non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

SOPRAVVISSUTO – THE MARTIAN

 
locandinapg2
locandinapg2
locandinapg2

 
Scheda
 

Genere: ,
 
Regista:
 
Attori: , , , , , , , , , , ,
 
Durata:
 
Sceneggiatura:
 
Direttore Della Fotografia:
 
Data Di Uscita Nelle Sale:
 
Titolo Originale:
 
Distribuzione:
 
Produzione: ,
 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


User Rating
no ratings yet

 

Pro


Sceneggiatura calibrata e rigorosa, accuratezza scientifica che non viene mai meno, ottimo e funzionale 3D.

Contro


Il taglio scelto per il racconto potrebbe indisporre chi cerchi un approccio più classico al genere. Alcuni personaggi e passaggi di trama appaiono un po' stereotipati.


In breve

In un futuro prossimo, l’uomo ha raggiunto Marte, e le missioni spaziali sul Pianeta Rosso sono divenute ormai una realtà. Durante una di queste, l’equipaggio della nave spaziale Ares 3 è costretto ad abbandonare precipitosamente la base marziana, a causa di un’improvvisa tempesta di sabbia. Nella concitazione dell’evacuazione, l’astronauta Mark Watney resta separato dai suoi colleghi, che sono impossibilitati a tornare indietro per recuperarlo. Rimasto da solo sul suolo di Marte, Watney viene dato per morto, mentre l’astronave riparte verso la Terra. L’uomo, però, è in realtà sopravvissuto, ed è costretto così ad iniziare una dura lotta per la sopravvivenza. Con una limitata scorta di cibo, e senza apparentemente nessun mezzo per mettersi in contatto con la sua squadra, Mark userà le sue conoscenze di botanica per coltivare patate nella serra artificiale della base, e assicurarsi così una più lunga sopravvivenza. Nel frattempo, i satelliti della NASA che monitorano il suolo marziano si accorgono di movimenti insoliti…

0
Posted 30 settembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Con la parziale eccezione di Prometheus, la fantascienza è un genere che da sempre porta una particolare fortuna a Ridley Scott; regista, negli ultimi anni, inopinatamente trascurato, che ha scritto tuttavia due pagine fondamentali nella storia del genere coi suoi Alien e Blade Runner. Il ritorno di Scott alla science fiction, su sceneggiatura di Drew Goddard, appariva il modo migliore per risollevare le quotazioni di un cineasta che è sembrato recentemente vittima di un singolare caso di amnesia critica: quasi che una serie di insuccessi al botteghino (uniti ad alcune opere discutibili) potessero cancellare l’importanza di un’intera carriera, riducendo un autore eclettico e rigoroso a mero mestierante. Non solo il passato remoto, ma anche quello più recente del regista inglese (pur tra sceneggiature dalla fattura traballante) stavano lì a dimostrare la miopia di un tale atteggiamento.

Ora, con questo Sopravvissuto – The Martian, Scott torna al genere che ne lanciò la carriera, radunando un cast di primo livello (con un Matt Damon affiancato, tra gli altri, da Jessica Chastain, Kristen Wiig e Jeff Daniels) e traendo spunto dal romanzo di esordio dello scrittore Andy Weir. Un film, quello di Scott, che tuttavia solo superficialmente rientra nella science fiction propriamente detta: se la cifra principale del libro di Weir era infatti la verosimiglianza, tale preoccupazione viene fedelmente trasposta nella sceneggiatura di Goddard. Un rigore assicurato dalla presenza, sul set, del consulente della NASA James L. Green, che ha monitorato l’accuratezza scientifica delle soluzioni narrative del film: il risultato è che l’odissea dell’astronauta Damon, la sua lotta per la sopravvivenza, e i tentativi per sottrarlo al suolo di Marte, non prescindono mai dall’accuratezza (anche maniacale) della ricostruzione, dal confronto con condizioni oggettive minuziosamente descritte. La dimensione avventurosa del film è costantemente mediata, così, da un rigore descrittivo che favorisce di suo la sospensione dell’incredulità.

Trailer:

PRO

Qualcuno, ricordando Interstellar di Christopher Nolan, ha storto il naso di fronte a un progetto che presentava (di nuovo) un Matt Damon naufrago spaziale. Eppure, bastano i primi minuti di visione di The Martian per rendersi conto di quanto siamo distanti (ed è un bene) dal film di Nolan: laddove quest’ultimo era ipotetico nelle sue premesse, il film di Scott è invece concreto, laddove lì eravamo di fronte a suggestioni e riflessioni che sconfinavano nel metafisico, qui abbiamo un progetto che guarda ai viaggi nello spazio tenendo (e non è una contraddizione) i piedi saldamente piantati in terra. Un approccio al genere, quello di Scott e Goddard, diametralmente opposto alle suggestioni presentate da Nolan (e da tutto un filone della fantascienza): al punto che qui si è di fronte, in realtà, a una sorta di singolare disaster movie ambientato nello spazio. A Goddard, autore eclettico quanto intelligente, va dato il merito di aver costruito uno script perfettamente calibrato, che riesce nel non facile compito di mantenere alta la tensione (e la compattezza narrativa) non perdendo nulla in termini di rigore e credibilità. Della sua sceneggiatura, inoltre, va sottolineata la suggestiva continuità col tema del suo esordio alla regia Quella casa nel bosco: anche lì, le videocamere erano costantemente accese, anche lì l’ossessione della visione e del controllo (tema hitchcockiano per eccellenza) si mescolava a quella della manipolazione e del far credere. A tutto ciò, va aggiunta una regia sicura e rigorosa (ma ciò non è una novità, quando si parla di Scott) unita a un ottimo 3D, che aggiunge una profondità inedita alle distese (tanto paradossalmente familiari allo spettatore cinefilo) del suolo marziano; così come ai freddi, claustrofobici interni della base in cui si muove il protagonista.

CONTRO

Anche se le due ore e venti di durata di The Martian non fanno mai realmente sentire il proprio peso, il film di Scott potrebbe indisporre quella fetta di appassionati che si aspettassero un approccio più classico e disimpegnato al genere. La tensione che il film presenta, per essere esperita al meglio, va mediata dalla disponibilità ad accettarne l’approccio: lo script di Goddard inonda lo spettatore di nozioni tecnico/scientifiche che necessitano di una giusta predisposizione (anche se non, necessariamente, di una qualche conoscenza specifica) per essere accettate come parte del film. Quasi a compensare questa caratteristica, così insolita per un blockbuster, lo script inserisce alcuni episodi e figure un po’ stereotipate (tra queste, il tecnico nerd interpretato da Donald Glover) leggermente fuori tono nel generale, asciutto rigore della narrazione. Quasi che l'(auto)ironia della sceneggiatura, che in sé non stona nel contesto dell’opera, debba essere normalizzata da figure e situazioni-tipo che il pubblico di riferimento sia in grado di riconoscere. In quest’ottica, può essere letta anche la scelta della colonna sonora, con le composizioni disco anni ’70 ad ammiccare (in modo gradevole ma forse eccessivamente calcolato) al target scelto.

GALLERY

Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInPin on PinterestTweet about this on TwitterShare on Tumblr

Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)