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SINISTER 2

 
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Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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Pro


Qualche efficace sequenza-shock, interessante il tentativo di indagare gli effetti dell'azione del demone sulla psiche, abbozzo di riflessione metacinematografica.

Contro


Banalizzazione e normalizzazione dell'inquietudine del primo film, orrore tutto esteriore, scrittura deficitaria.


In breve

Courtney, madre in fuga da un marito violento, si trasferisce coi suoi due figli in una casa in cui, anni prima, avvenne un orribile delitto. Appena giunti nella dimora, il piccolo Dylan inizia a soffrire di incubi e visioni notturne: in queste, un gruppo di bambini fantasma lo spinge alla visione di alcuni filmini in Super 8, in cui altrettante famiglie vengono brutalmente assassinate. Le visioni sembrano minare l’equilibrio psicologico del ragazzino, e i suoi rapporti col fratello Zach, mentre un investigatore privato pagato dal padre si aggira intorno alla casa.
Intanto, l’ex vicesceriffo di King County, che seguì il caso del massacro della famiglia di Ellison Oswalt, continua a indagare sui delitti legati all’entità demoniaca di nome Bughuul. L’indagine dell’uomo lo porta a contatto con Courtney e i suoi due figli, che intuisce essere in pericolo: il demone, infatti, sembra aver messo gli occhi proprio su Dylan, con l’intenzione di fare del ragazzino l’ennesimo strumento della sua malvagità. Per combattere l’entità maligna, l’ex poliziotto chiede l’aiuto di uno studioso dell’occulto, venuto in possesso di una radio che trasmette un inquietante segnale. Ma Courtney e i suoi due figli, oltre che da Bughuul, dovranno guardarsi dal violento capofamiglia, deciso a riottenere la custodia dei ragazzini…

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Posted 1 settembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Il primo Sinister, uscito nel 2012, ha rappresentato uno dei più riusciti e interessanti horror degli ultimi anni. Nonostante una messa in scena, in fondo, abbastanza convenzionale (legata a un’estetica della paura tutta contemporanea, finalizzata a massimizzare gli effetti della singola scena di spavento) il film di Scott Derrickson poteva vantare una sceneggiatura pressoché perfetta, in cui il climax orrorifico si mescolava bene a un’indagine “metafisica” ma dal taglio classico. Soprattutto, il film di Derrickson sviluppava un’interessante riflessione sulla fascinazione/repulsione per l’immagine violenta, sul suo potere mesmerico e sulla sua capacità di sconfinare fuori dallo schermo.

Ora, la factory di Jason Blum, da una sceneggiatura dello stesso Derrickson, fa uscire un sequel che rappresenta la diretta prosecuzione della vicenda originale: cambia il nome in cabina di regia (ora in carico all’irlandese Ciaran Foy, già autore dell’horror Citadel); e non torna, ovviamente, un nome “forte” nel cast come quello di Ethan Hawke. Tornano, invece, i temi forti che furono alla base dell’originale, uniti a una maggiore esplicitazione del potere malvagio, sulla psiche di chi guarda, degli homemade movies che ritraggono le vittime del demone: giocando ormai “a carte scoperte”, impossibilitato a replicare il graduale dipanarsi del mistero che caratterizzava il primo film, Foy tenta di approfondire le dinamiche di suggestione/condizionamento della visione dei Super 8; abbozzando anche, nel finale, un tentativo di riflessione metacinematografica sull’ossessione dell’autore.

Trailer:

PRO

Scomparsa la freschezza creativa del film originale, Sinister 2 vive di singole sequenze-shock, di singulti orrorifici in sé abbastanza risaputi, ma comunque in grado di soddisfare l’appassionato meno esigente. È apprezzabile, malgrado l’esito non sia del tutto riuscito, il tentativo di approfondire una figura come quella del demone Bughuul, nonché di indagare nel dettaglio le dinamiche della sua azione sulla psiche dei due ragazzini (come da tradizione del genere, naturali recettori delle suggestioni sovrannaturali). Interessante, anche se non nuova, anche la giustapposizione tra la minaccia ultraterrena e quella (fin troppo) concreta che si annida in un’istituzione come la famiglia, incarnata da un individuo gretto e violento. Infine, è da ricordare il già citato (e ironico) tentativo di fare del metacinema, con l’ossessione della realizzazione a tutti i costi dell’opera, ad accomunare autori umani e non.

CONTRO

La grana dell’intera operazione è decisamente più grossa rispetto a quella del film originale, e gli stessi temi che furono alla sua base ne risultano depotenziati e banalizzati. La sceneggiatura, esaurito l’elemento-novità del primo film, non riesce a trovare la chiave per rinnovare l’interesse per la vicenda, caratterizzandosi nel segno della prevedibilità; gli stessi, timidi tentativi di inserire elementi di novità (le trasmissioni radiofoniche, l’elemento musicale che si somma a quello visivo) si risolvono in un nulla di fatto. Tutto giocato nel segno di un orrore più esplicito, privo della sottigliezza e dell’inquietudine che informavano di sé l’originale, Sinister 2 annoia per gran parte della sua durata. Il carattere deficitario della scrittura si evidenzia anche in dialoghi improbabili, nella banalizzazione di un personaggio come quello del vicesceriffo interpretato da James Ransone, in una love story tra i due protagonisti che appare superficiale e pretestuosa. La regia, decisamente più convenzionale e anonima di quella di Derrickson, inanella singole e prevedibili scene di spavento; senza riuscire mai a suscitare (e nemmeno ad evocare) qualcosa che si avvicini a un reale senso di paura.

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Marco Minniti

 
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