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SING

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Buon ritmo, visivamente spettacolare, ottime canzoni ed efficace uso del 3D. L’umorismo del film risulta gradevole e narrativamente funzionale.

Contro


Esile nella struttura, dal carattere troppo “collettivo” per ben delineare i suoi personaggi. Qualche stereotipo di troppo nella sceneggiatura.


In breve

Buster Moon è un koala che fin da piccolo è stato rapito dalla magia del teatro, fino al punto da farne una ragione di vita: ma il teatro cittadino da lui aperto, specializzato negli spettacoli musicali, non naviga attualmente in buone acque. Incapace di rassegnarsi a chiudere il luogo a cui ha dedicato una vita, Buster ha un’idea: indire una competizione canora per talenti emergenti, mettendo in palio un premio di 1.000 dollari. Quando la sbadata iguana Ms. Karen, assistente di Buster, prepara i volantini per l’iniziativa, questi arrivano però alle stampe con un errore: la casuale digitazione di un paio di zeri in più ha fatto infatti lievitare il premio a 100.000 dollari. Una folla oceanica di aspiranti artisti si presenta così al teatro di Buster, a caccia del premio e della sua serata di gloria: tra questi, la maialina Rosita, madre di 25 figli, la timida ma talentuosa elefantessa adolescente Meena, il gorilla Johnny, figlio di un rapinatore di banche, il porcospino femmina Ash, che ha formato un duo rock col suo fidanzato, e il topo bianco Mike, emulo di Frank Sinatra.

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Posted 15 dicembre 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Schedulato, in Italia, per il periodo immediatamente successivo alle feste natalizie, di poco distaccato dal disneyiano “pezzo da novanta” (e concorrente) Oceania, Sing è il nuovo parto animato della Illumination Entertainment, studio che ha già dato i natali alla fortunata saga di Cattivissimo me e al recente Pets – Vita da animali. Una collocazione temporale che, almeno nel nostro paese, ha evitato al film di Garth Jennings (in uscita negli USA il prossimo 21 dicembre) il confronto diretto col colosso disneyiano; affidandosi tuttavia, strategicamente, alla promozione dei mercoledì cinematografici a 2 euro, per un’anteprima sull’intero territorio nazionale prevista per il 14 dicembre. Una strategia di distribuzione “graduale” tesa ad aumentare l’hype del prodotto, continuando, nel contempo, a dribblare un confronto che si sarebbe rivelato, probabilmente, impari.

Non è un caso che la Universal abbia deciso di non alienare del tutto il film dall’atmosfera natalizia, visto il suo esplicito mood da prodotto per famiglie, a partire dalla sua ambientazione (una metropoli abitata da animali antropomorfi) fino al carattere edificante della sua morale. Laddove la Disney ricerca l’evoluzione mascherandola sotto la patina della classicità, lo studio di Chris Meledandri sembra voler puntare sempre più, in modo deciso e trasparente, sulla linearità e leggibilità delle sue storie, vestendole di un’estetica sempre più elaborata e accattivante. Le (poche) velleità del recente Minions sembrano per ora accantonate: Sing è una celebrazione, in forma grafica e canora, della forza dei legami e della volontà individuale, calati in un contesto che non vuole rappresentare (se non in modo molto semplificato) un’allegoria della società moderna.

Spazio, quindi, a sontuose rielaborazioni canore di classici vecchi e nuovi (da My Way di Frank Sinatra a Hallelujah di Leonard Cohen), a un 3D tecnicamente impeccabile, esaltato dalla tridimensionalità già presente in nuce nella ricostruzione della metropoli, a un tripudio musical-canoro che segue le più classiche tappe della fiaba moderna, forte di gag quasi sempre efficaci e di un gruppo di doppiatori originali (da Reese Witherspoon a Seth MacFarlane) in grado di affiancare buone doti canore all’abilità recitativa.

Trailer:

PRO

Il film di Garth Jennings (regista con una lunga e solida esperienza nel campo del videoclip, qui al suo esordio nell’animazione) si giova di un buon ritmo, di una successione di gag disposte nella narrazione in modo intelligente e quasi sempre narrativamente funzionale, di uno stuolo di personaggi semplici (pur in una certa, forse inevitabile tendenza alla stereotipazione) quanto efficaci. Il notevole livello del comparto tecnico del film, la buona alternanza di motivi musicali ripresi tal quali (tra questi, il classico Under Pressure dei Queen) e di altri reinterpretati, l’efficace climax emotivo, rendono Sing un prodotto immediatamente appetibile per il suo target naturale. La morale è trasparente, benché risaputa, ma il modo lieve e mai invadente con cui la sceneggiatura la ribadisce distanzia il film di Jennings da tanti prodotti analoghi. Pensato per un pubblico di famiglie, il film ha inoltre il merito di non tediare lo spettatore con le usuali citazioni da classici vecchi e nuovi, mantenendo un’originalità (e una sostanziale freschezza) nel suo humour, che gli evita il deja vu che troppo spesso aleggia sull’animazione occidentale moderna.

CONTRO

Sing, giova sottolinearlo, non è Oceania (e neanche Zootropolis, per fare un analogo esempio di animazione con animali antropomorfi): la sua anima è quella di un prodotto per famiglie che non si giova (né vuole farlo) di una particolare ricerca estetica o sui contenuti. Se si va ad analizzarla nel dettaglio, la vicenda di Buster Moon e del suo teatro è piuttosto esile, forse dalla natura anche eccessivamente “collettiva” per riuscire a delineare al meglio i suoi protagonisti e le loro caratteristiche. Caratteristiche dalle quali, è bene ribadirlo, non è estraneo un certo grado di prevedibilità e di ricorso agli stereotipi (il subplot del gorilla Johnny, col suo rapporto col padre criminale, è forse, in questo senso, la componente più debole del film). Sicuramente, dietro la sfavillante (e per larghi tratti ammaliante) confezione del film, c’è un’esilità di fondo che lo pone su un piano diverso rispetto a quello dei concorrenti Disney e Pixar: segno di un lavoro sulla costruzione delle storie in cui lo studio di Meledandri deve ancora recuperare terreno rispetto ai più quotati rivali.

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Marco Minniti

 
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