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THE DISASTER ARTIST

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
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4/ 5


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Pro


Celebrazione divertente e divertita della creazione cinematografica, nel racconto dell’incontro tra due outsider che troveranno un imprevisto coronamento del loro sogno.

Contro


La sceneggiatura non sempre gestisce al meglio le ellissi narrative, accelerando troppo, negli ultimi minuti, verso il finale. Qualche minuto in più avrebbe probabilmente giovato.


In breve

San Francisco, 1998: il giovane Greg Sestero, aspirante attore, incontra Tommy Wiseau, vulcanico quanto enigmatico attore e produttore, che gli propone di trasferirsi con lui a Los Angeles per cercare di sfondare nel mondo del cinema. I due, dopo vari tentativi frustrati di bussare alle porte delle major, decidono di scrivere e produrre un proprio film: Wiseau, che si rivela estremamente facoltoso (le cui ricchezze, tuttavia, restano immerse nel mistero che circonda tutta la sua persona) si occuperà della regia, decidendo di non badare a spese per attrezzature, personale e set del suo film. Tra contrasti tra i due, tragicomiche tensioni con il cast e la troupe, e accidenti dei più svariati generi, vede così la luce The Room: un film che, dopo la sua presentazione avvenuta nel 2003, verrà definito come “uno dei peggiori film mai fatti”.

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Posted 3 marzo 2018 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo l’epopea storica di In Dubious Battle – Il coraggio degli ultimi, tratto da un romanzo di John Steinbeck, la carriera registica di James Franco continua a svilupparsi seguendo territori originali e imprevedibili. Cultura alternativamente alta e bassa, romanzo storico e pulp, cinema che si abbevera alla fonte della cultura americana e celebrazione del trash: la vicenda artistica dell’attore/regista statunitense sembra sempre più sfuggire ad ogni classificazione, puntando apparentemente a cogliere in un unico sguardo gli estremi (ugualmente significativi) della cultura di massa americana, aspirando a racchiudere quest’ultima, in toto, nella sua opera.

Proprio in questa luce va letto questo The Disaster Artist, commedia e biopic che celebra la realizzazione di quello che un critico americano definì “il Quarto potere dei film brutti”. La fonte, l’omonimo romanzo scritto da Greg Sestero e Tom Bissell, raccontava l’amicizia e la collaborazione tra lo stesso Sestero, giovane attore, e Tommy Viseau, attore, regista e produttore di origini polacche, con pochissimo talento ma tante idee (e soldi), la cui figura (a partire dal suo vero nome) resta tuttora avvolta in un alone di mistero. Il risultato, The Room, fu un prodotto unanimemente stroncato dalla critica, all’epoca distribuito in sole due sale nel territorio di Los Angeles, ma assurto in seguito al rango di cult a causa della sua comicità involontaria.

Nel film, incentrato principalmente sull’accidentato rapporto tra Viseau e Sestero, sulle peripezie e le traverse del loro lavoro sul set, a interpretare regista e attore troviamo rispettivamente lo stesso James Franco e suo fratello Dave: una scelta quasi simbolica, a rimarcare una simbiosi a suo modo fraterna (seppur sbalestrata e costantemente deragliante) tra due personalità apparentemente molto lontane tra loro. Una sintonia improbabile quanto autentica, basata sulla rilettura (e la messa in atto) più pura, ingenua e vera di quell’american dream che i due si impegnano a perseguire attraverso il cinema. Un sogno che alla fine, contro ogni previsione, verrà coronato (seppur in modo diverso da quanto sperato) dal successo.

Trailer:

PRO

Viene in mente l’indimenticato Ed Wood, quale naturale termine di paragone per questo The Disaster Artist: ma il film di James Franco (anche per la sua maggior vicinanza storica col suo referente) è volutamente più “piccolo” e intimo di quello di Tim Burton, facendo la scelta di avvicinarsi e quasi mimetizzarsi con l’oggetto che racconta. Viseau, Sestero e i fratelli Franco sembrano, nel film, accomunati da una comune concezione del cinema quale fonte di meraviglia e costante rapimento, espressione di un’urgenza quasi maniacale, protesi dell’occhio e del corpo che non aspetta che il suo canale di sfogo, davanti e dietro la macchina da presa. “Il più brutto giorno di riprese sarà sempre migliore del più bel giorno fuori dal set”, dice un membro del cast di The Room: questa è, in sintesi, la filosofia che informa tanto lo sgangherato lavoro di Viseau e Sestero, quanto il suo divertito e affettuoso racconto sullo schermo. Una celebrazione che non nasconde i problemi, le tensioni, le nevrosi e le rotture consumatesi, durante la produzione del film, fuori e dentro il set: ma che racconta anche queste ultime con una levità giocosa e consapevole, facendosi tutt’uno con l’appassionata, necessaria ingenuità che ha reso possibile un prodotto come The Room. Una simbiosi (e sovrapposizione) tra racconto e oggetto raccontato, che diventerà scoperta ed esplicita durante i titoli di coda (assolutamente necessario seguirli fino alla fine).

CONTRO

Il bel film di Franco, a tratti irresistibile nella sua voglia di mettere in scena (e far vivere) il cinema così come l’atto, sgangherato quanto autentico, di una sua possibile creazione, a volte sembra accelerare troppo nel suo incedere: le necessarie ellissi lasciano fuori campo molta, forse troppa, dell’evoluzione del rapporto tra i due protagonisti, mentre il finale vive un’accelerazione che probabilmente non prepara al meglio, narrativamente ed emotivamente, il culmine del climax della storia. La celebrazione e il coronamento di un sogno, sghembi, fuori bersaglio, beffardi e autentici quanto lo sono state le vite dei suoi protagonisti, sembrano giungere paradossalmente troppo presto, prima che lo spettatore (che pur li attende e li desidera) vi sia emotivamente preparato. Viene da pensare che, per una volta, per un film così giocosamente serio, dalla consistenza così densa e soddisfacente nella sua voluta leggerezza, qualche minuto in più avrebbe probabilmente giovato.

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Marco Minniti

 
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