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SLEEPLESS – IL GIUSTIZIERE

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Buon ritmo, plot che rispetta nelle premesse lo svolgimento del film originale, regia che evita di evidenziare troppo i cliché presenti nello script.

Contro


L’ambiguità morale del film francese viene sfumata e appiattita, mentre lo script si dipana in uno svolgimento scontato e privo di mordente.


In breve

A Las Vegas, l’agente sotto copertura Vincent Downs e il suo collega corrotto Sean Cass, rubano un carico di cocaina appartenente all’imprenditore Stanley Rubino, associato col criminale Rob Novak, figlio di una potente famiglia mafiosa. Downs è in realtà deciso a smantellare l’organizzazione criminale dei Novak, arrivando fino al suo capo; per ottenere questo scopo, si offre di indagare personalmente sul furto di cocaina, ma si scontra coi sospetti di Jennifer Bryant, agente degli Affari Interni ignara della sua copertura. Quando Rubino si vendica del furto rapendo il figlio di Vincent, e pretendendo quale riscatto la restituzione del carico rubato, l’uomo dovrà giocare una pericolosa partita per salvare la vita di suo figlio, scontrandosi tanto con i criminali quanto con i suoi colleghi, messi sulle sue tracce dall’agente Bryant.

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Posted 12 febbraio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Tra i più interessanti titoli del neopolar dell’ultimo decennio, incomprensibilmente inedito in Italia (lo abbiamo visto però nell’edizione 2011 della Festa del Cinema di Roma, nella sezione L’altro cinema), Nuit Blanche di Frédéric Jardin era un adrenalinico thriller che guardava a Melville con l’occhio e la sensibilità del nuovo millennio, mettendo in scena una storia di guardie e ladri concentrata in un’unica, esplosiva notte. Un prodotto di genere realizzato con classe, debitore a decenni di noir francese e americano, che ha comprensibilmente attirato l’attenzione di Hollywood per una sua versione made in USA. Versione che giunge ora in sala con questo Sleepless Il giustiziere (piuttosto gratuito il sottotitolo aggiunto dalla distribuzione italiana), portato sullo schermo dal poco noto cineasta svizzero Baran Bo Odar (al suo attivo gli ancora inediti Silence e Who Am I).

Scegliendo un cast di volti riconoscibili, capitanato dal protagonista Jamie Foxx, dal rapper T.I. e dalla zelante agente col volto di Michelle Monaghan, il film segue nella sua ossatura il plot del suo modello, concentrandosi sulla problematica esistenza del protagonista, scisso tra ruoli antitetici (la famiglia, la polizia, il microcosmo criminale di cui pure ha assorbito regole e rituali) e incapace di trovare tra di essi un punto di equilibrio. Giustapponendo costantemente la figura del protagonista a quella, altrettanto problematica, interpretata dalla Monaghan (qui presente in misura maggiore rispetto alla sua omologa del film francese), il regista fa deflagrare il conflitto tra poliziotti (corrotti e non), criminali e gente comune, nel campo di battaglia di una discoteca, luogo in cui i ruoli si confonderanno e il protagonista troverà il modo (forse) di iniziare un problematico riavvicinamento alla sua famiglia, e al suo stesso ruolo di marito e padre.

Trailer:

PRO

Caratterizzato da un buon ritmo, e da una messa in scena funzionale alle premesse del genere (e alle esigenze del regista) Sleepless mantiene nelle sue basi quelle caratteristiche di ambiguità morale, inquietudine ed etica scissa che avevano informato di sé il film originale. Caratteristiche, queste ultime, che rileggono il nero letterario e cinematografico alla luce della sensibilità moderna, e che si esprimono qui in una buona fotografia, e in una rappresentazione iperrealistica della metropoli come trappola e luogo di pericolo. All’efficacia, nei panni del protagonista, di un Jamie Foxx dalla buona carica espressiva e fisica, si aggiunge una regia che stempera, in parte, alcuni eccessi contenuti nello script, mantenendo un buon controllo del ritmo ed evitando di dare troppo risalto ai (pur presenti) cliché del genere.

CONTRO

Se il soggetto riproduce abbastanza fedelmente lo svolgimento di base (e le ottime potenzialità) di Nuite Blanche, lo svolgimento appiattisce il tutto in un crime movie scontato, risaputo, caratterizzato da un’enfasi deragliante e sopra le righe sull’etica del protagonista, di cui vengono sfumate e appiattite le originarie zone d’ombra. Il risultato (complice uno script fedele all’originale nei suoi macro-passaggi, ma riadattato e normalizzato negli snodi narrativi e nei dialoghi) è uno pseudo-noir dal gusto facile e dalla grana grossa, infarcito di forzature e incongruenze narrative di ogni sorta, deficitario nella tensione e caratterizzato da un fastidioso e posticcio perbenismo (evidente soprattutto nei minuti finali). Uno di quei casi in cui la definizione (a sua volta abusata, e in sé poco significativa) di “remake inutile”, può essere adottata senza grossi rimpianti.

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Marco Minniti

 
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