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SOLE ALTO

 
Sole alto locandina
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Scheda
 

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Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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1 total rating

 

Pro


Buona rappresentazione, attraverso tre vicende private, di un dramma collettivo protratto negli anni. Efficaci e versatili i due protagonisti.

Contro


Difettosa la coesione di tono tra le tre diverse vicende. Il terzo segmento, che chiude idealmente il cerchio, è quello più debole.


In breve

Tre decenni, tre diversi momenti storici, tre storie d’amore. Un solo filo comune: lui croato, lei serba. 1991: Ivan e Jelena, un amore contrastato e quasi proibito, proprio quando nel villaggio infuriano i primi venti di guerra. 2001: Ante e Natasha, un amore impensabile, quasi indicibile, mentre tutt’intorno sono macerie e fantasmi, tra rassegnazione e voglia di ricominciare. 2011: Luka e Marija, un amore interrotto e sofferto, ma mai concluso: inseguito con la tenacia con cui si insegue un corpo ancora vivo, quello di una comunità che nonostante tutto vuole rialzarsi e guardare avanti. Su tutto, due popoli che fanno i conti con se stessi e con la propria storia recente, alla ricerca di una direzione possibile per il futuro.

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Posted 28 aprile 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Il tragico conflitto della ex-Jugoslavia è una ferita ancora aperta nel cuore dell’Europa, un dramma recente che non ha mai cessato di proiettare la sua ombra sulla politica del Nuovo Continente, influenzandone le premesse e costituendo per essa una sorta di cupo monito. Il cinema, rappresentazione plastica della coscienza (e della memoria) di un popolo lacerato, non ha mai smesso di indagarne premesse, manifestazioni e sviluppi. La giuria della sezione Un certain regard dell’ultimo Festival di Cannes (in un’edizione che, nel suo complesso, ha sembrato voler privilegiare i motivi dell’impegno civile) ha voluto premiare lo sguardo composito, articolato, ed esteso lungo un ventennio, che il regista Dalibor Matanic ha dato del conflitto in questo Sole alto.

Un film, quello di Matanic, che ha l’intuizione di utilizzare gli stessi attori e (in parte) le stesse location, per indagare le ricadute del conflitto sugli affetti, la lenta disgregazione di un labile senso di comunità, l’inaridimento dei sogni, la voglia quasi inconfessata (ma pulsante e viva) di ricominciare. Lo fa, il regista croato, muovendosi costantemente tra la dimensione pubblica e quella privata delle scelte, mettendo in scena il sentore soffocante di una vita che non appartiene più all’individuo, riflessa com’è nella tragedia collettiva di due popoli. Raccontando tre diverse vicende che si fanno emblema di tre momenti storici, ma anche di tre diversi approcci all’esistenza, nella progressiva ricerca (e forse nel faticoso disvelamento) di una possibile via per la risalita.

Trailer:

PRO

Matanic mostra uno sguardo equilibrato, privo di manicheismi, ma ricco di empatia e calore, su tre vicende private che si fanno emblema di un dramma collettivo. La sceneggiatura costruisce abilmente tre storie che sono rappresentazione non solo di tre momenti distinti nella vita di due popoli, ma anche della progressiva trasformazione dell’esistenza materiale, dell’approccio agli affetti, del rapporto con l’altro variamente declinato. Il regista croato mette in scena le sue tre vicende adeguando progressivamente il tono della narrazione e l’atmosfera del racconto, ma mantenendo alla base una notevole eleganza visiva. Alcune intuizioni di regia (le riprese a pelo d’acqua, nel lago, a suggerire un latente senso di tensione, propedeutiche all’arrivo dei soldati) mostrano una padronanza del mezzo e un notevole senso estetico; le ellissi narrative, specie nella scelta di lasciare fuori campo le conseguenze più evidenti e devastanti del conflitto, aggiungono sostanza e forza emotiva alla narrazione. Se l’eleganza della regia non cade mai nel formalismo, i due interpreti principali si dimostrano molto abili nel dare vita, ognuno, a tre personaggi diversi, legati da un fil rouge che diviene evoluzione di una coscienza e di un sentore collettivi.

CONTRO

Apprezzabile nell’approccio e nel composito ritratto storico che offre, Sole alto mostra nondimeno una certa discontinuità nell’andamento, una coesione di tono nelle diverse storie che non sempre viene gestita al meglio. In questo senso, proprio l’ultimo segmento (quello che dovrebbe idealmente chiudere il cerchio, e inevitabilmente accompagna in misura maggiore le riflessioni successive alla visione) si rivela invero il più debole: stereotipato nella presentazione dei personaggi di contorno, poco preciso e puntuale nella delineazione dei due caratteri principali, e nel racconto dell’evoluzione del loro rapporto. L’evidente volontà del regista di giocare col non detto, funzionale alla trama per gran parte del film, si trasforma nell’ultima storia in difetto di chiarezza e mancata occasione di empatia. Inoltre, va sottolineato come l’ultima inquadratura costituisca un dettaglio che sfiora la maniera, ampiamente anticipabile e prevedibile, e per questo narrativamente poco efficace.

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Marco Minniti

 
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