non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

ROGUE ONE: A STAR WARS STORY

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


User Rating
no ratings yet

 

Pro


Film capace di funzionare come entità a sé stante, indipendente dalla mitologia della saga. Ottime regia e scrittura, nuovi personaggi efficaci e ben interpretati.

Contro


Si avverte uno stacco troppo netto tra la prima parte del film, più cupa e melò, e la seconda in cui prevale l’azione. Alcuni personaggi (in primis quello di Saw Gerrera) non sono sfruttati al meglio.


In breve

Anni dopo la sconfitta della Repubblica, lo scienziato Galen Erso, da tempo ritiratosi a vita privata, viene costretto da agenti imperiali a costruire una nuova, devastante arma. Prima di essere catturato, l’uomo riesce a mettere in salvo sua figlia, la piccola Jyn, che viene allevata dal ribelle Saw Gerrera, amico di Galen. Anni dopo, il pilota imperiale Bodhi Rook diserta e chiede udienza a Gerrrera, divenuto un temuto terrorista, indipendente dalle forze della ribellione. Il pilota sostiene di essere stato inviato da Galen Erso con importanti informazioni sulla nuova arma, la Morte Nera: lo scienziato avrebbe volontariamente inserito nell’arma un punto debole, una falla di sicurezza che ne permetterebbe la totale distruzione. Le spie della ribellione, venute a sapere della diserzione, decidono di entrare in contatto con la figlia di Erso, Jyn, sperando di arrivare a Gerrera e alle informazioni in possesso del pilota disertore.

0
Posted 15 dicembre 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Il fuoco mai spento della passione per Guerre stellari, reso di nuovo incandescente dall’apprezzato e discusso Il risveglio della forza (risalente a un anno fa) viene ora tenuto vivo da questo Rogue One: A Star Wars Story, primo di una trilogia di spin-off ambientati nell’universo della saga creata da George Lucas. Un tassello, quello del film di Gareth Edwards, di un universo che si vuole mai abbastanza esplorato, che la Lucasfilm/Disney ha evidentemente reputato ancora (a ragione) produttivo di suggestioni anche per i fans più esperti. Così, Rogue One fa tre passi e mezzo indietro, rispetto al sequel di J.J. Abrams, andando a porsi cronologicamente prima del film del 1977, precedentemente alla missione di Luke Skywalker e Han Solo contro la Morte Nera.

L’aggancio scelto dalla sceneggiatura di Chris Weitz e Tony Gilroy è molto semplice (il furto dei piani per la costruzione della nuova arma, origine della vicenda del Guerre stellari originale), e dà la possibilità al film di inserirsi in modo saldo e funzionale nella continuity della saga, restando al contempo smarcato da un legame troppo stretto coi suoi personaggi. Al di là della prevedibile presenza di Darth Vader, dello spietato Wilhuff Tarkin col volto di un Peter Cushing ricreato digitalmente, e di un altro paio di sorprese che (seppur largamente anticipate dai rumors precedenti all’uscita) evitiamo di rivelare, la sceneggiatura del film di Edwards è incentrata su un nuovo gruppo di eroi; personaggi indipendenti tanto dalla mitologia della trilogia storica, quanto (ovviamente) dalle sue successive estensioni. Eroi che (caratteristica ormai rara in un contesto di saghe e continuity spinta) avranno forzatamente a disposizione solo un film per farsi apprezzare.

In un universo in cui già si respira l’atmosfera, a metà tra l’immaginario sci-fi e quello fantasy, in cui Lucas introdusse lo spettatore nel film del 1977, la sceneggiatura va ad esplorare più da vicino le dinamiche interne all’universo della ribellione, gettando una luce di maggior realismo su quello che finora era stato presentato come un mondo di eroi senza macchia. Le scelte hanno un prezzo, possono distruggere vite e affetti (come sa la Jyn interpretata da Felicity Jones), portare ad azioni eticamente discutibili, o generare schegge impazzite e fuori controllo (l’estremista ex militare col volto di Forest Whitaker). Così, l’avventura si colora di tonalità plumbee, si immerge in una cupezza non ancora rischiarata dalla presenza organica della Forza (qui appannaggio esclusivo della coppia formata da Donnie Yen e Jiang Wen), aspirando ad un afflato tragico che vuole vivere al di là, e al di fuori, dell’ovvio legame affettivo dei fans con luoghi e motivi portanti della saga.

