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STAR WARS: IL RISVEGLIO DELLA FORZA

 
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Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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1 total rating

 

Pro


Abrams dà nuova linfa vitale ad un mito, con vigore e rispetto, recuperandone epica e suggestioni.

Contro


Il film è una sorta di remake del Guerre Stellari originale, che poco rischia dal lato dell'intreccio. Sarà probabilmente valutabile nella sua compiutezza solo a trilogia ultimata.


In breve

Trent’anni dopo la fine dell’Impero e la redenzione di Anakin Skywalker, una nuova minaccia grava sulla Repubblica. Il potente Primo Ordine, erede del defunto governo imperiale, ha conquistato diversi sistemi, gettando la galassia nel caos. Le gesta di Luke Skywalker, Han Solo e Leila Organa sono lontane, e i loro protagonisti vengono ormai considerati figure mitiche. Qualcuno dubita persino che siano mai esistiti. Non è così, tuttavia, per Poe Dameron, pilota di X-Wing e membro della Resistenza, che deve far giungere al quartier generale una mappa che contiene le coordinate del luogo in cui si trova Luke. Poe è intercettato dal Primo Ordine sul pianeta Jakku, ma prima di essere catturato riesce a trasferire la mappa nella memoria del droide BB-8. Lo aiuterà a fuggire dalla nave imperiale il soldato ribelle Finn, membro delle truppe d’assalto pentito delle sue azioni: lo scopo dei due sarà quello di tornare su Jakku e ritrovare il droide, per far giungere la mappa ai capi della Resistenza.

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Posted 17 dicembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

L’attesa è finalmente terminata: dopo oltre tre anni di ipotesi, illazioni, aspettative portate alle stelle da un hype attentamente costruito, probabilmente senza eguali nella storia del cinema, il nuovo Star Wars: Il Risveglio della Forza è arrivato davanti ai nostri occhi. Una visione che innanzitutto rompe (ed era inevitabile) l’aura di mistero e sacralità che questa nuova opera di J.J. Abrams aveva finora mantenuto con sé: a partire dalla blindatissima sinossi, che abbiamo avuto il piacere di scoprire (caso ormai più unico che raro) all’atto della visione. La nebbia si è finalmente diradata, quindi, e l’oggetto sacrale è tornato ad assumere le più familiari dimensioni di un’opera cinematografica: nella fattispecie, quelle di una sorta di remake del Guerre Stellari del 1977, che azzera l’universo lucasiano presentando un nuovo Impero, una nuova Resistenza, una nuova Morte Nera da abbattere, nuovi eroi da affiancare ai vecchi.

Abrams si dimostra memore dell’operazione che compì, nel 2009, col suo reboot di Star Trek: ma il creatore di Lost era probabilmente consapevole che replicare in modo puro e semplice quell’operazione, che diede nuova linfa a un mito senza tradirne il canone, sarebbe stato qui impossibile. Così, coadiuvato dal Lawrence Kasdan che già fu sceneggiatore de L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, Abrams contamina le forme di serialità, secondo una logica che lui stesso ha contribuito a rendere usuale: e dirige qui un reboot mascherato da sequel, tranquillamente fruibile anche da chi, per ipotesi, non avesse mai sentito parlare della saga. Non mancano, comunque, le strizzate d’occhio ai fans della prima trilogia, che in molti casi si trasformano in un veri e proprio “abbracci” cinematografici: tra questi, l’entrata in scena (già anticipata dal trailer) dell’Han Solo di Harrison Ford e del suo compare Chewbecca, l’apparizione degli storici droidi C3-PO ed R2-D2, il primo volo della Millennium Falcon.

In un’operazione che, in modo più programmatico e dichiarato di quanto fece lo stesso Lucas con la seconda trilogia, vuole tenere insieme spettatori vecchi e nuovi, il regista introduce così un nuovo pugno di eroi (il soldato ribelle Finn col volto di John Boyega, la volitiva – e ancora in parte misteriosa – Rey interpretata da Daisy Ridley, il Poe Dameron col volto di Oscar Isaac, che verosimilmente vedremo più presente nei prossimi film) ad affiancare quegli Han Solo, Leia Organa e Luke Skywalker che rifulgono, ormai autonomamente, della luce dell’icona. Dall’altra parte, un antagonista col volto e il corpo di Adam Driver, complesso e dichiaratamente privo del carisma che fu di Darth Vader, ancora passabile di approfondimenti ed evoluzioni; a far ombra a quello che si annuncia come il vero villain della trilogia, il supremo Snoke che gestisce dall’ombra il nuovo Lato Oscuro, con le fattezze digitalizzate di Andy Serkis.

