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REGALI DA UNO SCONOSCIUTO – THE GIFT

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
3/ 5


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Pro


Nel complesso ben scritto e congegnato, efficacemente interpretato, con un’interessante riflessione sulle deviazioni della società borghese.

Contro


La regia è eccessivamente piana, priva di guizzi, mentre il film si rivela fin troppo prevedibile nei suoi sviluppi.


In breve

Dopo il trauma di una gravidanza finita male, e un periodo di dipendenza da psicofarmaci, Robyn si trasferisce in una villa in periferia insieme a suo marito Simon. Nella nuova residenza c’è apparentemente tutto ciò che serve ai due per ricominciare: uno spazioso studio per la donna, designer di successo, dei vicini ospitali, e una nuova, prestigiosa opportunità lavorativa per lui. Un giorno, Simon e Robyn incontrano in un supermercato Gordon Mosley, ex compagno di liceo di lui. L’uomo è inizialmente prodigo di gentilezze verso la coppia, elargendo ai due anche dei doni di benvenuto. Col passare del tempo, tuttavia, il comportamento di Gordon si fa sempre più invadente e inquietante, arrivando a convincere i due coniugi che la sua presenza sia pericolosa. Mentre i fantasmi della dipendenza di Robyn si riaffacciano pericolosamente, la donna inizia a sospettare che suo marito gli nasconda qualcosa: qualcosa che lo lega al loro persecutore, e che affonda le sue radici in un passato non ancora dimenticato…

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Posted 14 marzo 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Attore affermato, già approdato con successo dall’indie australiano al cinema mainstream statunitense, Joel Edgerton esordisce con questo Regali da uno sconosciuto – The Gift alla regia di un lungometraggio. Un esordio per cui l’attore/regista sceglie un territorio sicuro e collaudato come quello del thriller psicologico: un thriller che, nella fattispecie, non fa qui mistero dei suoi riferimenti cinematografici. C’è un po’ di Hitchcock, nell’esordio di Edgerton (come rimarcato, un po’ enfaticamente, dal lancio italiano del film), un po’ dei prodotti di genere americani di qualche decennio fa (vengono in mente soprattutto Brivido nella notte di Clint Eastwood e Attrazione fatale di Adrian Lyne), un po’ dell’influenza, sottolineata dallo stesso Edgerton, della “trilogia della vendetta” di Park Chan-wook. C’è anche qualche analogia con un altro thriller recente, affine al film di Edgerton per temi e atmosfere, ma di produzione europea: parliamo dello spagnolo Bed Time, di Jaume Balaguerò. Argomento simile, ma ottica rovesciata: laddove, nel film di Balaguerò, il “mostro” e la devianza erano oggetto diretto e privilegiato dello sguardo del regista, qui è sullo status quo che il soggetto (inizialmente) si concentra. Uno status quo borghese che il film si occuperà gradualmente di smontare, mettendone in evidenza, con gli strumenti del genere, crepe, guasti e ipocrisie. Un percorso che è tutto interno alla tradizione del thriller statunitense, e che utilizza come detonatore l’inquietante figura di “Gordo The Weirdo” (proprio The Weirdo doveva essere, inizialmente, il titolo originale del film), personaggio efficacemente interpretato dallo stesso Edgerton.

Trailer:

PRO

Il meccanismo di Regali da uno sconosciuto è nel suo complesso ben congegnato, mentre il film cattura lo spettatore con un’efficace progressione drammatica. Funziona bene, nel suo complesso, il personaggio di Gordon Mosley, a cui dà il volto lo stesso Edgerton: il suo carattere borderline, evidente sin da quando il personaggio entra in scena, diventa via via più manifesto e minaccioso. È interessante, anche se in fondo nel solco del genere (specie nella sua variante americana) lo sguardo del film sulla società borghese e la messa a nudo delle sue ipocrisie: una trattazione che parte dal nucleo di base della società contemporanea (la famiglia) e che gradualmente la evidenzia come luogo di bugie e finzione, vera e propria fabbrica di maschere sociali. Una riflessione che gradualmente arriverà a confondere i ruoli di vittima e carnefice, mettendo in evidenza la natura noir (e per niente manichea) dell’approccio del regista verso il materiale trattato.

CONTRO

Il limite principale di Regali da uno sconosciuto sta in una regia eccessivamente piana (un tempo, quando al termine si poteva dare un’accezione vagamente negativa, avremmo detto televisiva) che priva il film di qualsiasi guizzo o sussulto degno di nota. In una sceneggiatura nel suo complesso efficace, tutto va, in fondo, esattamente come ci si aspetta: in questo, il carattere fin da subito borderline del personaggio interpretato dal regista finisce per rappresentare più un limite che altro. L’ambiguità che Edgerton sembra dapprima voler immettere nella storia (Gordon è solo un individuo “socialmente un po’ goffo”, come lo definisce la Robyn interpretata da Rebecca Hall, o è qualcosa di più pericoloso?) non risulta particolarmente efficace: ciò, proprio a causa del volto del personaggio, e del taglio che lo stesso regista, nell’interpretarlo, ha dato fin da subito alla sua recitazione. Così, tra qualche suggestione non approfondita (l’ossessione del personaggio di Jason Bateman per le scimmie) e un paio di sequenze-shock poco funzionali, il soggetto del film di Edgerton si avvia presto verso binari, in fondo, abbastanza risaputi. Un “nero” che nel complesso intrattiene, quindi, ma non fa quello che evidentemente era nei suoi intenti, ovvero scuotere e perturbare.

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Marco Minniti

 
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