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STAR WARS: GLI ULTIMI JEDI

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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Pro


Sequel coraggioso e riuscito, capace di mantenersi in equilibrio tra adesione al canone e necessità di rinnovamento, in grado di ampliare e problematizzare l’epica della saga.

Contro


Il ritmo del film mostra qualche rallentamento e alcune lungaggini nella parte centrale. Certe soluzioni narrative, ivi compresa un’ironia molto marcata, potrebbero far storcere la bocca ad alcuni fans.


In breve

L’aspirante Jedi Rey, insieme a Chewbacca ed R2-D2, ha appena raggiunto Luke Skywalker sul pianeta deserto Arch-To. Il suo scopo è quello di iniziare l’addestramento da Jedi e convincere il vecchio maestro a tornare alla lotta contro il Primo Ordine. Nel frattempo, la Resistenza subisce gli attacchi sempre più insidiosi di Snoke e del suo generale Kylo Ren: durante uno di questi, la nave che trasporta la generale Leia Organa e il ferito Finn subisce ingenti perdite, venendo rintracciata anche dopo un salto nell’iperspazio. Tagliati fuori da qualsiasi contatto, impossibilitati a ricongiungersi con i restanti membri della Resistenza, e a corto di carburante, i ribelli studiano un piano che permetta loro di bypassare la sorveglianza delle flotte imperiali; nel frattempo, su Arch-To, Luke si mostra indisponibile ad addestrare Rey e a tornare a combattere contro le forze di Snoke. La ragazza, decisa a non abbandonare il pianeta finché non avrà convinto Skywalker a insegnarle le vie della Forza, si trova inaspettatamente in contatto telepatico con Kylo Ren: questi le rivela alcuni importanti dettagli del suo passato, e di quello recente di Luke…

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Posted 16 dicembre 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Era inevitabilmente un po’ minore, l’hype che ha accompagnato questo Star Wars: Gli ultimi Jedi, rispetto a quello che due anni fa anticipò l’inizio della nuova trilogia con il discusso, in parti uguali amato e disprezzato, Il risveglio della Forza. Un (piccolo) calo fisiologico, dovuto in parte alla ritrovata abitudine a considerare quella galassia lontana lontana come parte del nostro universo cinematografico di riferimento (piazzata lì tra un cinecomic, una commedia natalizia e un film di animazione), in parte (almeno dal punto di vista di alcuni fans) alla delusione portata dall’episodio precedente, considerato a torto o a ragione una mera operazione nostalgica, tesa a ripercorrere in modo pedissequo le strade (cinematografiche) del Guerre Stellari del 1977. In mezzo, c’era stato lo spin-off Rogue One, con cui Gareth Edwards aveva tentato un approccio diverso (rispettoso del canone, ma improntato a un maggior realismo) all’universo creato da George Lucas.

Un po’ a sorpresa, questo Gli ultimi Jedi (atteso meno spasmodicamente del film di J.J. Abrams, ma comunque incarnazione di un nuovo, indubbio evento cinematografico) si colloca esattamente a metà tra tradizione e innovazione, preparando un’operazione di svecchiamento dell’universo di Star Wars che verrà verosimilmente portata a termine nell’episodio conclusivo. Rian Johnson, subentrato ad Abrams al timone di regia (ma il creatore di Lost si riapproprierà delle redini della saga nel film conclusivo), riprende la narrazione laddove era stata interrotta, sviluppando un dramma che ha nei personaggi di Rey e Kylo Ren (aka Ben Solo) i suoi cardini. Proprio nel contatto instaurato tra i due, e nelle suggestive scelte di messa in scena con cui questo viene rappresentato, sta la principale fonte di fascino di questa nuova avventura. Una scelta che contribuisce a rinnovare le premesse della saga nel segno di un minor manicheismo, e di una gestione più sfumata dei concetti di Bene e Male.

