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TRAFFICANTI

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Buona regia, ritmo vivace, temi di un certo spessore trattati (pur in modo semplificato) nel contesto di un prodotto mainstream.

Contro


Concezione furba, scarso approfondimento dei personaggi, prevedibilità dell’intreccio. Il personaggio interpretato da Bradley Cooper è di fatto sottoutilizzato.


In breve

Miami, 2005. David Packouz vive con la sua fidanzata Liz, facendo il massaggiatore e cercando di vendere pregiate lenzuola presso case di riposo locali per anziani. Un giorno, durante un funerale, David incontra per caso un suo vecchio amico, Efraim Diveroli; questi, dopo aver lavorato per qualche anno vendendo armi per suo zio, ha ora aperto una sua attività. Efraim fa infatti da intermediario tra il governo americano e le principali aziende belliche, garantendo al governo le forniture più piccole che vengono destinate alla campagna statunitense in Iraq. La sua attività, che in breve tempo gli ha garantito ingenti guadagni, inizia a interessare David quando Liz rimane incinta, e la vita dei due necessita di un’ulteriore fonte di guadagno: David inizia così a lavorare con l’amico, riuscendo in breve a far fare un ulteriore salto di qualità alla compagnia, e innalzando notevolmente il proprio tenore di vita. Quando, tuttavia, i due si aggiudicano un’importante fornitura di proiettili destinata all’esercito afghano, e si rivolgono per questo a un trafficante albanese, le conseguenze della loro attività inizieranno a sfuggir loro di mano.

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Posted 17 settembre 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Le campagne militari statunitensi in Afghanistan e in Iraq, le cui conseguenze non cessano ancor oggi di farsi sentire nelle drammatiche vicende della politica internazionale, sono da anni fonte di interesse per il cinema, specie per quello americano. A differenza della maggior parte dei suoi colleghi che si sono confrontati col tema, il regista Todd Phillips sceglie tuttavia in questo Trafficanti (War Dogs nella versione originale) di narrare una poco nota vicenda di cronaca legata ai due conflitti, usando il registro della commedia: l’ispirazione iniziale è un articolo scritto dal giornalista Guy Lawson per la rivista Rolling Stone, in seguito incluso in un libro intitolato Arms and the Dudes.

Phillips, noto per la fortunata trilogia de Una notte da leoni, dirige una sorta di gangster movie sui generis ad ambientazione bellica, innervato da robuste dosi di umorismo che vedono mattatore (pressoché) assoluto l’ingombrante figura di Jonah Hill, nei panni del trafficante Efraim Diveroli. Questi, insieme al collega Miles Teller, dà vita a una coppia che vuole incarnare, con cinismo e spregiudicatezza, il lato oscuro del Sogno Americano, gettando un po’ di luce sui retroscena della politica internazionale statunitense, e su un “lavoro sporco” che implica crimini e spregiudicati compromessi.

Traslata su un palcoscenico internazionale, la parabola è quella classica di ascesa e caduta di tutti gli antieroi del noir americano (non è un caso la presenza del poster di Scarface sui muri dell’ufficio di Efraim), vivacizzata da un approccio alla messa in scena nel segno dell’intrattenimento trasversale (quindi attento a non eccedere nei quantitativi di violenza) e da composizioni rock dal ricercato sapore vintage. In mezzo, il sempiterno tema dell’amicizia e della lealtà tradita, anch’esso motivo forte del noir che viene consapevolmente occhieggiato dalla sceneggiatura, scritta a sei mani da Phillips insieme a Stephen Chin e Jason Smilovic.

Trailer:

PRO

Il film di Phillips (reduce dal poco felice terzo episodio della sua saga de Una notte da leoni) riesce a intrattenere con ritmo e mestiere, trattando al contempo un tema (i retroscena delle guerre “per la democrazia” combattute negli ultimi anni dagli USA) non certo nuovo ma mai abbastanza sviscerato. La presenza di Jonah Hill, e il mood fracassone che si respira per larghi tratti del film, riescono a garantire a questo Trafficanti un approccio consapevolmente mainstream, sempre attento alle esigenze del pubblico generalista; blandito anche, quest’ultimo, da una colonna sonora che pare ribadire l’anima intimamente stars and stripes della storia (le composizioni, perlopiù provenienti dagli anni ‘70, rappresentano in realtà classici intergenerazionali del rock americano). Pur negli schematismi della sua trama, il film non presenta sostanziali cedimenti di ritmo, ribadendo nella sua narrazione, pur in forma di commedia, le regole della più classica epica noir tramandata in decenni di cinema americano.

CONTRO

Il limite di Trafficanti risiede in una concezione narrativa furba, consapevolmente all’insegna dello schematismo, priva di stratificazione e volta a ribadire “tipi”, e ruoli, stereotipati e risaputi: fin dall’inizio, pur non conoscendo i fatti di cronaca a cui il film si ispira, si nutrono ben pochi dubbi sui suoi sviluppi e sulla sua conclusione. I temi al centro della trama sono approcciati in modo diretto ma superficiale, volutamente semplificato, allo scopo di renderli maneggiabili da una commedia d’azione dal carattere mainstream; lo stesso registro comico risulta spesso poco integrato con i temi noir al centro della trama, finendo inevitabilmente per cedere il passo al carattere più nero del soggetto. Se, nella coppia protagonista, la figura di Jonah Hill finisce per mettere in ombra quella del pur bravo Teller, sottoutilizzato risulta un interprete come Bradley Cooper, nei panni di un trafficante che avrebbe probabilmente meritato altro e diverso peso nella trama.

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Marco Minniti

 
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