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THE SALVATION

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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1 total rating

 

Pro


Avvincente, ben girato e recitato, legato a doppio filo a capitoli fondamentali di storia del cinema.Michael Raymond-James

Contro


Non dice niente di nuovo, non aggiunge nulla al genere. Qualche sequenza digitale è eccessivamente posticcia.


In breve

Stati Uniti, 1870. Jon è un immigrato danese che vive da alcuni anni in America, ed è riuscito, lavorando duramente, a costruirsi un accettabile livello sociale. Ora, il sogno che da tempo Jon ha inseguito sta per realizzarsi: dalla Danimarca, infatti, sono appena giunti sua moglie e suo figlio, con cui finalmente l’uomo potrà ricongiungersi. La gioia di Jon, però, dura poco: appena riunitasi, la famiglia, durante il viaggio in diligenza dalla stazione a casa, viene presa di mira da due banditi. Questi ultimi uccidono a sangue freddo la donna e il ragazzino, lasciando Jon folle di dolore: la sua reazione omicida è inevitabile. Ma, appena tornato in città, l’uomo scopre che la sua vendetta ha provocato conseguenze imprevedibili: uno dei due uccisi, infatti, era il fratello del crudele bandito che spadroneggia in città, l’ex militare Delarue. Questi, ora, tiene la città in scacco, e vuole assolutamente che gli sia consegnato l’assassino di suo fratello…

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Posted 12 giugno 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Già presentato, fuori concorso, nell’edizione 2014 del Festival di Cannes, The Salvation è un oggetto insolito nell’ambito dell’attuale cinema danese. La sorpresa, di fronte a questo curioso western di produzione nordeuropea, aumenta se si considera che il regista, Kristian Levring, fu tra i fondatori del Dogma 95: ovvero, il movimento di cineasti che ebbe in Lars Von Trier il suo esponente più noto. Eppure, in barba a quello che fu un movimento “di rottura” e sovversivo, The Salvation è cinema classico al 100%: un western che guarda orgogliosamente a Hollywood, agli anni fondativi del genere, all’epica di John Ford filtrata però dall’interpretazione (e dalla maggiore graficità) che ne diedero Sergio Leone e il suo allievo Clint Eastwood.

Se l’epica della Frontiera, e la sua morale, vengono riproposti nella figura di un immigrato (col volto statuario di Mads Mikkelsen) che ha trovato il suo posto nella American Land attraverso il duro lavoro, il realismo leoniano (e più in generale quello di tutto lo spaghetti western di quegli anni) si concretizza nella rappresentazione sporca e disperata di una terra di avventurieri e banditi; con un villaggio caduto preda di uno spietato assassino, retto da istituzioni vili e complici, che costringeranno il protagonista a una terribile lotta solitaria. Un protagonista che da par suo si trasforma presto, suo malgrado, in un vendicatore disperato quanto implacabile: i sentimenti, dal suo volto, scompaiono rapidamente, sostituiti da una maschera impassibile, evaporati insieme alla vita dei suoi familiari. Quasi che il fantasma dello straniero senza nome eastwoodiano lo abbia posseduto, aiutandolo nella sua vendetta.

Trailer:

PRO

In The Salvation si respirano decenni di storia del cinema, di quel cinema che molti di noi hanno amato: dall’umanesimo di Ford e Hawks, con la loro rappresentazione epica e problematica della Frontiera, alla revisione critica del genere offerta da Leone, fino all’ulteriore astrazione e tendenza ad asciugare personaggi e atmosfere che fu propria dei primi lavori di Eastwood. Persino un po’ del nichilismo di Sam Peckinpah, e della sua visione cupa e disperata del west, rientra nel contenitore messo in scena da Levring, che dimostra stile e consapevolezza nel maneggiare il genere.

Stupiscono la capacità di aderire ai topoi e la perfetta conoscenza dei meccanismi narrativi del filone, riproposti però in un contenitore dall’estetica moderna: ne è esempio la fotografia delle sequenze notturne, con quel buio così digitale e fumettistico, così palesemente anti-naturalistico, eppure così efficace quale teatro della tragedia a cui si sta assistendo. Colpisce l’efficacia di un  Mikkelsen perfettamente a suo agio nel ruolo di un giustiziere per necessità, insieme a una Eva Green muta e obliqua, interprete di uno dei personaggi più interessanti del film; e colpisce (positivamente) il fatto che il regista non arretri di fronte alla rappresentazione della violenza, alla descrizione, anche grafica, di un universo in cui la morte è sempre al lavoro, davanti e dietro le quinte. Rappresentazione di motivi sempiterni, ma tuttora (e sempre) capaci di coinvolgere.

CONTRO

Il primo (e principale) appunto che si può muovere al bel film di Levring, come si sarà intuito, è quello di non dire granché di nuovo. Dovendo dirigere un western, di fronte alla scelta tra la classicità e il tentativo di svecchiare e innovare, il regista danese ha optato decisamente per la prima opzione: una scelta di campo precisa, e dai risultati conseguenti. Forse, da un autore che aveva propugnato, coi suoi colleghi, un radicale rinnovamento del mezzo cinematografico e del suo linguaggio, ci si aspettava un altro tipo di scelta: ma, in fondo, lo stesso Von Trier, con le sue opere post-Dogma, svelò il carattere in parte provocatorio, comunque da non prendere alla lettera, di quella proposta. The Salvation, in questo, mette definitivamente a nudo (forse) i contorni di quella provocazione; mostrando senza mezzi termini il piacere, sia dal lato dei creatori che da quello dei fruitori, che ancora un racconto classico può portare.

Un altro, piccolo rilievo che ci sentiamo di fare al film, è quello di un uso del digitale a volte invasivo (e posticcio): se questo, infatti, si rivela efficace nelle già citate sequenze notturne, portandovi quel look un po’ fantastico che, nel contesto della storia, non stona, in altre sequenze l’effetto è decisamente meno riuscito. Gli incendi nei minuti finali, ad esempio, nel loro carattere smaccatamente posticcio, fanno calare sul tutto un’aura cheap che mal si addice all’atmosfera del film. Un limite, certo legato anche al budget, che comunque coinvolge solo poche sequenze, e tale da non intaccare nel complesso il risultato dell’operazione.

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Marco Minniti

 
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