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FOXCATCHER

 
Foxcatchеr_(film)
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Scheda
 

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Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4/ 5


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Pro


E’ uno studio sulla fragilità umana.

Contro


Inesorabile e inquietante lentezza del decadimento.


In breve

Mark (Channing Tatum) e Dave Schultz (Mark Ruffalo) sono due fratelli molto uniti fra loro, seppur completamente diversi caratterialmente, ma una cosa li accomuna la passione per la lotta libera tanto che li ha portati entrambi a vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi. Mark però nonostante i meriti e una cultura superiore, essendo laureato, vive all’ombra del fratello maggiore Dave sposato e con due figli. Non riesce a tagliare il cordone ombelicale con l’unico parente che ha e che cerca in tutti i modi di proteggerlo, così tira avanti allenandosi per prepararsi alle prossime Olimpiadi, cercando di far quadrare i conti senza grossi risultati. Un giorno però riceve la telefonata da parte del miliardario John E. du Pont, erede di una delle più importanti dinastie americane nate grazie agli investimenti nell’industria chimica, che sembra voler finanziare, sostenere e allenare la squadra di lotta libera degli Stati Uniti, il Team “Foxcatcher”, per le Olimpiadi del 1988, che si terranno a breve a Seoul. Mark non può far a meno di essere conquistato da John du Pont (Steve Carell) che si presenta come un patriota che vuole rilanciare il volto dell’America grazie al wrestling e così inizierà a crearsi fra loro il rapporto “Allenatore –Atleta”. Ma riuscirà du Pont a dimostrarsi un buon allenatore? Un uomo che cerca ancora il suo posto nel mondo spaziando dall’ornitologia alla filatelia, dalla filantropia alla lotta libera? Riuscirà Mark ad allenare la squadra olimpica e a conquistare una nuova medaglia?

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Posted 7 marzo 2015 by

 
Recensione completa
 
 

Il film è l’adattamento cinematografico dell’autobiografia scritta da Mark Schultz nel 2014 intitolata “Foxcatcher. Una storia vera di sport, sangue e follia”. La pellicola diretta e prodotta da Bennet Miller è un thriller ambientato nel mondo dello sport, in cui lo spettatore segue passo passo il declino spirituale e piscologico dei protagonisti accompagnato da un’atmosfera tesa e soffocante che sembra presagire l’inesorabile tragedia. Un thriller interpretato da tre bravissimi attori e che ha fatto guadagnare alla pellicola cinque nomination ai Premi Oscar 2015.

Curiosità: La pellicola negli Stati uniti è stata vietata ai minori di 17 anni se non accompagnati da un maggiorenne.

PRO

Il ritmo è lento composto di silenzi e dialoghi altrettanto lenti, il cui scopo è quello di accentuare la tensione,  la malinconia e la solitudine che attanaglia e lega Mark e John. Attraverso il paesaggio e la sceneggiatura infatti Miller cerca di ricreare e rappresentare sia lo spirito di queste due figure veri protagonisti della pellicola, sia il sentimento di impotenza e di “inettitudine” di Mark, sia quello squilibrato e sociopatico di du Pont. Entrambi cercano l’approvazione: Mark desidera essere apprezzato per i suoi sforzi dalle persone che gli sono intorno e cerca involontariamente una rivalsa sul fratello Dave,  John cerca di essere amato e apprezzato dall’algida madre. Ottima e intensa la recitazione di Channing Tatum, oltre che decisamente insolita, ma a fare il ruolo del “leone” in questo caso è il personaggio secondario di John du Pont, interpretato da un convincente e inquietante Steve Carell

CONTRO

Se da una parte il ritmo così lento aiuta e accentua la tensione latente della pellicola, dall’altra l’appesantisce e ne rende difficile la visione, inoltre la struttura è squilibrata. Miller mostra un interesse quasi “morboso” per la relazione Mark- John che assorbe buona parte della pellicola, quasi scantonando e rubando parecchi minuti alla seconda parte della storia, che si riduce a pochi istanti in cui la tragedia si compie. Vi è dunque uno sbilanciamento non indifferente che risalta subito all’occhio dello spettatore in maniera preponderante, segnato com’è dall’improvvisa “perdita” in scena  del protagonista Mark. Peccato che Mark Ruffalo sia relegato ad un ruolo decisamente marginale e non venga caratterizzata e analizzata meglio la sua figura.

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Federica Di Bartolo

 
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