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ROCK THE KASBAH

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


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Pro


Vedere Bill Murray sullo schermo è sempre un piacere. Ottime le sequenze canore interpretate dall'atrice/cantante Leem Lubany.

Contro


Il film è incerto tra commedia e dramma sociale, superficiale in entrambi i campi; Levinson si affida troppo alla bravura del protagonista, e all'impatto delle poche scene musicali.


In breve

Richie Lanz è un manager musicale giunto al capolinea della sua carriera, praticamente prossimo al fallimento. Rimasto con una sola cantante, l’umorale e insicura Ronnie, l’uomo ha un’idea: portare la ragazza in Afghanistan, per farla esibire davanti alle truppe statunitensi. Ronnie, tuttavia, si mostra da subito riottosa verso la trasferta, che comunque accetta: ma una volta giunta sul posto, e constatata l’instabilità e il costante stato di pericolo del paese, le sue resistenze si trasformano in panico. Nottetempo, la ragazza fugge, rubando a Richie soldi e documenti: l’uomo si ritrova così da solo per le strade di Kabul, senza soldi e impossibilitato a tornare in patria. Venuto a contatto con due strambi mercenari, Richie viene condotto alle porte di uno sperduto villaggio, dove sente una voce che da subito attira la sua attenzione: è quella di Saleema, ragazza che vive reclusa, ma con inespresse ambizioni canore. Visto che le iscrizioni per il talent locale Afghan Star sono ancora aperte, Richie tenta di convincere la ragazza a parteciparvi, sicuro di poterle far vincere il primo premio…

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Posted 1 novembre 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Se sono tanti i film che, nel corso degli ultimi anni, hanno affrontato il tema del conflitto in Afghanistan, praticamente nessuno aveva finora approcciato l’argomento in forma di commedia. A colmare questa lacuna, arriva ora questo Rock The Kasbah, opera che vede riuniti alcuni nomi provenienti direttamente dal cinema americano di cassetta degli anni ’80: a cominciare dal regista Barry Levinson, che ricordiamo per cult quali Piramide di paura, Good Morning, Vietnam e soprattutto Rain Man; per proseguire con lo sceneggiatore Mitch Glazer, autore tra gli altri del copione della commedia S.O.S. Fantasmi di Richard Donner; arrivando al protagonista Bill Murray e alla sua spalla Bruce Willis, rispettivamente nume tutelare della commedia statunitense ed emblema dell’action movie più autoironico con origine negli eighties. Glazer e Levinson tentano qui di mescolare il tema del conflitto (semplice sfondo su cui si muove la vicenda) con quello della realtà sociale e culturale di un paese islamico, oscillando tra i toni da commedia e quelli da dramma sociale: l’argomento principale, che utilizza il motivo scatenante del talent quale trigger narrativo, è quello della condizione femminile nella realtà islamica, in un confronto/conflitto costante innestato dall’arrivo del protagonista in un contesto già segnato da instabilità. La sceneggiatura del film si ispira liberamente al documentario Afghan Star, ad una delle cui protagoniste (la cantante Setara Hoseinzadah) il film è dedicato.

Trailer:

PRO

L’idea di trattare il tema bellico in forma di commedia, non certo nuova per il cinema americano, viene riproposta, con un certo coraggio, sul teatro di un conflitto ancora in corso come quello afghano. Vedere in questo contesto Bill Murray, interprete carismatico e dotato di un talento comico mai appannato con gli anni, fa indubbiamente piacere. Il suo Richie Lanz è un personaggio a cui si finisce presto per affezionarsi, con le sue rughe e il persistente alone da loser che lo circonda. Rappresenta, parimenti, una sorpresa l’abilità canora dell’attrice palestinese Leem Lubany: già vista nel dramma Omar, l’attrice reinterpreta (bene) i pezzi di Cat Stevens e Jimmy Cliff, riuscendo a far correre piccoli brividi sulla schiena degli appassionati. Più in generale, Levinson massimizza l’impatto dei pochi momenti cantati di questo Rock The Kasbah, prendendo per l’orecchio (letteralmente) gli appassionati del miglior folk-rock americano.

CONTRO

La sceneggiatura di Mitch Glazer, confusa e incerta sul tono da prendere, rappresenta il principale limite di un film complessivamente poco curato, superficiale sia quando assume sembianze da commedia, sia quando tenta la carta dello spaccato sociale. Il film esprime, in tutta la sua prima parte, un umorismo di grana grossa e poco attento al contesto, tutto retto sulle spalle del suo protagonista; solo successivamente (e in modo tardivo) la sceneggiatura si incanala su quello che scopriremo essere il suo binario principale, con l’entrata in scena della giovane cantante. I tentativi di rappresentazione d’ambiente che ne seguono, tuttavia, sono velleitari: la sceneggiatura non tenta neanche di problematizzare il tema dell’affermazione della donna in un paese islamico, lasciando il tutto a un livello epidermico e privo di approfondimento. Gli altri interpreti del film, da un Willis più monoespressivo del solito, a una Zoey Deschannel che scompare anzitempo dal film, fino a una caricaturale Kate Hudson nei panni della prostituta Merci, appaiono semplici comprimari; figurine prive di qualsivoglia spessore o reale funzionalità narrativa. Tutta la costruzione del film, compresa la poco convinta regia di Levinson, si affida in modo eccessivo alla presenza scenica del protagonista, nonché all’impatto emotivo delle poche sequenze musicali presenti.

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Marco Minniti

 
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