non solo recensioni…

 
 


 
Da non perdere
 

PLANETARIUM

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
2.5/ 5


User Rating
no ratings yet

 

Pro


Interessante nei temi e nel punto di vista scelto per approcciarli, non privo di fascino (seppur solo a tratti) nella messa in scena.

Contro


Confuso e privo di centro, incerto sul tono da adottare, lezioso nelle scelte estetiche.


In breve

Parigi, fine anni ‘30. Kate e Laura Barlow sono due giovani medium americane, impegnate in una tournée mondiale in cui esibiscono al pubblico la loro capacità di comunicare coi defunti. Le loro doti provocano subito l’interesse del produttore cinematografico André Korben, che punta a risollevare le sorti della sua casa di produzione tramite un proposito ambizioso: impressionare su pellicola la presenza di uno spirito. Le due inizieranno così una travagliata collaborazione con Korben, che si scontrerà con i suoi riluttanti soci nella sua volontà di coinvolgere le sorelle nel suo nuovo progetto. Ma il complesso legame che il produttore instaura con le due donne, e la fragilità psicologica della più giovane di loro, Kate, metteranno presto in crisi il rapporto stabilitosi.

0
Posted 11 aprile 2017 by

 
Recensione completa
 
 

E’ curiosa l’uscita in contemporanea, nelle sale italiane, di due film entrambi incentrati sul tema dello spiritismo, e sulle ricadute psicologiche (ma concrete) della vera o presunta capacità da parte dei loro protagonisti di comunicare con l’aldilà. Personal Shopper, di Olivier Assayas, e questo Planetarium, opera terza della regista francese Rebecca Zlotowski, hanno anche in comune il legame di sangue al centro della storia (lì espresso nel ricercato contatto della protagonista col defunto fratello, qui nella simbiosi tra le due sorelle protagoniste), nonché la presenza di una star nel ruolo principale: Kristen Stewart nel film di Assayas, una Natalie Portman fresca reduce dall’affermazione di Jackie, di Pablo Larrain, qui.

Le analogie tra il film di Assayas e il dramma della Zlotowski, tuttavia, si fermano qui. Lo scopo della regista francese, infatti, sembra essere da una parte quello di indagare su un legame familiare che si nutre della particolare sensibilità (sovrannaturale o meno) mostrata dalle due protagoniste, dall’altra quello di imbastire una riflessione sul cinema come mezzo di riproduzione e/o alterazione della realtà tangibile, paragonandone le potenzialità a quelle di pratiche al confine della scienza positiva quali l’ipnosi e la trance. Sullo sfondo di un dramma che si nutre anche del suo contesto storico, i venti di guerra che gravano sul pianeta nel periodo preso in considerazione, nonché il confronto tra un “vecchio mondo” popolato di fantasmi, e una nazione ancora giovane, ma non per questo legittimata a dirsi innocente.

Trailer:

PRO

L’operazione tentata dalla Zlotowski, ovvero il parallelo tra il cinema come mezzo di riproduzione della realtà (nonché di svelamento di un suo livello più profondo) e lo spiritismo quale capacità di cogliere una realtà sottostante alla superficie delle cose, è sicuramente interessante. Oltre alle potenzialità di un soggetto così complesso e ambizioso, e al fascino intrinseco nel suo setting storico e geografico, va segnalata una certa eleganza nella messa in scena, che si integra con una buona cura nella ricostruzione scenografica della capitale francese negli anni ‘30 del Novecento. La scelta della sceneggiatura di non fornire risposte univoche sulle presunte facoltà delle due protagoniste, ma di incentrare piuttosto il racconto sulle implicazioni personali, psicologiche e sociali della loro attività, si muove certo nel segno di un ricercato equilibrio.

CONTRO

Partito con i migliori auspici, non privo di potenzialità nei suoi temi e nel punto di vista scelto per approcciarli, Planetarium si incarta presto in una narrazione confusa e priva di centro, e in una generale incertezza di tono. Se lo scopo della sceneggiatura sembrava essere dapprima quello di evidenziare il peculiare rapporto tra le due protagoniste, nonché la posizione di fragilità e dipendenza psicologica della più giovane, tale proposito sembra venir presto abbandonato, sostituito dalla poco convincente resa dell’ossessione psicologica del personaggio del produttore. Così, in un poutpourri di motivi e suggestioni maldestramente mescolati, nessuno dei quali viene adeguatamente approfondito dalla sceneggiatura, le potenzialità della storia affondano presto nella confusione, e in una certa leziosità di sguardo e costruzione estetica. Se la Portman cerca come può di caratterizzare un personaggio che difetta di una costruzione solida, e se la sua partner Lily-Rose Depp pare reclamare uno spazio che lo script rifiuta di fornirle, totalmente inutile si rivela il personaggio di Louis Garrel, forse inserito al solo scopo di utilizzare un nome noto (e spendibile) per il grande pubblico francese.

GALLERY

Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInPin on PinterestTweet about this on TwitterShare on Tumblr

Marco Minniti

 
Avatar of Marco Minniti


0 Commenti



Commenta per primo!


Risposte


(required)