Trailer:

PRO

L’emozione del fan nel ritrovare i personaggi, i luoghi, l’universo e le icone che hanno accompagnato parte della sua formazione (cinematografica e non) è un pregio naturale, diremmo inevitabile, di questa nuova opera. Nella visione di Abrams, l’universo di Guerre Stellari rivive nei suoi eroi, nelle sue situazioni topiche, nell’iconografia dei suoi luoghi (il desertico pianeta Jakku che occhieggia Tatooine, la foresta di Endor in cui vive la piratessa Maz Kanata, i ghiacci della base della Resistenza). Quella del regista, tuttavia, non è solo vuota operazione-nostalgia, ma piuttosto il tentativo di attualizzare un mito recuperandone quelle componenti (il senso di avventura, il respiro epico, l’afflato mistico-fantasy) che furono offuscate dallo stesso Lucas nella sua trilogia prequel. In questo Il Risveglio della Forza ritroviamo (finalmente) la fisicità dei duelli, il senso epico dello scontro tra bene e male, la carne e il sangue di una storia che ha alla sua base una forte radice melodrammatica. Ritroviamo anche (e ovviamente non aggiungiamo ulteriori dettagli) quelle tematiche familiari, bagnate in umori melò e legate ad archetipi dal carattere universale, che sono sempre state parte integrante dell’universo della saga. Abrams si dimostra un fan devoto dell’universo di Guerre Stellari, prima ancora che un suo abile riciclatore; e dirige così con consapevolezza e rispetto le sequenze d’azione, gli scontri a fil di lightsaber come quelli spaziali, caricandoli di quel senso di meraviglia e di quel vigore fisico che fanno la differenza tra un genuino prodotto di intrattenimento e un vuoto blockbuster. Nella ricostruzione del suo universo, la saga recupera finalmente il suo potere affabulatorio: e lo fa, particolare da non sottovalutare, introducendo temi e suggestioni capaci di tenere aperte più porte, di mantenere in vita varie ipotesi di sviluppo. Segno di una consapevole gestione dell’hype che, inevitabilmente, accompagnerà anche i prossimi episodi. Una menzione positiva va fatta anche ai nuovi protagonisti, da un John Boyega il cui personaggio apre interessanti implicazioni sull’umanità (e la capacità di redenzione) degli stormtrooper imperiali, a un Oscar Isaac destinato a salire alla ribalta nei prossimi film, fino a una combattiva Daisy Ridley, nei panni del personaggio dotato forse delle maggiori possibilità di sviluppo.

CONTRO

Qualche fan, forse, sperava che l’uscita de Il Risveglio della Forza potesse segnare un’opera epocale, uno spartiacque cinematografico analogo a quello rappresentato dal Guerre Stellari del 1977. Auspicio, ovviamente, immotivato e inattuabile. Quello di Abrams non è un capolavoro del cinema, né un’opera verosimilmente capace di creare nuovi miti: è, semmai, la celebrazione devota e il rilancio, nel contesto produttivo ed estetico del cinema del ventunesimo secolo, di un mito nato un quarantennio fa. In questo senso, il film di Abrams compie il suo dovere con molta più efficacia, e rispetto per la “sacralità” di quell’universo, di quanto fece lo stesso George Lucas con i suoi prequel. Si può obiettare sul carattere di remake/reboot del film, e sul suo ripercorrere in modo fedele (rischiando sostanzialmente poco) le tappe che furono seguite dalla pellicola del 1977; si può obiettare sulla sua difficoltà iniziale a carburare e ad assumere il giusto ritmo; si può sottolineare la natura di contorno (ma comunque tutt’altro che sgradita) della presenza di Carrie Fisher e della sua invecchiata Leia. Si può, in modo più concreto, rimarcare che il Kylo Ren di Adam Driver non ha la statura (né vuole averla) del Darth Vader a cui viene inevitabilmente associato; ma il suo personaggio, nel momento in cui se ne svelano i contorni, si rivela essere invero qualcosa di diverso da un mero villain. Va sottolineato infine un limite “fisiologico” e inevitabile del film di Abrams: secondo una logica seriale che ha basi diverse da quella che vigeva un quarantennio fa, Il Risveglio della Forza è destinato probabilmente ad acquisire consistenza, e senso narrativo compiuto, solo se visto nell’ottica dell’intera, nuova trilogia. Questo primo tassello apre suggestioni e possibilità ancora da approfondire e valutare. Godibile nella sua unicità, quindi, ma con più di un occhio al futuro e ai prossimi (già attesissimi) episodi.

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Marco Minniti

 
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