Un rinnovamento che sarà più evidente negli sviluppi della narrazione, giocando con alcune delle aspettative che avevano accompagnato il film fin dal suo annuncio (il background del personaggio di Rey, il mistero sull’identità di Snoke), e preparando il terreno a una conclusione in cui, verosimilmente, l’hype salirà di nuovo. Conclusione che sicuramente non vedrà la presenza, né reale né digitale, di Carrie Fisher, scomparsa poco dopo la fine delle riprese del film, alla cui memoria quest’ultimo viene dedicato; e che tirerà le file (definitivamente?) di un universo cinematografico di straordinaria portata epica e longevità.

Trailer:

PRO

Dopo un episodio (quello diretto da J.J. Abrams) in cui l’afflato nostalgico prevaleva nettamente su qualsiasi altra istanza, questo Star Wars: Gli ultimi Jedi sceglie la strada del coraggio, perseguendo un difficilissimo equilibrio tra filologia (voluta e pretesa da molti fans) e necessità di svecchiamento e rinnovamento, in chiave moderna, di un universo già da tempo cristallizzato nell’immaginario collettivo. Un’operazione che era già stata tentata dai tanti prodotti “collaterali” della saga (fumetti, libri e videogiochi che vanno a costituire il cosiddetto “universo espanso”) ma che qui, finalmente, acquista una forma e una progettualità sul grande schermo. La semplice ed efficace mitologia di Guerre Stellari si problematizza, mentre il tema dell’equilibrio tra Lato Chiaro e Lato Oscuro (cardine sul quale si regge l’intera saga) viene infine visto non come meta da perseguire, ma come entità mutevole e continuamente passabile di ridefinizione, da preservare e adeguare ai tempi, oltre che alla realtà della vita vissuta. Un po’ lo stesso discorso che si può fare, se vogliamo, per la produzione di questi nuovi film (tentando un approccio metalinguistico magari un po’ ozioso, ma a nostro avviso abbastanza veritiero), anelanti all’equilibrio e all’innesto di una tradizione ormai “sacra” sul tessuto di un’industria cinematografica (e di un pubblico) inevitabilmente modificatisi. In questo senso, particolarmente efficace è la figura del “nuovo” Luke Skywalker, forte della prova di un carismatico Mark Hamill, la cui ridefinizione non mancherà di stupire molti spettatori, andando a completare quel sostrato melodrammatico (quello che ha il suo centro nel dualismo tra Rey e Kylo Ren) che è qui al centro del film. Se è vero che il canovaccio di base è assimilabile in parte (ma non in modo pedissequo) a un insieme aggiornato delle narrazioni de L’impero colpisce ancora e de Il ritorno dello Jedi, è vero anche che l’idea su cui si regge la sceneggiatura è frutto di un’intelligente, e originale, opera di ridefinizione. In questo senso, Rian Johnson dimostra anche un notevole senso dell’epica nel narrare, conferendo ulteriore spessore a molti dei personaggi già presenti nel precedente episodio, introducendone di nuovi (tra tutti, citeremmo il Viceammiraglio Amilyn Holdo, col volto di Laura Dern) e dirigendo il tutto con mano più che sicura: alcune sequenze, dal mero punto di vista visivo, restano certamente impresse per la loro costruzione e il loro impatto.

CONTRO

Coraggioso, capace di cercare nuove strade senza tradire il canone della saga, Star Wars: Gli ultimi Jedi non è tuttavia un film perfetto, registrando qualche limite a livello di tenuta narrativa (le due ore e mezza di durata a tratti si sentono) e mostrando qualche slabbratura di trama nella parte centrale. In questo senso, tutta la parte del film ambientata nel casinò spaziale, oltre che superflua dal punto di vista dell’economia narrativa, si rivela abbastanza ridondante visivamente; il personaggio dell’hacker DJ, interpretato da Benicio Del Toro, si rivela poco sfruttato nelle sue premesse. Certe soluzioni narrative, improntate a una certa ironia destrutturante (già introdotta nel precedente episodio, ma qui ancora più marcata) potrebbero far storcere la bocca a molti fans, che ravviseranno in questo mood un elemento “alieno” all’atmosfera più classica della saga. Un rischio, quest’ultimo, dato dalla necessità del mantenimento (sempre problematico e precario) dell’equilibrio di cui parlavamo sopra, e che inevitabilmente può portare allo scontento di almeno una parte degli spettatori.

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Marco Minniti

 
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