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PATERSON

 
Regia
 
 
 
 
 


 
Soggetto
 
 
 
 
 


 
Sceneggiatura
 
 
 
 
 


 
Fotografia
 
 
 
 
 


 
Colonna sonora
 
 
 
 
 


 
Total Score
 
 
 
 
 
4.5/ 5


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Pro


Sguardo insieme essenziale e ricco, coerente con la poetica del regista, espressa qui con grande lucidità. Straordinari i due protagonisti.

Contro


Non ci sono reali difetti. Chi cerca il cinema narrativo più classico, ma anche certo vuoto manierismo indie, ne resti lontano.


In breve

Paterson fa il conducente di bus nella città che porta il suo stesso nome, nel New Jersey. La sua routine è sempre uguale a se stessa: la sveglia alle 6.15, la colazione, l’uscita per il lavoro, le poesie scritte nei ritagli di tempo e vergate sul suo blocco note, il ritorno a casa, la passeggiata col suo cane, la birra serale al bar. Paterson ama ed è riamato dalla sua compagna, Laura, la cui vita al contrario è una continua sorpresa: entusiasta e dal carattere esplosivo, Laura è una fucina di idee e di sogni. Nessuna sua giornata è uguale all’altra. Laura incoraggia Paterson a seguire il suo talento poetico, e a far leggere ad altri le sue poesie, ma lui sembra felice nel suo tranquillo anonimato. A sua volta, Paterson supporta la sua compagna nelle sue, sempre rinnovate, ambizioni creative.

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Posted 15 dicembre 2016 by

 
Recensione completa
 
 

Né troppo parco né troppo prolifico, forte di una produzione che in più di un trentennio ha seguito null’altro (e nulla di meno) che un’urgenza creativa sempre evidente nel suo cinema, Jim Jarmusch è tornato con Paterson ad esplorare il minimalismo della vita vissuta, la concretezza quotidiana e sempre cangiante della realtà urbana. L’afflato solenne e funereo di Solo gli amanti sopravvivono si stempera qui in una reiterazione di gesti, rassicurante ma sempre produttiva di suggestioni, che trova nelle diverse interpretazioni della vita di Paterson e Laura (due straordinari Adam Driver e Golshifteh Farahani, quest’ultima attrice iraniana già al lavoro con Mia Hansen-Love e Ridley Scott) la sua ideale composizione.

Paterson è film di opposizioni decise ma complementari, di bianchi e di neri (non a caso i colori preferiti del personaggio interpretato dalla Farahani) che riconoscono tranquillamente gli uni la necessità degli altri, di un lirismo e di una rilevanza poetica che provengono direttamente dall’esplorazione del quotidiano. Non è un caso che l’anonima città del New Jersey venga presentata come il luogo che ha visto nascere, o crescere, o alimentare, i talenti (trasversali) dei musicisti Sam & Dave, del pugile Robin “Hurricane” Carter, dell’attore Lou Costello e dell’anarchico Gaetano Bresci. Individui profondamente diversi, tutti stimolati nelle loro azioni dal contatto vivificatore con quella quotidianità piena e tranquilla che viene catturata magistralmente dalla macchina da presa di Jarmusch.

Le strade di Paterson contengono in sé, nel film, tutti gli elementi atti a stimolare lo sguardo lirico, insieme naturalista e fantastico, del poeta/autista interpretato da Driver. La sua reiterazione di gesti non è vuota routine, ma esistenza vivificatrice del quotidiano, il cui carattere minimale si completa con l’entusiasmo sempre rinnovato della sua compagna. Nella sua esplorazione circolare della loro settimana, contrappuntata dai versi scritti dall’uomo, Jarmusch sottolinea con immagini e dialoghi la piena necessità di entrambe le componenti.

Trailer:

PRO

Autore indipendente dalla carriera più che trentennale, capace di rifuggire tanto le sirene dello star system hollywoodiano, quanto il manierismo indie che negli ultimi decenni ha imperversato nei circuiti dell’art cinema americano, Jim Jarmusch aggiunge con Paterson un nuovo, fondamentale tassello alla sua filmografia. Come quello del suo alter ego interpretato da Adam Driver, il suo sguardo contemporaneamente si scarnifica e si fa più ricco, si bagna dell’esistenza minuta degli abitanti del piccolo centro urbano del New Jersey, delle loro chiacchiere che mescolano senza soluzione di continuità Gaetano Bresci con l’ultima conquista amorosa, raggiungendo contemporaneamente vette di inusitato lirismo. La capacità di guardare il quotidiano rinvenendo in esso sempre nuove suggestioni, declinata nei due mo(n)di complementari dei personaggi di Driver e della Farahani, è l’elemento che accomuna Jarmusch con i suoi personaggi, e questi ultimi con i poeti, più volte citati nel film, della cosiddetta scuola newyorkese. Coerentemente con questa impostazione, la regia di Jarmusch è insieme più ricca e più essenziale che in passato, più magnetica proprio in quanto priva di orpelli: nella materialità, colta con sguardo di disarmante limpidezza, della vita degli abitanti di Paterson, si rivela un mondo che è già in nuce poetico. La scansione temporale dell’esistenza della coppia, le impercettibili ma decisive variazioni della loro routine, i dialoghi insieme semplici e ricchi, uniti ai versi delle composizioni del protagonista, rivelano tutta la portata del discorso poetico del regista. Forse mai così nitido, e lucido, come oggi.

CONTRO

Nella sua coerenza poetica e stilistica, Paterson è un film che non presenta reali difetti. Si può solo ribadire l’ovvia considerazione per cui il film non sia adatto a chi cerchi un cinema classicamente narrativo, ma anche a chi si aspetti, da un film indipendente, uno shock visivo e un mood “di rottura” che Jarmusch semplicemente rifugge. Ci sentiamo di raccomandare (ma questo non è certo un difetto, quanto piuttosto un piccolo impegno supplementare richiesto) la visione del film in lingua originale, vista anche la sottotitolazione italiana realizzata con la supervisione dello stesso regista.

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Marco Minniti

 
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