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THE SQUARE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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Pro


Black comedy dallo sguardo acido e penetrante su certe dinamiche sociali, capace di fare un ritratto microsociologico di buona pregnanza dell’ambiente che circonda il protagonista.

Contro


L’assenza di una struttura narrativa classica, e il carattere aperto del racconto (così come del finale) potrebbero disorientare alcuni spettatori.


In breve

Christian, noto curatore di un museo di arte contemporanea, sta per inaugurare una nuova installazione, chiamata “The Square”. L’idea dell’opera è semplice e insieme rivoluzionaria: un quadrato posto davanti al museo, all’interno del quale dovrà vigere l’assoluto altruismo. Chiunque vi si trovi dentro, quindi, sarà obbligato a prestare aiuto a chiunque si trovasse in difficoltà. Un giorno, poco prima dell’inaugurazione, Christian subisce il furto del portafoglio e del cellulare ad opera di sconosciuti: rintracciato l’apparecchio tramite GPS, l’uomo decide di lasciare una lettera minatoria rivolta singolarmente a tutti gli inquilini del condominio in cui il cellulare è stato localizzato. L’azione di Christian gli permette di recuperare ciò che gli era stato sottratto, ma finisce anche per provocare una serie di reazioni a catena dall’esito imprevedibile. L’uomo, che era stato spinto a creare la sua installazione da un sentimento di altruismo, scoprirà che non sempre è facile vivere secondo i propri principi…

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Posted 25 ottobre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo la positiva accoglienza riservata al suo Forza maggiore (Premio della Giuria nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes 2014) Ruben Östlund fa il grande salto con questo The Square, approdando nel concorso della prestigiosa manifestazione transalpina, e ottenendo subito la Palma d’Oro. Un premio che conferma l’attenzione internazionale per il cinema del regista svedese, nome interessante che si conferma capace di indagare a fondo, con uno sguardo che dal crudo realismo è capace di spaziare fino alla consapevole distorsione grottesca, le dinamiche della contemporaneità. Proprio all’insegna del grottesco e del parossismo si muove questo nuovo lavoro di Östlund, che fa mostra di un disincantato cinismo (tuttavia non privo di empatia) nell’indagare i rapporti umani e le logiche alla loro base.

L’intenzione dichiarata del regista è quella di fare una disamina di una società sempre più atomizzata e individualistica, che (specie in uno dei paesi che, in passato, sono stati maggiormente caratterizzati da solidarietà e welfare) ha finito per smarrire il sentimento comunitario e per dar spazio a un dilagante individualismo. Il regista si diverte anche a smontare pezzo per pezzo certo idealismo semplicistico, inconsapevolmente ipocrita, incarnato da un protagonista incapace di dar seguito concreto ai proclami di solidarietà e condivisione espressi dal suo lavoro. Una disamina tutt’altro che conciliatoria di una borghesia ormai incapace (nella società svedese come in tutta Europa) di assumere quel ruolo inclusivo e di spinta all’integrazione che in passato le era stato attribuito.

In questo, The Square fa prevalere i toni da commedia nera (contrariamente al precedente lavoro di Östlund) ragionando altresì sulla forza delle immagini, sui confini tra vita e arte, e sulla liceità di quest’ultima di sostituirsi alla politica nella sua (positiva) funzione di provocazione. Senza fornire risposte, il film porta avanti i suoi temi e le sue diverse linee narrative, seguendo nel protagonista una trasformazione personale di cui, al netto delle risate suscitate dalle sue peripezie, non si può non cogliere il travaglio. E, nel gustoso divertissment collettivo che il film sembra voler esprimere, emerge un sempre più avvertibile (e voluto) fondo di inquietudine.

Trailer:

PRO

The Square, complice una sceneggiatura di buon equilibrio, attenta a non calcare troppo sui toni grotteschi, svolge bene il suo compito di ritratto al fulmicotone di certa borghesia svedese (e non solo), offrendo un quadro microsociologico di buona pregnanza. Lo sguardo del regista è divertito, spesso disincantato, ma in fondo benevolo verso un protagonista di cui non manca di sottolineare l’inconsapevolezza: la “recita” del suo quadrato magico crolla miseramente non appena lui stesso si vede costretto a replicarne la logica su una scala più ampia, sostituendo all’arte la dimensione della vita reale. E in questo senso, risulta più “vera”, e capace di scuotere, la performance inscenata verso la fine da un uomo-bestia fuori controllo, piuttosto che il generico richiamo all’altruismo della sua nuova installazione. Östlund si dimostra bravo ad allargare lo sguardo dalle vicende del protagonista a quelle del microcosmo che lo circonda, offrendo un ritratto d’ambiente tutt’altro che conciliatorio, un balletto grottesco in cui certe maschere sociali saranno, inevitabilmente, destinate a crollare.

CONTRO

Chi aveva apprezzato i toni, maggiormente improntati al dramma, del precedente lavoro di Östlund, potrebbe rimanere perplesso di fronte a questo nuovo lavoro. La struttura “aperta” della narrazione, priva di uno sviluppo classico e di un vero finale, può altresì disorientare alcuni spettatori: quella di The Square resta un’operazione più “teorica” che narrativa, che organizza le sue singole (a volte fulminanti) intuizioni in un quadro d’insieme complesso, coerente tematicamente a tratti, narrativamente, passabile di apparire poco compatto.

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Marco Minniti

 
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