Trailer:

PRO

Restando consapevole dell’enorme carica affettiva (e dell’effetto-nostalgia) che spinge i fans, a oltre un quarantennio di distanza, a tornare periodicamente “in una galassia lontana lontana”, Gareth Edwards evita di adagiarvisi, cercando di costruire un film che funzioni innanzitutto come entità a se stante. L’operazione, al di là di alcune imperfezioni (che esamineremo più avanti) può dirsi senz’altro riuscita. Rogue One, in tutta la sua prima parte, integra le basi di un universo fiabesco come quello creato da Lucas con un’inedita carica di realismo. La sceneggiatura presenta una coppia di eroi dal buon carisma e dal notevole affiatamento (ben interpretati da Diego Luna e Felicity Jones) ma è soprattutto nel (melo)dramma familiare della giovane donna, nelle scelte di vita che si ripercuotono sugli affetti, nel volto tormentato (e scisso) dello scienziato interpretato da Mads Mikkelsen, che il plot acquista consistenza e autonoma forza attrattiva. Tutta la prima frazione del film può contare anche sul potenziale di un personaggio come il problematico Saw Gerrera interpretato da Forest Whitaker: volto e figura che occhieggia le fattezze del Lato Oscuro pur proponendosi come suo, teorico, oppositore. Gli eventi della trilogia storica (e in particolare quelli del Guerre stellari del 1977) sono suggeriti, richiamati sottotraccia quale promessa e auspicio, senza che mai il legame divenga facile scorciatoia emotiva per generare coinvolgimento. Il film gode anzi di un’epica che, pur andando ad inserirsi agevolmente nell’universo del franchise, vive e respira efficacemente nelle sue due ore e un quarto di durata; utilizzando i richiami nostalgici (pur presenti) come elementi accessori, non narrativamente fondamentali. Anche la scelta di fare del droide K-2SO una figura completamente nuova, non sovrapponibile ai vecchi R2-D2 e C3-PO, testimonia di questo sforzo. La fisicità delle sequenze d’azione, sganciata dall’invadente uso del digitale che aveva caratterizzato la seconda trilogia, unita allo sforzo di mantenere in esse una sostanziale credibilità (specie nel lungo scontro finale) conferma la scelta da parte di Edwards di seguire una sua personale via (pur rispettosa del canone) all’universo di Guerre stellari. Via che si è rivelata, in gran parte, felice.

CONTRO

La carica dark e melodrammatica presente in tutta la prima parte del film si stempera in modo un po’ troppo evidente, e marcato, in una seconda frazione in cui prevale invece l’azione. Uno stacco di atmosfere che si avverte in modo abbastanza palese, risultato forse dei discussi (ma non ancora chiariti) interventi di reshoot ad opera di Tony Gilroy. Spiace, in particolare, che un personaggio come il Saw Gerrera interpretato da Whitaker non abbia trovato un adeguato approfondimento, date le sue notevoli potenzialità (anche nell’ottica della mitologia più generale della saga). Anche la coppia di guerrieri interpretati da Donnie Yen e Jiang Wen, molto efficaci nei momenti in cui sono in scena, avrebbero probabilmente meritato uno spazio maggiore; mentre i continui richiami (verbali) alla Forza, presenti anche in momenti privi di adeguata contestualizzazione (le scene ambientate nel quartier generale della ribellione) appaiono elemento poco credibile, vista anche la collocazione cronologica del plot. Si può inoltre sottolineare come le figure dei nuovi eroi, pur efficaci come protagonisti di un episodio stand alone, non posseggano ovviamente il potenziale, né la carica iconica, dei protagonisti storici della saga: una considerazione ovvia, che impatta la stessa natura del film di Edwards, quella di spin-off che vive anche, inevitabilmente, all’ombra del mito.

GALLERY


Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)