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TERMINATOR GENISYS

 
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Scheda
 

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Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Buon ritmo, effetto-nostalgia efficace, uno Schwarzenegger anziano carismatico, interessanti premesse per i prossimi episodi.

Contro


Poche, reali, emozioni, dialoghi spesso inefficaci, interpreti non adeguati, 3D inutile.


In breve

guida gli umani in una difficile guerra di resistenza. Le macchine, connesse al network Skynet, hanno deciso di inviare indietro nel tempo un potente cyborg, un Terminator, per uccidere la donna che darà i natali al capo della resistenza, Sarah; venuto a conoscenza del piano, anche John decide di utilizzare una macchina del tempo per mandare nel 1984 il suo fidato luogotenente, Kyle Reese, e proteggere la sua futura madre. Tuttavia, una volta giunto a destinazione, Kyle scopre che il passato che credeva di trovare è già cambiato: le macchine, infatti, avevano già inviato nel passato un Terminator per uccidere Sarah da bambina, mentre qualcun altro, dalle file della resistenza, aveva riprogrammato un altro cyborg, con lo scopo di proteggere la ragazzina. Il Terminator ha cresciuto Sarah come una guerriera, sostituendosi di fatto ai suoi genitori, uccisi dal nemico. Ora, Kyle e Sarah devono sfuggire al cyborg inviato dal futuro di Kyle, ma anche a un modello più evoluto, il T-1000; inoltre, Kyle vuole portare Sarah nel 1997 per impedire il cosiddetto “Giorno del Giudizio”, quello in cui Skynet scatenerà la guerra nucleare contro l’umanità. Ma l’uomo scoprirà presto che l’intero passato che credeva di conoscere è cambiato radicalmente, e che quelli che credeva amici potrebbero essersi trasformati in mortali nemici…

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Posted 10 luglio 2015 by

 
Recensione completa
 
 

La saga di Terminator, iniziata nel lontano 1984 con il classico di James Cameron, aveva già subito un primo riavvio sei anni fa, col poco fortunato Terminator Salvation. I non certo lusinghieri risultati commerciali (e artistici) di questo prequel/reboot, con la seguente bancarotta della casa di produzione Halcyon e una successiva disputa legale, avevano bloccato per lungo tempo la produzione di un nuovo film: questo è arrivato infine soltanto ora, con un cast completamente rinnovato, un plot che vuole azzerare e far ripartire completamente la saga, e soprattutto il ritorno, in veste di protagonista, dello storico T-800 Arnold Schwarzenegger. Terminator Genisys è quindi, in tutto e per tutto, un reboot, che non tiene conto degli eventi narrati nel film di 6 anni fa: la vicenda di partenza ricalca (apparentemente) quella dell’originale del 1984, discostandosene però, in modo significativo, molto presto.

Ciò che si nota subito, in questa operazione che vuole tenere insieme (fuori e dentro lo schermo) passato e presente, è proprio lo sforzo di rivolgersi a due generazioni di spettatori: tutta la prima parte del film, infatti, è un catalogo di citazioni e strizzate d’occhio al pubblico dei primi due film della saga, con alcune sequenze ricalcate completamente sugli originali, la presenza del T-1000 con gli effetti di morphing all’epoca tanto apprezzati, e persino il volto e il corpo giovani, ricostruiti digitalmente, dello Schwarzy del 1984. Successivamente, la trama gioca col meccanismo narrativo del viaggio nel tempo, e con l’alterazione degli eventi che questo consente, per mantenere una coerenza coi primi tre episodi, e contemporaneamente avere mano libera per sviluppare la storia in una nuova direzione. Un’operazione, concettualmente, simile a quella compiuta da J.J. Abrams nel suo reboot (con successivo sequel) di Star Trek: il tema del viaggio nel tempo diventa un potente strumento intradiegetico per tenere insieme rispetto filologico e nuove suggestioni, passato e presente, memoria e rinnovamento di un franchise storico. Proprio in quest’ottica, la produzione intende fare del film di Alan Taylor il primo episodio di una prevista, nuova trilogia, che dovrebbe essere affiancata anche da una serie televisiva (che seguirà la precedente Le cronache di Sarah Connor). Un progetto di radicale svecchiamento di un marchio storico, quindi, dal carattere “multimediale” quanto attento (almeno per quanto si vede in questo primo film) all’approvazione dei fans della prima ora.

Trailer:

PRO

Oltre all’ovvia, buona realizzazione tecnica, e a un ritmo sostenuto, i pregi di Terminator Genisys si traducono in una programmatica, ben studiata voglia di giocare con l’effetto-nostalgia: il ricalco delle sequenze dei primi due episodi, il corpo ringiovanito di Schwarzenegger, lo storico tema musicale di Brad Fiedel, tutto parla (come ultimamente è molto usuale, nel cinema americano) alla memoria dello spettatore non più giovanissimo, ma con una immutata attitudine da fan. Ritrovare personaggi, e situazioni, con cui ci si è formati cinematograficamente, in un nuovo contenitore, offre al film un valore aggiunto importante, pur se non direttamente ascrivibile a meriti del regista; inoltre, lo Schwarzenegger in versione anziana (la cui presenza è giustificata con la traballante teoria per cui i tessuti organici di un cyborg invecchierebbero come quelli di un essere umano) mostra un insospettato carisma, oltre a un’indubbia simpatia. Oltre alla solida regia di Taylor, va sottolineato poi l’inesausto fascino del tema: topos per eccellenza della fantascienza, cinematografica e letteraria, il viaggio nel tempo viene qui caricato di nuove, complesse implicazioni, mentre il twist narrativo di metà film (pur ampiamente anticipato dalla produzione) apre interessanti prospettive per il prosieguo della saga.

CONTRO

Al di là del già citato effetto-amarcord, fortemente ricercato dal film, in questo Terminator Genisys latitano emozioni vere, genuine. La love story “resettata” tra i due protagonisti non offre un grammo del pathos, mentale e carnale, che contrassegnava quella tra Michael Biehn e Linda Hamilton nel film di James Cameron; il ritmo forsennato del film, inoltre, lascia poco spazio allo sviluppo dei personaggi, e a dialoghi che restituiscano il senso di tragedia della storia. Vanno sottolineate, inoltre, le poco felici scelte del cast, da una Emilia Clarke dal volto troppo pulito, e dall’attitudine decisamente troppo adolescenziale, per interpretare una ragazza guerriera, a un Kyle Reese ben poco carismatico con le fattezze di Jai Courtney; per finire con un Jason Clarke che, nel ruolo forse più importante del film (per l’evoluzione che il “suo” John Connor subisce) sembra sempre alla ricerca, infruttuosa, di un registro adeguato per la parte. Va inoltre sottolineata la sostanziale inutilità, nella fattispecie, di un 3D che nulla aggiunge alle scene d’azione; riuscendo anzi a renderle, sovente, inutilmente frastornanti. Forse, almeno limitatamente a questo aspetto, la consulenza di James Cameron (il cui Avatar resta tuttora un modello per le successive opere stereoscopiche) sarebbe tornata utile.

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Marco Minniti

 
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