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SASHA E IL POLO NORD

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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Pro


Ottimamente narrato e disegnato, dal respiro epico, capace di parlare con efficacia a un pubblico ampio e trasversale.

Contro


La parte dell’inizio del viaggio della protagonista avrebbe forse beneficiato di un’estensione maggiore. Il film, va ricordato, non è pensato per un pubblico di bambini troppo piccoli.


In breve

San Pietroburgo, 1882. La giovane Sasha, erede di una famiglia aristocratica russa, ha sempre avuto la passione per i viaggi, e nutre un’attrazione irresistibile per il Grande Nord. La ragazza, in particolare, vuole ripercorrere le orme di suo nonno Oloukine, noto esploratore che non ha mai fatto ritorno da una spedizione nell’Artico. Il problema è che il padre di Sasha, alto funzionario dell’amministrazione russa, vuole dare la ragazza in sposa al principe Tomsky, nipote dello zar e nobile intrigante, segretamente deciso a screditare la famiglia della ragazza a causa di un antico screzio. Una notte, Sasha decide di ribellarsi al destino che le è stato imposto, e di mettersi in viaggio per il Polo Nord da sola, sulla scia della spedizione di suo nonno…

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Posted 5 maggio 2017 by

 
Recensione completa
 
 

Fa piacere rilevare il perdurante interesse, fattosi più costante nel corso degli ultimi 2-3 anni, da parte di alcune realtà distributive italiane nei confronti dell’animazione europea. Una realtà, quest’ultima, che ha goduto finora di un’attenzione occasionale e intermittente, anche in relazione ai cartelloni dei grandi festival internazionali, caratterizzata da peculiarità a sé (pur nella varietà delle diverse scuole nazionali) che la differenziano in modo netto dai suoi omologhi americani e asiatici. In questo senso, pur in una nicchia distributiva (inevitabilmente) limitata nello spazio rispetto ai titoli più blasonati, si segnala l’opera della PFA, distributore indipendente che già portò in Italia i francesi Un gatto a Parigi e Phantom Boy (quest’ultimo distribuito appena pochi mesi fa). Ultimo in ordine di tempo a giungere sui nostri schermi, questo Sasha e il Polo Nord, co-produzione franco/danese risalente al 2015, che vede l’esordio nel lungometraggio del regista e storyboarder Rémi Chayé.

L’esordio di Chayé, caratterizzato da una felice compresenza tra animazione tradizionale e digitale, risulta strutturato secondo il più classico schema del racconto d’avventura e di formazione, di derivazione letteraria; seguendo le tappe e le regole del “genere”, il film innesta nel suo tessuto narrativo alcune interessanti riflessioni sulla società russa di fine ‘800 (e sul ruolo in essa della donna), sulle asperità e contraddizioni della crescita personale, sulla costante dialettica tra sogni e realtà, e sul confronto di una protagonista giovane con la morte. Il tratto iperrealistico del disegno riesce ad ovviare con efficacia alla ristrettezza di mezzi produttivi, mentre il passo e il respiro è quello del cinema avventuroso d’altri tempi, pensato per un target anagraficamente giovane ma fruibile da un pubblico ampio e trasversale.

Trailer:

PRO

Nella limitatezza della sua durata (circa 81 minuti), Sasha e il Polo Nord riesce ad affrontare con efficacia un ampio ventaglio di tematiche, innestandole sulla struttura di un’opera d’animazione indirizzata principalmente (ma non esclusivamente) al pubblico più giovane. Il racconto di formazione della giovane protagonista tocca con sapienza le giuste corde emotive, mentre le diverse tappe del suo viaggio restituiscono un’epica (con chiare parentele letterarie – vengono in mente classici della letteratura quali Capitani coraggiosi – ma anche debitrice al cinema avventuroso che fu) atemporale e per questo tanto più potente. La prevalenza di colori pastello, e le finezze nella resa della luce e delle ombre, conferiscono all’estetica del film un’efficace dimensione iperrealistica, mentre alcune sequenze (tra queste, il silenzioso incontro della giovane protagonista col suo anziano predecessore) colpiscono per la loro intensità emotiva. Vanno segnalati, inoltre, gli intelligenti titoli di coda, con una scelta radicale nel segno del fuori campo, che evita al film le trappole di un’eccessiva retorica.

CONTRO

La dimensione epica del viaggio della protagonista meritava forse un’estensione temporale un po’ maggiore, specie nella parte di storia dedicata all’inizio della sua traversata in mare, e al suo progressivo adattamento alla vita della ciurma. Un limite, quest’ultimo, certo dovuto anche all’esigenza di restare nella dimensione (sotto all’ora e mezza) di un film per ragazzi. Va inoltre sottolineato come la portata dei temi trattati, e il loro stretto collegamento con la storia e le caratteristiche della società russa di quegli anni, rendano il film non propriamente adatto a un pubblico di età troppo giovane, probabilmente sprovvisto degli strumenti per coglierne appieno tutte le tematiche.

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Marco Minniti

 
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