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S IS FOR STANLEY

 
s is for stanley locandina
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Scheda
 

Genere:
 
Regista:
 
Attori: , ,
 
Durata:
 
Sceneggiatura: , ,
 
Direttore Della Fotografia: ,
 
Data Di Uscita Nelle Sale:
 
Titolo Originale:
 
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Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Rigoroso e vibrante insieme, limpido e onesto nello sguardo, un apprezzabile resoconto in forma di film-intervista di una singolare amicizia.

Contro


A volte privo di misura, troppo scoperto sul lato emotivo, eccessivamente esplicito nella sequenza finale.


In breve

Nel 2008, il regista Alex Infascelli incontra Christiane Kubrick, moglie del compianto regista Stanley, per un’intervista televisiva. Qui, il regista romano apprende che per un trentennio (e quattro film) il factotum del maestro americano è stato il cassinese Emilio D’Alessandro, un italiano emigrato a Londra e tornato nella terra natia solo nel ‘99, dopo la morte del regista. Incuriosito, Infascelli approfondisce la vicenda attraverso la lettura del libro Stanley Kubrick e me, scritto dallo stesso D’Alessandro: il regista decide così di avvicinare l’uomo per realizzare un lungo film-intervista, che è resoconto e celebrazione di un rapporto lavorativo che gradualmente si trasforma in una solida e duratura amicizia.

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Posted 28 maggio 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Dopo quasi dieci anni di silenzio cinematografico, durante i quali il regista italiano si è dedicato principalmente alla tv e al videoclip, Alex Infascelli è tornato sul grande schermo. Il regista di H2odio ha confezionato, con S Is For Stanley, un prodotto apparentemente lontano dalle sue corde, il suo primo esperimento di “cinema del reale” articolato come un lungo film-intervista. Quello che Infascelli ha realizzato è il resoconto, articolato attraverso le immagini fotografiche, i dettagli delle lettere e note scritte dal regista, e soprattutto le parole dello stesso D’Alessandro, di un rapporto lavorativo e umano dai tratti totalizzanti, in cui il mestiere del cinema e la vita si fondono senza soluzioni di continuità.

In tutto questo, emerge dal film un’ambivalenza di giudizio (fortemente voluta) rispetto alla figura del grande cineasta statunitense: da una parte, il film scopre il suo lato umano, maggiormente fragile e sovente oscurato nel racconto giornalistico della sua carriera; dall’altra, i noti tratti ossessivi, persino tirannici dell’atteggiamento di Kubrick verso i suoi collaboratori, vengono ribaditi finanche nella narrazione del privato del personaggio. L’autista cassinese, in questo senso, emerge come vittima (pur consapevole) della totalizzante concezione del lavoro del regista: un collaboratore e amico che coscientemente sacrifica gli affetti (fino alle estreme conseguenze) per seguire il suo datore di lavoro in un mestiere che è (anche) utopia.

Già presentato in anteprima nel corso del Festival del Film di Roma, appena insignito del David di Donatello per il miglior documentario, S Is For Stanley verrà distribuito nelle sale italiane in un’unica giornata-evento, quella del 30 maggio, in una versione di circa 20 minuti più lunga rispetto a quella proiettata nel festival romano.

Trailer:

PRO

Rigoroso e vibrante insieme, solo apparentemente distante dai suoi precedenti lavori, S Is For Stanley è probabilmente il miglior film di Alex Infascelli: un documentario dallo sguardo limpido, onesto in modo quasi disarmante, su un rapporto lavorativo e umano di cui non vengono nascoste le asperità. Il regista romano tiene qui a bada la tendenza alla sovrastruttura che altrove aveva appesantito il suo cinema, girando il film nel modo più essenziale possibile, lasciando fuori campo le immagini (filmate) dei lavori di Kubrick, per far rivivere il regista attraverso le parole e le immagini fotografiche. Il risultato è vincente, perché quella del regista americano (come quella del suo cinema) è una presenza-assenza più che mai concreta, testimoniata dalle parole vergate sulla carta, dall’emozione (evidente) negli occhi dello stesso D’Alessandro, dagli oggetti di scena ripresi nella lunga sequenza finale: testimoni silenziosi di una manualità, di quella componente artigianale del mestiere del cinema, di quell’etica del lavoro tanto trasparente quanto senza tempo, che l’autista di Cassino incarna così bene.

CONTRO

Il bel film di Infascelli non è privo di squilibri, specie laddove il suo approccio scopertamente emotivo (frutto dell’evidente passione del regista nel realizzarlo) rischia di soffocare il racconto e il raggiungimento dei suoi intenti. Questa componente, certo favorita da un protagonista che rivive, mettendosi a nudo davanti alla macchina da presa, trent’anni di vita faticosi ed esaltanti, diviene evidente nella sequenza che precede i titoli di coda: troppo esplicita e priva di misura, debordante nel suo mood melodrammatico, poco in linea con l’understatement che caratterizza il resto del film. Una sbavatura subito controbilanciata dalla bella sequenza dei titoli di coda, muto inventario di oggetti di scena e ricordi personali, in grado di “parlare” allo spettatore più di tante espressioni verbali.

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Marco Minniti

 
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