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THE STRANGER

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Horror enigmatico, non senza fascino, impreziosito da un'efficace location e da tematiche cupe e malinconiche.

Contro


Narrazione, per buona parte della storia, lenta e macchinosa, villain poco credibile, temi già visti.


In breve

In una remota cittadina del Canada giunge un uomo enigmatico di nome Martin, il cui passato sembra legato, in modi sconosciuti, a quello della comunità. L’uomo si presenta, una notte, alla porta di Sonia, infermiera locale, e di suo figlio Peter, giovane graffitaro, chiedendo notizie di una donna che viveva lì anni prima. In seguito, subisce un’aggressione da parte di alcuni balordi, che lo picchiano selvaggiamente e lo accoltellano, abbandonandolo poi (apparentemente privo di vita) in un fosso. L’uomo, in realtà ancora vivo, viene soccorso da Peter, che ha assistito all’intera scena; il ragazzo lo porta nella sua casa, e convince sua madre a prestargli le necessarie cure. Tuttavia, ospitando lo sconosciuto, madre e figlio si sono esposti a un pericolo mortale: il padre di uno degli aggressori, infatti, è il vice­capo della polizia locale, che era intenzionato a nascondere il corpo e a mettere tutto a tacere. Ora, sia la polizia che i teppisti sono sulle tracce di Martin, ed entrambi non esitano a minacciare e aggredire Peter e sua madre, pur di mettere le mani sulla loro preda; ma, presto, i due scopriranno con sgomento che il pericolo che corrono è ancor più grande. Un pericolo che affonda le sue radici nello stesso passato del ragazzo, e che si traduce in un antico contagio, e in un legame con lo sconosciuto di cui lo stesso Peter non era a conoscenza…

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Posted 23 giugno 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Tra i film presentati in anteprima nella trentacinquesima edizione del Fantafestival, destava molta curiosità questo The Stranger: il film, infatti, rappresenta l’esordio in lingua inglese del regista cileno Guillermo Amoedo, già collaboratore di un nome di peso del cinema horror moderno come Eli Roth (Amoedo aveva infatti co­sceneggiato il suo The Green Inferno). Proprio Roth ha patrocinato personalmente, producendola, quest’opera del cineasta cileno, che sfrutta una location inusuale (quella di una minuscola, e apparentemente sonnolenta, cittadina canadese) per lo scatenamento di un orrore che resta dapprima enigmatico, sottotraccia, non esplicitato nei suoi contorni. The Stranger, in effetti, rifiuta di scoprire da subito le sue carte, mantenendo questa sua natura enigmatica, non definita, per quasi tre quarti della sua durata: la storia di Martin, del suo legame col giovane Peter, e della caccia che di cui i due, insieme all’infermiera Sonia, sono fatti oggetto, presenta dapprima i contorni del thriller realistico; l’elemento sovrannaturale è inizialmente solo suggerito (nel rapido ristabilimento dell’uomo dopo l’aggressione subita) mentre inizialmente il focus della storia è rappresentato dalla vicenda di violenza e abbandono legata al passato del ragazzo. Solo in seguito, in modo inatteso, il film fa una decisa virata verso il genere fantastico, rivelando la natura del legame che unisce Martin e Peter, e caricando la storia di un mood ancor più cupo e malinconico. L’arrivo dell’uomo ha squarciato il velo di ipocrisia di una comunità marcia fin dalle fondamenta, ma ha anche rivelato a Peter un destino durissimo da accettare. Quello di un solitario, perenne e notturno outsider.

PRO

The Stranger non manca, visivamente e tematicamente, di fascino e magnetismo. Intriga l’enigmaticità della sceneggiatura, e il suo rifiuto di scoprire da subito le sue carte: si intuisce fin dall’inizio che nella storia dello sconosciuto Peter c’è un che di non esplicitato, un “non detto” la cui rivelazione viene sistematicamente e ripetutamente differita. Convince anche la descrizione di una comunità apparentemente tranquilla, in cui si annida tuttavia il germe di una violenza a cui basta poco per scatenarsi: l’arrivo di un corpo estraneo, di uno sconosciuto che da subito squarcia il velo di ipocrisia che accomuna criminali e poliziotti, cittadini e istituzioni. La rivelazione della natura del legame tra Peter e Martin, inoltre, carica il film di un senso di ineluttabilità funereo, che prescinde anche dalla risoluzione (piuttosto convenzionale) della vicenda: l’esistenza del ragazzo, inevitabilmente, non sarà più la stessa. La conoscenza del suo passato, e la sua stessa salvezza, sono state infine pagate a caro prezzo.

CONTRO

Il pregio principale di The Stranger, la sua natura enigmatica e il suo orrore per larga parte implicito nel racconto, ha il suo contraltare in un’assenza (sostanziale) di ritmo in tutta la sua prima parte. Succede poco, nella fase in cui i tre protagonisti sono fatti oggetto delle minacce di polizia e teppisti, mentre la narrazione resta lenta, involuta, poco accattivante. Restano decisamente pretestuosi alcuni dei motivi familiari della storia (specie nel legame tra il poliziotto e suo figlio) così come resta sopra le righe, e poco credibile, proprio il personaggio del rappresentante della legge: un villain di scarso spessore, gestito in modo un po’ maldestro dallo script, poco convincente nella sua successiva evoluzione. Le tematiche che il film rivela, quando i contorni della storia divengono infine chiari, sono parte di un sotto­filone dell’horror (che evitiamo qui di rivelare) che è stato abbondantemente sviscerato negli ultimi anni: l’originalità, quindi, non è decisamente un pregio del film di Amoedo, che si limita a rielaborare (utilizzando semplicemente una diversa gestione del racconto) suggestioni già messe in campo da molti suoi colleghi.

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Marco Minniti

 
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