, va rilevato come Tutti i soldi del mondo riporti Scott alla dimensione del noir a sfondo sociale e storico (seppur relativamente vicino nel tempo), dopo la parentesi sci-fi di Sopravvissuto – The Martian e Alien: Covenant. Un territorio già in passato battuto in passato dal regista britannico, in cui Scott torna a muoversi mettendo in primo piano un periodo (quello degli anni ‘70) diviso tra le propaggini della cultura hippie e l’inquietudine portata dalla nuova crisi del petrolio, giustapponendo una realtà americana ancora (illusoriamente) legata alle visioni del peace and love post-Woodstock, a un’Italia che iniziava a essere stretta, sempre più inesorabilmente, tra la violenza mafiosa e quella terroristica.

Una visione in cui il potere economico avversato dalla controcultura dell’epoca assume un nome e un volto, desacralizzato e riportato alla sua dimensione terrena: quella di un milionario che cela un umanissimo rancore (quello verso la nuora, rea di aver sottratto il nipote alla dinastia di famiglia) dietro l’immagine di un’avida macchina per fare soldi, capace di monetizzare la vita e la morte, persino la propria e quella delle persone a sé più care.

Trailer:

PRO

Impreziosito da un’ottima fotografia, che fa sfumare il bianco e nero della prima sequenza in una tavolozza cromatica improntata ai toni cupi, che ben rendono il clima plumbeo e poco amichevole degli anni ‘70, Tutti i soldi del mondo si giova innanzitutto di una ricostruzione d’ambiente sontuosa e realistica, oltre che della notevole interpretazione di Plummer nel ruolo del vecchio magnate. Proprio a proposito di quest’ultima, va sottolineato come l’interprete canadese si sia calato con naturalezza nel ruolo dell’inquieto Getty, riempiendo di carisma la lettura (invero un po’ schematica) che la sceneggiatura fornisce del personaggio, e non facendo avvertire la disarmonia con il resto di un film inizialmente pensato per un altro interprete. Un’operazione, quella di armonizzazione tra le sequenze originali e quelle girate ex novo, della cui riuscita va dato atto innanzitutto al solido mestiere di Scott, oltre che a un lavoro di montaggio intelligente ed efficace. Oltre all’ottima resa collettiva del cast (aggiungeremmo anche la buona prova di Michelle Williams) vanno sottolineati alcuni pregevoli pezzi di regia, tra cui annovereremmo la lunga sequenza conclusiva, una caccia all’uomo notturna snodatasi sul surreale, desertico sfondo delle strade vuote di una cittadina del sud Italia.

CONTRO

Blockbuster ben pensato e confezionato, diretto da un regista che in quanto a “mestiere” ha tuttora pochi rivali a Hollywood, Tutti i soldi del mondo soffre tuttavia di una scrittura convenzionale, ingabbiata in uno schema (quello del thriller a sfondo politico e finanziario) che non fa vivere e respirare adeguatamente i personaggi. La rappresentazione sopra le righe, tutta esplicita e poco sfumata, del carattere del personaggio interpretato da Plummer, toglie ad esso profondità e fascino; non basta l’ottima prova dell’attore canadese per supplire a dialoghi che banalizzano la singolare mistura tra ossessione per il denaro e gelosia familiare, inquietudine personale e brama di potere, che caratterizzano in potenza il personaggio. La prematura uscita di scena del Getty interpretato da Andrew Buchan (padre di Paul) dà un quadro monco, involuto, del (melo)dramma familiare che dovrebbe essere alla base del film. Poco credibile, e altresì abbastanza convenzionale, appare inoltre la figura del gangster interpretato da Romain Duris, rapitore (quasi) pentito, personaggio di fantasia che avrà un certo peso nell’evoluzione della vicenda.

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Marco Minniti

 
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