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THE REACH

 
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Scheda
 

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Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Interessanti le psicologie, buona l'ambientazione, apprezzabile il tentativo di fondere western moderno e noir.

Contro


Sceneggiatura inconsistente e con diversi buchi, regia convenzionale, conclusione della vicenda poco credibile.


In breve

Ben, 25 anni, vive con la sua fidanzata Laina in un roulotte, nel deserto del Nevada. Il ragazzo lavora per l’ufficio dello sceriffo come guida turistica, in quei territori pericolosi e inospitali che conosce benissimo; la sua fidanzata, invece, è una studentessa universitaria che sta per trasferirsi in città dopo aver ricevuto una borsa di studio. Depresso a causa della partenza di Laina, impossibilitato a seguirla, Ben accetta di far da guida a John Madec; quest’ultimo è un multimilionario proveniente dalla West Coast, giunto in quelle zone per una battuta di caccia grossa. Durante l’escursione, accade l’imprevedibile: John centra, con il suo fucile ad alta precisione, il vecchio Charlie, un senzatetto che vive nel deserto e che Ben conosce fin dall’infanzia. Il vecchio muore sul colpo, e inizialmente Ben accetta il tentativo di corruzione da parte del cacciatore, per seppellire il corpo e mettere l’incidente a tacere. In seguito, però, preso dai rimorsi, Ben cerca di avvisare lo sceriffo, e viene per questo aggredito da John: con fare sadico, il cacciatore costringe il ragazzo a fuggire attraverso il deserto, condannandolo a fare da preda per una sua nuova, letale battuta di caccia.

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Posted 12 luglio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Se il western è ormai, da decenni, genere storicizzato per il cinema americano, ormai poco frequentato nella sua forma più pura, è pur vero che le sue logiche si sono trasferite, da tempo, in gran parte dei filoni “classici” di Hollywood (e non solo). Questo The Reach – Caccia all’uomo, è classico esempio di un thriller contemporaneo che richiama, per ambientazione e (in parte) meccanismi narrativi, le logiche del genere statunitense per eccellenza; specie di quella che è stata la sua variante più cupa e violenta (che va da Clint Eastwood a Sam Peckinpah). Il regista francese Jean-Baptiste Léonetti (suo il dramma Carré blanc) approda a Hollywood con una storia che vuole richiamare da una parte gli anni ’70, il cinema che mostrava il confine (geografico e mentale) tra la civilizzazione e la natura selvaggia, stigmatizzando un comportamento umano che, posto in una situazione limite, tende a regredire allo stato bestiale; dall’altra, richiamare a tematiche noir, alle zone d’ombra dei personaggi, al potere di corruzione del denaro e alla difficoltà delle scelte morali. Il tutto, nel segno dell’essenzialità, e di una caccia all’uomo che, una volta stabilito il setting, si muove come un puro gioco tra preda e predato: questi hanno rispettivamente i volti di Jeremy Irvine (lo ricordiamo, tra le altre cose, nello spielberghiano War Horse) e di un Michael Douglas che interpreta un Gordon Gekko invecchiato, e ancora più pericoloso. Lo sceriffo ha il volto (probabilmente non a caso) di Ronnie Cox, la cui presenza richiama un altro classico del cinema americano seventies, quel Un tranquillo weekend di paura le cui tematiche troviamo, in parte, replicate qui.

Trailer:

PRO

The Reach – Caccia all’uomo parte decisamente bene, prendendo due personaggi essenziali ma ben caratterizzati, e ponendoli in una situazione limite, in cui l’istinto di sopravvivenza contrasta con la morale (anch’essa ambigua) della società “borghese”. Funziona bene l’ottima, polverosa fotografia, alcune interessanti scelte di montaggio (a suggerire la tensione, le accelerazioni e decelerazioni della fuga del protagonista), un uso efficace e a tratti incalzante della colonna sonora. La sceneggiatura (che trae spunto dal romanzo Deathwatch di Robb White) prova a scavare nelle psicologie, cercando di restituirne le zone d’ombra, puntando a rendere la sovrapposizione tra la rapacità del moderno capitalismo (incarnata dal personaggio di Douglas) e la legge del più forte che regola i rapporti tra cacciatore e cacciato. Unitamente a questo, vanno sottolineate le buone prove dei due protagonisti, specie quella di un Douglas che (pur pagando qualcosa al precedente, iconico personaggio interpretato nei due Wall Street di Oliver Stone) risulta sempre più a suo agio come volgare, furbo e pericoloso squalo dell’industria. Con negli occhi una luce, soffusa e incontrovertibile, di follia.

CONTRO

Malgrado le buone premesse, di The Reach – Caccia all’uomo delude in gran parte lo sviluppo narrativo, la scarsa credibilità degli snodi di trama, l’assurda conclusione della vicenda. Una volta iniziata la caccia, si resta perplessi nel rilevare, da parte del personaggio di Douglas, comportamenti che neanche la sua lucida follia potrebbe giustificare; il “piano” che l’uomo mette in atto, e la sua granitica certezza di uscirne indenne, mostrano un’inconsistenza tale da mettere a dura prova la sospensione dell’incredulità. Similmente, l’improvviso recupero delle forze del giovane protagonista, nella parte finale, denuncia un’attenzione praticamente nulla, da parte dello script, all’elemento-credibilità. Elemento che, nella (troppo) lunga “coda” della trama, subisce un ulteriore colpo, al punto da far scivolare l’intera vicenda nel ridicolo involontario. La regia, a parte le poche, indovinate soluzioni di montaggio sopra richiamate, mostra in sé una certa convenzionalità, mentre la fase più importante del plot (quella centrale della caccia) occupa una porzione troppo modesta di film. Tutti elementi, questi, che limitano fortemente la riuscita di un’opera che, con una gestione più attenta della narrazione, avrebbe potuto raggiungere risultati ben più efficaci.

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Marco Minniti

 
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