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RUTH & ALEX- L’AMORE CERCA CASA

 
ruth e alex
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Scheda
 

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Soggetto
 
 
 
 
 


 
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Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3.5/ 5


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Pro


Tono misurato e realistico, buona prova dei due interpreti, temi importanti trattati con credibilità e leggerezza.

Contro


Registicamente timido, a tratti non proprio equilibrato, con qualche lungaggine e alcuni flashback inutili.


In breve

Alex e Ruth Carver, una casa nel quartiere newyorchese di Brooklyn e un cane, sono felicemente sposati da decenni. Nonostante l’assenza di figli, la loro vita e il loro matrimonio sono stati finora soddisfacenti: lui, pittore non proprio di grido, ma che si è comunque potuto permettere una vita agiata vendendo i suoi quadri; lei, ex insegnante di liceo in pensione, che ha sempre svolto con passione il proprio lavoro. Tutti, però, hanno bisogno di stimoli nuovi, di fare quello che si chiama “cambiare aria”: così, quando vengono a sapere che il loro appartamento può valere una discreta somma, Ruth e Alex pensano che trasferirsi in un quartiere più periferico, in una casa magari più modesta, potrebbe essere una buona idea. Per la vendita, si affidano alla loro nipote Lilly, scaltra agente immobiliare. I potenziali acquirenti si susseguono nella visita dell’appartamento, ma nessuno di loro sembra convinto della scelta. A complicare le cose, la notizia, rimbalzata su tutti i notiziari, di un tir abbandonato sul ponte di Brooklyn, che scatena un’incontrollabile psicosi­bomba in città. Nel frattempo, pensando al loro trasferimento, Alex e Ruth danno una scorsa alle inserzioni di vendita degli immobili; incappati in un’offerta che sembra interessante, più per gioco che per altro decidono di visitare l’appartamento…

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Posted 23 giugno 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Da sempre parsimonioso nella proposta del suo cinema (undici film in circa un quarantennio), eclettico nella scelta dei generi (che spaziano dall’horror al dramma shakespeariano), con frequenti incursioni sul piccolo schermo, Richard Loncraine torna ora con una commedia che definiremmo autunnale. Un film, questo Ruth & Alex, che si ispira a un romanzo dell’autrice americana Jill Clement, e che si inserisce in quel filone “senile” che negli ultimi anni ha attraversato trasversalmente vari generi hollywoodiani, dall’action movie alla commedia; contando sul carisma di star che rivendicano con forza il loro posto nell’industria cinematografica moderna. Anche qui, due nomi come quelli di Morgan Freeman e Diane Keaton, protagonisti di decenni di cinema hollywoodiano, garantiscono una sicura presa sul pubblico di ieri e di oggi: tuttavia, i due protagonisti offrono una prova inaspettatamente misurata, senza istrionismi o allusioni spudorate ai loro personaggi del passato, nel segno dell’understatement e di una resa semplice della quotidianità. Lo scopo loro (e quello di Loncraine) è offrire un bozzetto minimale, dai toni soffusi e senza emozioni sfacciate, di una società in continua e caotica trasformazione, e di due individui anziani che stentano ormai a riconoscersi in essa. Ma che nondimeno continuano, fedeli alla loro curiosità di persone di cultura, a indagarla e a cercare un loro possibile posto in essa. Un posto in cui magari continuare a coltivare un amore inevitabilmente sfumato, ma vivo. E in cui invecchiare (insieme al proprio fedele animale domestico, compagno e non surrogato di quel figlio mai avuto) con quel misto necessario, ma così difficile da raggiungere, di serena rassegnazione e curiosa consapevolezza.

Trailer:

 

PRO

Tutto questo Ruth & Alex, trasferta americana di un autore dall’animo europeo come Loncraine, stupisce per la misura. Con due star, e una storia a forte rischio retorica, il regista tiene a freno il registro emozionale, gioca sul filo delle sensazioni e dell’allusione, colora il film di tonalità fotografiche calde e avvolgenti, malgrado il carattere autunnale della storia. La vicenda di questa coppia di anziani, e del loro crescente spaesamento in una città che pare mutare incontrollabilmente davanti ai loro occhi, parla il linguaggio della quotidianità, dell’assenza di grandi eventi, di gioie e meschinità piccole e grandi, che accomunano gli esseri umani a qualsiasi latitudine. Lo stesso umorismo è garbato e trattenuto, puntando a colorare di grottesco la realtà solo quel tanto necessario. Tuttavia, il film di Loncraine tiene gli occhi aperti, e i piedi ben piantati nel presente: a quasi un quindicennio di distanza dall’11 settembre 2001, il registra mostra una città in cui la ferita di quell’evento non si è ancora cicatrizzata. In cui basta un tir abbandonato su un ponte, casualmente intestato a un cittadino di origine araba, a scatenare una folle e insensata psicosi metropolitana. In cui la facciata progressista e multietnica dell’America di Obama non ha cancellato discriminazioni e sospetti. E in cui la vita scorre a velocità folli e incontrollate, al punto di trasformare un passaggio di vita fondamentale per un individuo (come la ricerca di una nuova abitazione) in un’assurda corsa sulle montagne russe. Corsa alla quale i due protagonisti partecipano più per caso che per altro, e che imporrà loro, infine, una scelta radicale.

CONTRO

Il film di Loncraine, prodotto piccolo, caldo e autentico, resta comunque un film tutt’altro che perfetto. La voice over di Freeman è superflua, a tratti stucchevole, comunque tale da non aggiungere nulla alla gamma emozionale del film; i frequenti flashback, animati da una recitazione non proprio eccelsa dei due alter ego giovani della coppia (in particolare da quella di Claire van der Boom) restano velleitari e inutili. In tutta la sua prima parte, il film si perde in lungaggini e in un ritmo troppo dilatato, in cui fa fatica a trovare la giusta presa sullo spettatore; la misura che Loncraine cerca (e trova) nel tono della storia, si traduce anche in un approccio registico forse troppo timido. Limiti che comunque, va detto, non inficiano se non in minima parte la godibilità di questa commedia, in cui si coglie tanta sostanza, e per cui si tende a provare una naturale, istintiva simpatia.

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Marco Minniti

 
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