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SOMNIA

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Horror originale e di spessore, che rielabora in modo interessante influenze ben note agli appassionati del genere.

Contro


Intreccio non privo di prevedibilità, regia a tratti standardizzata, qualche forzatura di troppo nel progredire della narrazione.


In breve

Dopo la morte accidentale del figlio Sean, Jessie e Mark Hobson sembrano incapaci di riprendersi. Impossibilitati ad avere un altro figlio, i due tentano di superare il dolore attraverso un’adozione: nella loro casa arriva così Cody, bambino intelligente e sensibile, reduce da una serie di affidamenti poco fortunati. Presto, la coppia scopre che Cody ha un dono particolare e unico: i suoi sogni prendono infatti letteralmente vita davanti agli occhi di chi gli sta intorno. Dopo la visione casuale di una foto di Sean nel salotto della casa, Cody riproduce così, in un suo sogno, l’immagine del figlio di Jessie e Mark, che si materializza davanti agli occhi increduli dei genitori. Da allora, Jessie cerca di fornire a Cody più dettagli possibili su Sean, sperando che questi torni a far loro visita durante i sogni del bambino. Ma presto i due scopriranno che, insieme ai sogni, il dono di Cody provoca anche la materializzazione degli incubi del bambino: tra questi, si rivelerà particolarmente pericoloso quello dell’uomo-cancro, spaventosa figura che Cody associa alla morte di sua madre…

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Posted 27 maggio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo l’interessante quanto imperfetto Oculus (2013), “estensione” ad hoc di un suo precedente, omonimo corto, Mike Flanagan torna con questo Somnia a un progetto pensato appositamente per le dimensioni del lungometraggio. Lo fa, il talentuoso regista americano, rifacendosi a modelli noti, tali da risultare facilmente riconoscibili per l’appassionato di horror: la villa vittoriana incubatrice di orrori (e di dolorose memorie), i sogni come porta sul lato più pericoloso, e incontrollabile, dell’inconscio, una figura infantile quale portatrice di un dono che è anche maledizione. Da Shining a Nightmare – Dal profondo della notte, quindi, la lezione dei classici sembra essere stata ben appresa da Flanagan, in una costruzione narrativa chiaramente debitrice al passato, più o meno recente, del genere.

Tuttavia, la sintesi che il regista americano opera delle sue influenze si rivela più interessante, e originale, della loro mera sommatoria. Somnia (Before I Wake in originale) è un horror classico nella messa in scena quanto insolito nelle tematiche, in cui i fantasmi sono esclusivamente quelli della memoria, dell’inconscio e dei sensi di colpa. Una costruzione narrativa che rivela qualche contatto (anche) con le ghost story orientali dei primi anni 2000, depurate dell’elemento più depressivo, ma riprese nel tema di un necessario contatto (e di una altrettanto necessaria comprensione) con la minaccia orrorifica. Con i tempi e i ritmi dell’horror moderno, ma anche con un approccio al racconto atto a scavare, nella materia del genere, mediamente più a fondo di quanto non facciano gran parte delle produzioni contemporanee.

Trailer:

PRO

Rielaborando influenze note, Somnia riesce a dire qualcosa di interessante nel moderno panorama dell’horror, con un’attitudine meno stereotipata e più attenta ai personaggi (e al loro vissuto) di quanto si possa vedere in gran parte delle produzioni odierne. Non siamo di fronte a del materiale particolarmente originale, sia chiaro; ma piuttosto a un assemblaggio delle varie influenze presenti, e a una loro trattazione, portati avanti secondo modalità che da un po’ sembravano assenti dagli schermi. L’elemento del lutto e della colpa, il tema del bambino come involontario tramite per una dimensione altra, la necessità di comprensione (e persino di empatia) con un orrore che è tutto umano e terreno, pongono il film sul piano di una lettura personale e di spessore del genere: temi debitori alla narrativa di Stephen King, ma anche ai primi film di M. Night Shyamalan, intelligentemente rielaborati in un contenitore in cui il fantastico trova il suo puntuale contraltare sul più concreto piano degli affetti (e della loro mancanza). In una regia dal taglio moderno, non aliena ai meccanismi più rodati per suscitare l’effetto-shock, si segnalano inoltra alcune interessanti soluzioni visive (le prime materializzazioni dei sogni di Cody, il lungo finale), che distanziano ulteriormente il film dall’immaginario, piuttosto standardizzato, del moderno cinema dell’orrore.

CONTRO

Una volta che ha scoperto le sue carte, l’intreccio di Somnia mostra una certa prevedibilità, pur mitigata dalla bontà della sua intuizione di base. La regia di Flanagan, nonostante le già ricordate, buone idee di messa in scena, non rifugge da usurati luoghi comuni, mostrandosi spesso troppo attenta, nei tempi e nella costruzione visiva, a soddisfare i palati (ben poco fini) dei moderni consumatori del genere. In una sceneggiatura che comunque, nel suo complesso, si rivela equilibrata e ben costruita, si segnala qualche forzatura e qualche eccessivo meccanicismo nella seconda parte, laddove la protagonista (un’efficace Kate Bosworth) dà inizio alla sua personale indagine nel passato del piccolo Cody.

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Marco Minniti

 
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