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SECONDA PRIMAVERA

 
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Scheda
 

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Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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2 total ratings

 

Pro


Prodotto interessante, originale e decentrato nel panorama italiano, dalla singolare alternanza e coesistenza di toni.

Contro


A tratti l'equilibrio di toni si spezza, favorendo un registro grottesco troppo insistito; l'estensione temporale della storia necessitava forse una durata maggiore.


In breve

Andrea, architetto cinquantenne, ha perso anni fa sua moglie Sofia, morta in un tragico incidente. L’uomo si è chiuso in un isolamento perenne, incapace di costruire altre relazioni, tormentato dai ricordi della donna amata. A spezzare la solitudine di Andrea arriva Hikma, giovane magrebina dal volto e dal temperamento simili a Sofia. Hikma, ripudiata da suo fratello, è da poco rimasta incinta di Riccardo, un trentenne sposato e insoddisfatto della sua vita coniugale. I due si sono conosciuti casualmente durante un veglione di Capodanno, durante il quale Andrea è stato involontario fautore del loro incontro; ma il temperamento incostante e ondivago di Riccardo fa presto in modo che la loro relazione naufraghi. Non prima, tuttavia, che Hikma abbia dato alla luce una bambina. La ragazza, insieme alla piccola, si rifugia nella dimora di Andrea, quella che l’architetto ha per anni condiviso con la consorte scomparsa. Le stagioni passano, e l’attaccamento di Andrea per Hikma si intensifica sempre più…

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Posted 1 febbraio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Francesco Calogero, nome di punta del cinema indipendente italiano, racconta con Seconda Primavera un’atipica e personale love story. Un’opera che segna l’esordio della casa di produzione Polittico, fondata dallo stesso regista; qui Calogero ha potuto, forse per la prima volta, confezionare un prodotto totalmente personale, gestendone e controllandone in prima persona ogni componente. Una commedia incentrata sugli incontri/scontri delle vite di quattro personaggi, surriscaldata da un registro grottesco, in cui un intreccio palesemente debitore alla Nouvelle Vague francese (sono chiari i rimandi alle migliori opere di Éric Rohmer) si fonde con una scansione temporale insolita, che ricorda gli incastri del caso e i giochi del destino di certo cinema orientale (vengono in mente i minimali ritratti di Hong Sang-soo, ma anche l’ineluttabilità dello scorrere del tempo del classico di Kim Ki-Duk Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera). I quattro personaggi, in modo esplicito, incarnano ognuno una diversa stagione della vita, in una descrizione che trova il suo corrispondente figurativo nel giardino del protagonista: segno ed emblema, nella sua immagine, del tempo che scorre, in una logica ciclica che valorizza il mutamento così come la reiterazione. E il cui rivelatorio contatto aiuterà, in modi diversi, ognuno dei personaggi coinvolti.

Trailer:

PRO

Quello di Calogero è un prodotto sicuramente insolito, decentrato e di difficile classificazione in un panorama standardizzato come quello italiano attuale. Gli incastri della trama, le reiterazioni del destino, il lento disvelamento delle storie di ognuno dei personaggi, vanno a comporre un quadro composito, magari a tratti sghembo e poco centrato, ma non privo di un suo singolare magnetismo. Il tono, sempre così in bilico tra il realismo minimale e un umorismo di matrice grottesca, spesso a un passo dal precipitare nel macchiettismo, mostra una sua peculiare efficacia; un insieme di registri che reggono il film in un equilibrio a tratti precario, ma che di esso costituiscono, con la loro alternanza e interazione, buona parte del fascino. La regia di Calogero, dal taglio classico malgrado il carattere sopra le righe della narrazione, riesce anche a valorizzare le prove degli interpreti, oltre alle peculiarità e al fascino degli ambienti (su tutti, il giardino del protagonista, centro nevralgico e luogo simbolico per eccellenza della vicenda).

CONTRO

L’equilibrio di tono ricercato (e per larghi tratti raggiunto) dal regista, rischia in più occasioni di infrangersi in un’insistenza gratuita sul mood grottesco, che finisce per sottrarre credibilità e sostanza al tutto. Una sceneggiatura non priva di limiti e sbavature, quella scritta dallo stesso Calogero, che inoltre “chiede” troppo allo spettatore sul piano delle ellissi temporali e degli eventi lasciati fuori campo: una vicenda che si snoda nell’arco (complessivo) di un anno e mezzo, aveva forse bisogno di un respiro e di un’estensione temporale più ampi. Una necessità di sintesi (non gestita al meglio) che finisce per togliere spessore e pregnanza anche ad alcuni personaggi, tra i quali si segnalano la Rosanna interpretata da Anita Kravos, e il fratello della protagonista, col volto dell’attore di origini tunisine Hedy Krissane. Limiti che in parte intaccano l’efficacia narrativa del film, minandone la compattezza ma non scalfendone la singolare malia estetica.

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Marco Minniti

 
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